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lunedì 22 giugno 2015

QUESTA MATTINA DAVANTI QUELLA TARGA HO PROVATO UN FORTE SDEGNO

commemorazione 22 giugno 1947

Cerimonia del 22 giugno 2014


Questa mattina, come da tanti anni ormai,davanti la targa che ricorda l'uccisione di Giuseppe Casarrubea e Vincenzo lo Iacono nei locali della Camera del Lavoro (che era anche sede del PCI) il 22 giugno del 1947,ha avuto luogo la cerimonia che rinnova alla coscienza dei cittadini quel gravissimo episodio che tolse la vita a due lavoratori menomandone irrimediabilmente anche altri come Leonardo Addamo ed Andrea Mazzurco.Come in tutte le altre occasioni presenti i responsabili della CGIL(Pino Gagliano é intervenuto ad apertura della cerimonia ed Enzo Campo l'ha conclusa),i familiari di Vincenzo Lo Iacono e gli interventi del Presidente del Consiglio comunale Filippo Aiello,della figlia di Nicolo' Azoti sindacalista di Baucina assassinato dalla Mafia,don Pino Geraci e Mons.Salvatore Salvia,il sindaco Lo Biundo.Devo ammettere d'avere riprovato un forte sdegno alle parole del sindaco di Partinico,lo stesso che avevo provato durante la cerimonia funebre nella chiesa-santuario di Pina Suriano e davanti il feretro di Giuseppe.In entrambe le circostanze veniva assunto l'impegno di assegnare delle stanze all'interno di Palazzo Ramo dentro cui collocare l'archivio storico che Giuseppe ha costruito in anni di dure e pazienti ricerche.Uno sdegno assolutamente giustificato che non é frutto di pregiudizio alcuno o di altri sentimenti ma dei fatti incontestabili che hanno visto Casarrubea buggerato per anni da un Sindaco che non ha mantenuto non solo la "parola" data ma l'impegno scritto assunto con la firma nel lontano 12 agosto del 2009 di un Protocollo d'Intesa e di cui riporto due significativi passaggi.Il primo: " In tal senso manifesta (il sindaco n.d.r) l'intendimento peraltro reso noto tramite i mezzi d'informazione, di assegnare all'Associazione "Non solo Portella" in quanto titolare dell'archivio, n.2 ambienti nel restaurando complesso monumentale del Palazzo Francesco Ramo,avendo la precisa consapevolezza  che operando in tal modo si renderà alla nostra città un grande apporto in termini storico-culturali e di crescita sociale e morale della collettività".Ed ancora:"Manifestando da subito l'impegno di dotare i predetti locali di attrezzature informatiche oltre che di arredi idonei allo scopo e di far fronte ad eventuali esigenze logistiche,di volta in volta concordate con le parti".
In sintesi Lo Biundo,con promesse mai mantenute,ha fatto trascorrere oltre 2000 giorni da quel famoso 12 agosto 2009 avendo il coraggio,oggi che Giuseppe non c'é piu',di manifestare ancora una volta una disponibilità che non ebbe mai fin che Giuseppe fu in vita.Con l'aggravante che  lo storico,convinto dell'impegno di Lo Biundo,accolse perfino l'invito a diventare suo consulente per le materie culturali.E a costo zero.Chi conosceva bene Giuseppe non puo' provare alcuna meraviglia di questa che poteva manifestarsi come una forma di sua compromissione perché giustificata dal fatto che per raggiungere uno scopo,in questo caso si trattava di uno scopo assai nobile,Giuseppe non valutava gli eventuali effetti negativi sulla sua reputazione di uomo di sinistra e di studioso.
Giuseppe scrisse nel suo Blog molti post su lo Biundo e sulla sua negativa azione amministrativa.Oggi vogliamo riproporre alla lettura quel che scrisse il 12 giugno del 2013 cioé alle porte della elezione del sindaco e del Consiglio.Lo dedichiamo sopratutto ai nostri giovani lettori per il suo significato profondo e per l'intimo disprezzo che nutriva nei confronti di simili amministratori.
Toti Costanzo 

Alcuni motivi per non votare Lo Biundo

Don Johson
Don Johson
Quello che mi fa paura è il vuoto. Non quello artificiale delle confezioni di prodotti alimentari o meno, che troviamo di solito al supermercato, ma il vuoto umano, che al momento non posso che definire così: lo sfilacciamento delle relazioni, lo stare insieme avendo come mediazione di fatto solo un tavolo, un piatto e qualcosa da mangiare e da bere. E chiacchiere. Non la condivisione dei valori ma l’istinto del ventre, e il pirlare del cervello. Pirlare. Il girare a vuoto, come facevano i meridionali quando emigrando al nord non capivano il dialetto dei settentrionali e giravano a vuoto senza venire a capo di ciò che volevano. Come succedeva allo ‘scanneddu’, quando, colpito dalla mazza nei giochi infantili di un tempo, roteava nell’aria, precipitando alla fine per forza di inerzia. O alla trottola, quando girava su se stessa, fermandosi alla fine più o meno al punto di partenza. Pensavo che pirla fosse un nome milanese, e invece lo Zingarelli mi dice che deriva probabilmente da pirlare, come fa la trottola. Una vera e propria assenza di comunicazione e di spinta propulsiva.
Molti candidati a sindaco hanno così inaugurato, senza saperlo, l’essere pirla non a Milano, ma in terra di Sicilia. La loro campagna elettorale è stata solo uno spreco senza prodotto. Con indecorose cene di autofinanziamento buone a racimolare consensi tra amici e parenti e i soliti pappagalli laudatores, buoni a ripetere sempre le stesse cose. Soprattutto ciò che i loro candidati non hanno. Cosa? Provate a dare un’occhiata alle pagine Facebook di qualche aspirante a fare il sindaco. Qui Beppe Grillo, del quale non condivido nulla, tranne questo che sto per dire, ha ragione: la rete non può mentire e quello che fai in questo luogo virtuale rimane immortalato nei secoli.
Così, con buona pace del candidato sindaco Lo Biundo, prototipo di una fenomenologia sociologica non ancora definita, ho conosciuto meglio in questi giorni di feste e di festini elettorali, il comportamento verbale e non verbale, di chi, avendo messo un cappello su una sedia, per segnalare che il posto è occupato, si inventa balle con il botto per resistere, inconsciamente, agli assalti nemici. Perché tali li vede, cioè ostili, non avversari, come nei film western all’italiana.
La migliore definizione del look del nostro Lo Biundo, ce la diede, l’anno scorso, involontariamente, Dweezil Zappa il figlio del grande Frank, quando avendolo incontrato al Municipio, a occhio e croce gli parve un tipo alla Miami Vice. Dweezil si può giustificare e capire, magari voleva fare un complimento, ritenendo il contesto serio e non teatrale. Non aveva capito che aveva davanti un tipo nel personaggio di Don Johson o di Philip Michael Thomas. E che, in quel momento, il nostro attore, a quel tipo ispirato, pensava di essere nei panni di James “Sonny” Crockett. E questo è un punto a suo sfavore perché chi amministra la cosa pubblica non può permettersi il lusso di mentire, di sentirsi al teatro o protagonista di un film, un attore. Specie se deve amministrare un paese mal ridotto come Partinico. E ridotto al disastro proprio per questo dato, la finzione.
Ne ho avuto conferma ad apertura di campagna elettorale. All’americana, al baglio Rakali, verso la fine di maggio. E’ seguito un manifesto elettorale. L’avete guardato bene? Se volete conoscere una persona guardatela negli occhi. Avete visto che quello sguardo non è rivolto a voi ma altrove? E’ una frazione di secondo, sembra che vi voglia guardare, ma immediatamente si rivolge altrove. Dove? E’ quello che non sapremo mai.
Ma dicevamo di Facebook. Chi ha dubbi vada a vedersi le pagine del nostro candidato, prima Udc e poi megafono di Crocetta. Ma neanche questo gli riesce bene, perché tra il governatore regionale e il nostro aspirante sindaco mi pare che ci sia un abisso. Non solo culturale. Il 3 giugno Caterina V. non ne può più e scrive: “Speriamo che il sindaco se diventerà di nuovo sindaco manterrà le promesse che ci ha fatto se no, saremo costretti a comprare delle tende e ad andarci ad appostare per tutto il periodo estivo davanti a casa sua e naturalmente usufruire del suo bagno, perché se non si aggiusta la fognatura, caro sindaco,  le faremo compagnia tutta l’estate”. E chiarisce: “Non è una minaccia, ma una promessa”.
Ma, Caterina, perché rischiare? Non è meglio che ti metti al sicuro e voti per uno che per professione o per serietà personale mi pare che non abbia intenzione di prendere per i fondelli le persone?
Ma la cronologia delle perline preelettorali del nostro aspirante alla poltrona di primo cittadino prosegue senza soste, come una macchina da guerra. Non gli bastano le truppe cammellate mosse alla conquista del palazzo. Aggiunge l’uso privato delle cose del comune nella sua pagina Facebook che nei giorni preelettorali diventa il bollettino municipale. Con la divulgazione delle informazioni del Comune di Partinico. Così sappiamo che si sarebbero installate 50 nuove panchine e 30 cestini portarifiuti. Una notizia da prima pagina, da non collocare tra le cose di ordinaria amministrazione.  E noi che siamo sempre curiosi ci chiediamo: e le vecchie panchine che fine hanno fatto? Sono andate a finire, dice il sindaco, negli spazi verdi. Ecco, adesso le idee le abbiamo più chiare: le nuove panchine sono al sole, le vecchie sotto gli alberi che l’assessore Pantaleo con grande acume e preveggenza ha tagliato tutti d’un colpo, tra il Monumento ai caduti e la piazza, per fare un favore preventivo a quelli che avrebbero potuto inciampare, percorrendo i marciapiedi. Se l’assessore alla cancellazione del verde si fosse semplicemente informato con qualche sindaco d’Italia, avrebbe potuto sapere come altrove hanno risolto il problema.
Ora, permettetemi di dire che questi fatti che si narrano anche sul taglio degli alberi di altre zone della nostra vetusta cittadina, non sono frutto dell’appartenenza a un partito. Fanno parte di un particolare ordine di “valori”. Per cui devo dire a Francesco che anche lui scrive sulla pagina Facebook del sindaco: – hai ragione nel dire che i partiti non esistono più. Ma il nostro problema di comuni cittadini, è che gli uomini non più organizzati in partiti si sono raggruppati in due grandi categorie: i creativi che producono e pensano prima di agire e gli inerti distruttivi, anche se iperattivi, che fanno solo danni e pensano dopo avere agito. Tutta qua la differenza marxiana della divisione classista della società.
Prendi ad esempio il motto del Lo Biundo-pensiero: “Continuità e stabilità per combattere la crisi”. Alzi la mano chi pensa che continuando a fare le corbellerie che ha fatto la nostra giunta amministrativa e assicurando ad essa la stabilità che non merita, si possa risolvere la grave crisi che attanaglia l’Italia, o, sia pure, il nostro misero comune. Ma ormai si sa. L’ignoranza e l’arroganza coincidono.
E per finire. Ci sono anche delle amenità nelle comunicazioni Facebook di Lo Biundo. Ma le avete lette? Solo ora il sindaco ce le svela. Ci sono soldi in arrivo da tutte le parti. Se il comune presenta i bandi per il Distretto turistico del Golfo di Castellammare riceverà quasi settecentomila euro. Per la “Zona franca urbana a Partinico” la Regione concluderà la ripartizione delle somme ai comuni ammessi. E noi ci chiediamo: il comune è stato ammesso? Non si capisce. E meno si capisce di questa “zona franca”. Non pagheremo più tasse? Sarà abolito l’euro dentro lo spazio urbano? Avremo carta bianca per fare quello che vogliamo?
Ad aggravare il quadro ci si infila anche la Policentro. L’appello del presidente della società che realizzerà il Partynico Shopping Village: “Le banche non concedono più prestiti”. E allora? – direbbe Crozza. Risposta: “Contribuite al centro commerciale”, recita un avviso nella pagina del sindaco. Lino Iemi, presidente del Policentro Daunia Spa, la società creata con lo scopo di realizzare il Partynico Shopping Village in contrada Margi, chiede aiuto ai siciliani.
E quanto dobbiamo versare liberamente per avere questa ennesima cattedrale nel deserto? Sappiamo solo che l’obiettivo è realizzare una struttura da 315 mila metri quadrati e avere mille posti di lavoro. Abbiamo capito. Mille posti non sono uno scherzo. Come quando Berlusconi promise un milione di posti di lavoro e in cinque anni abbiamo avuto cinque milioni di disoccupati in più.
Ma la notizia più sorprendente è un’altra, data con tempestività il 5 giugno dal bollettino comunale/Facebook di Lo Biundo. Cioè quattro giorni prima di andare a votare: sono stati aggiudicati i lavori in via Bachelet. E che c’è in via Bachelet?
Come succedeva ai tempi di Danilo Dolci, qui mancano rete idrica e fognature. Cose del Medioevo. Arriva uno che ha il cervello che gli funziona un tantino e dice: caro sindaco, lei ha amministrato il Comune per tanti anni, è possibile che nel XXI secolo dobbiamo ancora sentirci ai tempi di Andreuccio da Perugia, “cozzone di cavalli”, che si alzò un brutto giorno dal letto e messisi cinquecento fiorini d’oro in tasca si recò al mercato dei cavalli, a Napolì? Tutti sappiamo che fine fece. Tornò a casa senza un rubino e dopo che fu fatto precipitare in una fogna. Per carità di Dio! Ma quanto deve durare la continuità?
Giuseppe Casarrubea

giovedì 11 giugno 2015

GIUSEPPE E SIMONE.DUE VITE PARALLELE


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Riflettevo sulla casualità e sul misterioso intreccio delle vite che hanno inizio in tempi,luoghi  e situazioni diverse ma che intersecandosi,danno vita a percorsi comuni non sempre volutamente ricercati e che a volte,per ragioni a noi incomprensibili,si concludono nello stesso tempo e nello stesso luogo .
Giuseppe “Pino” Casarrubea era nato nel marzo 1946 a Partinico.Il padre veniva barbaramente assassinato all’interno della Camera del Lavoro,che era anche sede del PCI,quando lui aveva appena quindici mesi il 22  giugno dell’anno 1947 ad appena 53 giorni dall’eccidio di Portella delle Ginestre.La madre rimasta sola con questo figlio,ritenne di costruirgli un futuro facendolo ospitare dai padri Benedettini nel Convento di S. Martino delle Scale che domina la città di Monreale.Giuseppe prima consegui' il diploma magistrale poi prese la laurea avendo anche l’opportunità di collaborare con Danilo Dolci e,ottenuto un incarico di insegnante inizialmente al “nord”, ritorno' a Partinico dove divenne, infine,dirigente concludendo la sua vita scolastica al “Grassi Privitera”.La sua formazione,come a volte paradossalmente capita a quanti hanno vissuto all’interno dei “collegi” religiosi lo porto' ,poi, ad una formazione impregnata di forte laicismo anche se la religiosità,se non nei riti ma nei suoi profondi valori,resta indelebile dentro ciascuno di noi che abbiamo vissuto infanzia ed adolescenza nei nostri oratori parrocchiali .Ovviamente non poteva che militare nel PCI,il Partito di suo padre,e a quel Partito dare anche contributi di solidarietà come con la candidatura al Consiglio comunale nel  1975  e, con la fine di quel Partito trasformatosi in parte maggioritaria in DS,ne fu candidato alla Camera dei Deputati.Nel 2000 accolse l’invito a guidare una coalizione progressista e di sinistra candidandosi a sindaco della nostra città.Volle che della sua Giunta ne facessi parte.Ma in quella occasione Partinico allo storico Casarrubea preferì il dipendente Telecom Giuseppe Giordano e la sua coalizione di centro destra.Una quasi costante nella vita politica ed amministrativa della nostra città.Martedì  lo abbiamo salutato per l’ultima volta nella chiesa-santuario della Beata Pina Suriano,avendolo apprezzato quale ricercatore e studioso che volle con caparbietà capire,innanzitutto, le ragioni di quel che era accaduto in quel tardi pomeriggio del 22 giugno del 1947.
Simone Giacopelli era nato appena due anni dopo,nel 1948,a Grisi’  frazione della città di Monreale dalla quale dista alcune decine di chilometri mentre é assai vicina alla nostra.I paradossi della formazione del nostro  territorio e dei suoi confini ereditati  dalle immense proprietà che furono di una chiesa ricca,potente e molto spesso braccio attivo ed operativo del peggiore potere politico.Una chiesa,quella di Monreale impregnata di profondo anticomunismo ,al centro di misteri come fu nella uccisione del bandito Giuliano.Si disse che Turiddu fosse stato ucciso a Villa Carolina nei pressi di Pioppo e in uso all’arcidiocesi e da li’ il cadavere  trasportato a Castelvetrano dove fu inscenato il famoso conflitto a fuoco per giustificarne l’esecuzione per mano del cugino Pisciotta. Una pagina non ancora liberata da tutte le ambiguità,scorie ed orpelli che non pone nella giusta e definitiva  luce la vicenda  storica che vide il bandito di volta in volta “eroe” che toglieva ai ricchi per dare ai poveri o crudele omicida e cinico trucidatore senza pietà perfino di un ragazzino da lui barbaramente assassinato a Montelepre.Un pezzo di una storia che ci appartiene ma che ancora resta avvolta,per alcuni particolari importanti,nel mistero.Per fortuna, di quella chiesa, oggi a Monreale e nella nostra città resta ben poco.
Anche Simone studio’,sicuramente negli stessi anni con Giuseppe nel monastero dei Benedettini di S. Martino delle Scale ed anche lui,pero’,fuori da quelle mura scelse un’altra fede,quella nel Comunismo che vuole gli uomini tutti eguali,né ricchi né poveri, con gli stessi diritti e doveri,senza potenti e soverchiatori.Eguali e basta.Certo,una società utopica che pero’ resta nel cuore di chi aborrisce le ingiustizie,vuole che gli ultimi abbiamo soprattutto diritto al lavoro,alla scuola,alla salute e alla casa.E Simone si batté sempre per questo.Fuori da San Martino delle Scale studio’ per diventare un chimico.E con questa qualifica fu assunto presso la distilleria Bertolino ma in quella industria,che con il silenzio e l’accondiscendenza al potente gli avrebbe concesso tranquillità economica e sociale per tutta la vita,preferi’ seguire la sua natura di uomo libero e contro la violenza dell’economia che sopraffà l’ambiente e la salute.E si ribello’ come riteneva suo dovere morale, prima che politico,pagandone lui e la sua famiglia un prezzo assai pesante.Seppur  cresciuto nell’ambiente ovattato e protetto di un collegio religioso,per la sua dipartita volle funerali laici che domenica scorsa sono stati celebrati davanti il Circolo “Peppino Impastato”del Partito della Rifondazione Comunista che lui ,insieme ad Ottavio Puleo,Gaspare Mansella ed altri altri compagni,fondo’ dopo la fine del PCI. Simone fu sempre un militante delle formazioni cosidette extraparlamentari,a sinistra del PCI,e durante la sua vita ha voluto marcare la sua intransigenza morale nei confronti del “potere politico”,qualunque questo fosse.Cio’ lo metteva al riparo,sicuramente,dall’essere parte del “ceto”,anche della sinistra nella quale militava,ma lo avvicinava sempre di piu’ agli umili,agli ultimi della nostra città che lo trovarono al loro fianco in ogni circostanza,per qualunque bisogno.La sua religiosità la esplicitò costruendo Presepi originali e ovviamente assai diversi dai tradizionali  con la collaborazione di Nanni Noto e nella piazzetta della Pescheria e nella sede del Circolo di Rifondazione in Corso dei Mille.Anche lui,come ogni disciplinato militante,fu candidato al Consiglio comunale e nel 1987 alla Camera dei Deputati nella Lista di Democrazia Proletaria.
Dunque Giuseppe e Simone vissero due vite sicuramente,profondamente diverse ma parallele.Diversi per storia personale,età,percorsi di vita e di lavoro.Giuseppe schivo, riservato,uomo di studi e di ricerca.Un intellettuale. Simone,sanguigno,estroverso,determinato.Un vero capopolo.Due personalità diverse ma entrambi immersi,seppur in maniera differente,nella storia del Comunismo partinicese. Se ne sono andati a distanza di poche ore l’uno dall’altro come per un appuntamento non dato ma segnato dal destino.E la nostra città,il suo pensiero e la sua azione laica ed egualitaria hanno perso cio' che assai difficilmente si potrà riproporre.

Toti Costanzo