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martedì 30 marzo 2010

MA SU QUALI LIBRI HA STUDIATO SALVATORE LO BIUNDO IN ARTE "SALVO"?


Se voi non credete a quello che sto scrivendo non dovete fare altro che sintonizzarvi sul notiziario di Tele Jato di oggi 30 marzo 2010 e poi ,se lo volete, mi fate sapere la vostra autorevole opinione . Dunque, il servizio di Maniaci si riferiva ad una riunione che ieri ha avuto luogo per ridiscutere sempre della questione della raccolta e smaltimento dei rifiuti nei nostri Comuni . All’incontro, come è ormai consuetudine, presenti sempre le stesse facce e cioè i Sindaci dell’ATO PA1 con le relative code. Quello di Terrasini, ad esempio , si accompagna giustamente all’Assessore all’Ambiente ma è costretto ormai a portarsi sempre appresso l’ex consigliere Puccio che dopo il pianto liberatorio che lo vide dimissionario ma non votare contro la sfiducia a Consiglio (lui che quella mozione aveva provocato con le sue continue, violente catilinarie contro Mimmo ) quale premio di consolazione, ebbe affidato l’incarico di accompagnatore ufficiale del Sindaco nelle occasioni d'incontro con l’avvocato Palazzolo e i suoi collaboratori. E in quegli incontri, quasi sempre, si discute di discarica, trituratore, soldi, ordinanze del Sindaco di Partinico novello donchisciotte, novello crociato ,novello difensore del sacro Graal in quanto ogni giorno , a suo dire, è costretto a combattere contro tutto e tutti: burocrazia, Prefetto, Interlandi varie, Presidente della Provincia e perfino i comunisti . Lui , sempre da solo (l’Assessore Nardo scacau come quando le galline non producone più uova) o, al più, con lo sporadico ausilio una tantum di Giovanni l’Assessore tuttofare ormai sempre in tandem con 'Ntrea ora inteso "no comment",che si guarda bene dall’assecondarlo per tante e tante ragioni . E lui affidandosi al suo coraggio e alla sua abnegazione non solo ci “mette la faccia” come suole sempre dire a pié sospinto ,"ma questo lo devono sapere tutti" che se sulla questione dei rifiuti dovesse pagare non paga il Sindaco ma Salvatore Lo Biundo inteso Salvo eletto per volontà del popolo ma soprattutto di dio il quale, però, gli comparve avendo assunto le sembianze dello iemi durante una notte tempestosa dell’inverno 2007 e gli disse. “ Salvo ,preparati. E’ arrivato il tuo giorno .Devi scendere in campo per salvare il tuo popolo .Te lo chiedo io ma soprattutto te lo chiedono quelli che hanno investito ai Margi , i tanti amici cui devi affidare gli incarichi professionali,coloro che aspettano il tuo “occhei” per sopraelevare, allargare il frontale della vendita di bevande e intrugli, occupare con le merci non solo i marciapiedi ma anche le carreggiate e se poi non basta ci mettono pure i “dayli” quale area sopraelevata di superficie aggiuntiva per la vendita di cacocciuli, cucuzzi e ramurazzi, quelli che si appropriano di interi pezzi di vie interne all’abitato per dare sfogo alla loro creatività artigianale . E poi ci sono tanti tuoi colleghi di lavoro che aspettano la tua venuta come quella del messia perché , finalmente, per onorare quei quattro soldi che percepiscono dal Comune quando arriverai tu ancora bbonu ca ‘a matina firmano e poi sinni vannu e cù voli a ddiu su prea. Altro che occuparsi di verde, impianti sportivi, manutenzioni ,pulizie dell’ambiente e altre amenità” .Per fare quei lavori qualche fesso si trova pure dentro il Comune E ,poi, aggiunse: “Hai anche con te tutte le quinte ,seste e perfino settime file di tanti della prima repubblica e insieme a loro un’orda vorace di arrampicatori, semprevolenti, spasimatori, palcoscenicanti,recitatori, genuflessori, signorsi’. E poi ci sarà Bartolo che essendo un puledro di razza scalpita, sbuffa , nitrisce ed è pronto per la lunga corsa che, lui pensa, gli darà gloria anche se accompagnata da una quinquennale continua, incessante, sinfonia anche se di figurate ,sonore pernacchie “
Dunque Salvatore Lo Biundo in arte “Salvo” al microfono di Pinuzzu disse ieri pomeriggio testualmente: “La raccolta differenziata, dal mio punto di vista, non fa risparmiare anzi i costi aumentano. Si risparmia solo se si affida il servizio a ditte esterne”. Per rendermi conto se avevo sentito bene fui costretto a risentire il notiziario altre due volte . Si, aveva detto esattamente quelle cose li’. Mi precipitai a rispolverare la tesi di laurea di mio figlio Gaetano dal titolo : ”RSU: RACCOLTA DIFFERENZIATA E SMALTIMENTO. TECNOLOGIE ED ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO NEI COMUNI DEL GOLFO DI CASTELLAMMARE” Una tesi sperimentale elaborata attraverso la raccolta di dati in tutto il nostro territorio Trovai in quel lavoro quel che gli studiosi di tutto il mondo,ovviamente, sostengono e cioè che ad esempio, se si riuscisse a raggiungere una quota alta di raccolta differenziata , attraverso il riciclaggio, produrrebbe non solo sensibile abbattimento dei costi ed un minore ricorso alla discarica e all’incenerimento ma anche la creazione di tanti posti di lavoro . Non contento andai a rileggere una recente relazione del dott. Gioacchino Genchi famoso funzionario dell’Assessorato regionale del territorio e ambiente che abbiamo conosciuto anche come Assessore del Comune di Partinico oltre che eccellente chimico ed esperto del settore dei fumi della Bertolino .In un recente Convegno organizzato dal mio Partito a Palermo ci spiegava esattamente quello che sanno ora anche i bambini di tutto il mondo e cioè che attraverso la raccolta differenziata si realizza efficacia, efficienza, economicità. Non contento navigai a lungo su internet alla ricerca di conforto. Alla fine di questo intellettualistico tour mi sembrò giusto chiedere a me stesso : “Ma su quali libri ha studiato Salvatore Lo Biundo in arte “Salvo”?
Toti Costanzo

domenica 28 marzo 2010

NOI " I PARTINICESI" LORO " I PARTINICOTI"




Domani il Consiglio comunale di Partinico dovrà affrontare la discussione sul Regolamento di gestione della Cantina Borbonica. Una questione assai delicata dal punto di vista non solo politico ma soprattutto culturale e la votazione finale ci dirà “dove è arrivata la nostra città” e dove la vorrà, eventualmente, ancora portare una sua parte politica oggi rappresentata dall’attuale Sindaco e dall’insieme dei suoi sodali . Noi non ci facciamo illusioni sebbene sappiamo che non sono pochi i consiglieri che intendono opporsi a questo processo per tentare, dicendo no ad alcune parti di questo Regolamento, di fermare una deriva culturale ed anche sociale che è stata crudamente rappresentata dal recente e noto articolo del Corriere della Sera a firma dei giornalisti Stella e Rizzo. Una deriva , con riferimento al regolamento della Cantina, cui ci siamo subito opposti (era il mese di Luglio dello scorso anno) costruendo un Comitato con personalità di prestigio della nostra città con il solo, legittimo scopo di difendere non solo l’identità della Real Cantina ma soprattutto la dignità e la storia migliore di una comunità che nella sua parte più ragionevole è sconvolta dall’idea che quel bene possa essere snaturato, diventare anche bivacco oltre che ,come per tante altre cose,oggetto di scambio. Ciò che lascia sconcertati è non certo il ruolo di Lo Biundo e compagnia la cui storia politica e culturale é nota( una storia nata e cresciuta in un quartiere che ha dato anche vita alla mafia sanguinaria dei Vitale e ad una manovalanza interessata ai processi politici da cui trarre vantaggio) ma l’avere constatato come l‘assessore Parrino -il quale “dovrebbe” a suo dire avere una storia assai diversa da Lo Biundo e da tanti altri suoi colleghi consiglieri e amministratori - piuttosto che fare da freno ed essere elemento di compensazione,di equilibrio ha scelto ,per ragioni di sola opportunità ,di passare alla storia di questa città nel ruolo di affossatore di un progetto politico-culturale che parti’ dagli anni ’70 col Centro studi e ricerche per arrivare fino a Gigia Cannizzo che da Sindaco quel bene salvò dall’ignominia dell’abbandono e del degrado. E rileggendo un volumetto pubblicato nel 1932 dal dott. Michele Gulino dal titolo “Partinico e la rivoluzione dell’800 “ pensavo come nel nostro passato ci siano stati i Borboni che costruirono la Cantina ma anche quelli che sconfitti a Calatafimi passarono il 16 maggio del 1860 per la città distruggendo e saccheggiando.E poi,però, vi furono alcuni partinicesi veri rivoluzionari quali l’abate Vito Ragona , Ercole Scalia ,i fratelli Giani’ tanto per citarne alcuni, che parteciparono ai moti rivoluzionari lottando da patrioti contro gli stessi Borboni . Ma insieme ai rivoluzionari ,nel contempo, ci furono alcuni “partinicoti” che si distinsero per ferocia e crudeltà uccidendo,squartando e bruciando i corpi di quei soldati borbonici che ebbero, quel giorno, la ventura di finire nelle loro mani durante la ritirata a Palermo. Penso,parafrasando, che tanti di noi oggi difendono la Cantina e svolgono ,sicuramente, un’azione culturale rivoluzionaria alla stregua del partinicese abate Ragona e degli altri patrioti mentre altri partinicoti ,quali Lo Biundo, Parrino e compagnia usano nella gestione della cosa pubblica la stessa figurativa “ferocia” di quegli altri borboni e di quegli altri nostri concittadini che della vita umana ebbero quella raccapricciante considerazione tramandata a noi dalla storia.
Oggi il “potere” non uccide più ma “scambia” , non violenta più ma “condiziona le coscienze “ , non insegue ma “convince” , non usa più l’arma della cultura quale elemento di elevazione ma la immiserisce con la distribuzione di prebende e promesse in un vortice quotidiano che si conclude la sera accendendo fuochi e danzando macabramente attorno al cadavere della nostra Partinico come fecero quei partinicoti nostri antenati. E ogni giorno Lo Biundo e i suoi “squartano” pezzi di città, ne barattano parti con altri poteri ,costruiscono schiere di questuanti,godono del loro status non rendendosi conto della lenta ma inesorabile agonia cui hanno portato la città convinti che, raschiare ancora si può . Dove è arrivata la nostra città e dove potrà ancora arrivare? Lo vedremo anche domani sera quando in Consiglio i partinicesi si confronteranno con i partinicoti .
Toti Costanzo

giovedì 25 marzo 2010

"CHI TACE E' COMPLICE DEGLI ASSASSINI"

Sono trascorsi quarant’anni – era il 25 marzo del 1970 - da quel pomeriggio che è rimasto fortemente impresso nella mia memoria e, sono certo, in quella di coloro che vissero quella straordinaria esperienza umana che solo Danilo era capace di costruire. Allora non avemmo chiaro quel che stava accadendo se non la sensazione immediata di “sentire” la voce di Danilo ferma ma autorevole, serena ma nello stesso tempo determinata che, attraverso la radio, entrava nelle case del quartiere di S. Gioacchino che io e il maestro Nino Cinquemani attraversammo in lungo e in largo invitando i cittadini a sintonizzarsi su quella frequenza anomala. Una voce che denunciava con coraggio civile quel che stava accadendo nella Valle del Belice sconvolta dal terremoto due anni prima e che lo Stato, di fatto, per quel che riguardava la ricostruzione aveva abbandonato al suo destino. I “poveri cristi” venivano abbandonati, lasciati alle loro sofferenze ed anche umiliazioni mentre tanti morti, ancora sotto le macerie, aspettavano d’avere una sepoltura e i vivi chiedevano d’avere una risposta da parte dello Stato che fosse di perpetua, razionale, solidarietà e non di verbale consolazione. Davanti a noi scorrevano, in quel tardo pomeriggio di una primavera che stava piacevolmente invadendoci, attraverso il suo appello, le immagini di quei giorni che due anni prima tanti di noi abbiamo vissuto per esserci precipitati lì a portare la nostra attiva, immediata, utile solidarietà. Le immagini spettrali della città di Gibellina rasa al suolo, e poi le altre dove ancora resistevano mucchi enormi di macerie così come è avvenuto per la città di Aquila, non ci hanno mai abbandonato. Noi, la nostra generazione, ha vissuto direttamente quei giorni che sconvolsero la nostra terra. La terra di una Sicilia “ballarina” fatta di giorni di paura, di un futuro davanti a noi pieno di incognite, terrorizzati dall’idea d’essere schiacciati in un giorno qualsiasi, in un’ora qualsiasi da un improvviso, imprevedibile sussulto della terra. Paura che ci costrinse a vivere per tanti giorni fuori dalle nostre abitazioni e dentro rifugi di fortuna ma ringraziando Dio che ci aveva risparmiati anche se non potevano non pensare agli oltre mille morti della Valle che chiedevano, ancora dopo due anni, giustizia. SOS, SOS diceva Danilo alla radio quel pomeriggio ."SOS, SOS, quì parlano i poveri cristi della Sicilia Occidentale, attraverso la radio della nuova resistenza. SOS, SOS, siciliani, italiani, uomini di tutto il mondo, ascoltate: si sta compiendo un delitto di enorme gravità, assurdo: si lascia spegnere una intera popolazione. La popolazione delle Valli del Belice, dello Jato e del Carboi…..”

All’imbrunire irruppe la Polizia in assetto antisommossa. Noi sostavamo nella piazzetta adiacente la sede del Centro studi e Iniziative nel Palazzo Scalia. Con violenza inaudita scardinarono il portone, salirono le scale ed irruppero dentro la sala dove Danilo, Pino Lombardo e Franco Alasia avevano installato il trasmettitore ed i microfoni. Li trascinarono fuori ma accompagnati dagli applausi di una piccola folla che intanto si era creata a sostegno dell’iniziativa. A Palermo, ci fu detto, furono interrogati e poi rilasciati anche se denunciati “a piede libero” in attesa di un eventuale processo. La stampa nazionale ed anche internazionale riportò, il giorno dopo, la notizia sulle prime pagine. E’ ormai “storia” che l’iniziativa di Danilo fu concordata anche col Segretario generale del PCI, Luigi Longo, e la collaborazione di Lucio Lombardo Radice insigne matematico e membro della Direzione nazionale del Partito non perché Danilo fosse comunista ma perché quel Partito era l'unico che sosteneva la fine del monopolio dell'informazione via etere nelle mani del Governo dei democristiani. Si trattava di porre all’attenzione dell’opinione pubblica, ed attraverso una forte azione provocatoria, non solo le condizioni di vita dei terremotati e delle popolazioni siciliane - "chi tace, scriveva sui muri Danilo, é complice degli assassini" - ma il diritto all’etere quale mezzo attraverso il quale consentire a tutti di potere manifestare, di diffondere il proprio "punto di vista", il bisogno d’informare che non fosse di parte, pilotato e controllato. Una sconfitta, dunque, non solo per uno Stato ancora allora monopolista e che occupava con la RAI l'etere, ma una battaglia politica portata dentro il Parlamento e che, di lì a poco, permise alla Corte Costituzionale di rendere libero l’etere e disponibile a quanti ne avessero necessità e diritto. Da lì nascono le radio libere e poi anche le TV locali. Una vera e propria rivoluzione che soltanto un uomo come Danilo poteva inventare. Ed “Inventare il futuro”, non dimentichiamolo, è uno dei tanti capolavori di Danilo Dolci scritto appena due anni dopo quel memorabile, indimenticabile, storico pomeriggio .

Toti Costanzo

lunedì 22 marzo 2010

IL CORRIERE DELLA SERA ,LO BIUNDO E NOI

Il 21 marzo è ormai una data significativa perchè è quella che celebra il ricordo delle 900 vittime della mafia i cui nomi vengono citati uno per uno durante la manifestazione che ogni anno l’Associazione “Libera” di don Ciotti organizza sempre in una città diversa. Quest’anno, alla presenza di centocinquantamila manifestanti a Milano, riecheggiarono in quella piazza e come negli anni precedenti anche i nomi dei nostri compagni Giuseppe Casarrubea,Vincenzo Lo Iacono e Michelangelo Salvia che furono coloro che per volontà di Mommo Li Causi, ed insieme a Nardo Addamo, Nino Cinquemani, Turiddu Termine ed altri, avevano già dato vita nel 1944, alla Camera del Lavoro di Partinico. Approfitto di questa occasione per dire che, tuttavia, vi è la necessità storica di scavare ancora a fondo nella storia del nostro immediato dopoguerra partinicese per dare una chiave di lettura ad alcuni assassini di lavoratori innocenti e dimenticati che furono vittime di una violenza che seppur non mafiosa, con la mafia aveva rapporti e correlazione. Così come ne ebbero con la banda Giuliano di cui poco si sa, almeno per quel che riguarda alcun spezzoni di questa banda che operarono indisturbati e fuori da qualunque controllo nelle nostre contrade, seminando vittime, sequestrando, estorcendo, terrorizzando. Una pagina di storia ancora buia su cui va fatta luce se non altro per capire il contesto in cui nasceva “una certa politica” che poi avrebbe operato ininterrottamente per oltre un cinquantennio.
Dunque il 21 marzo è una data importante e allora i comunisti di Partinico non potevano non celebrarla se non con una iniziativa assai significativa e carica di contenuti: l’inaugurazione, nella sede di via Baida 12 , dello SPORTELLO DEL CITTADINO che è anche PATRONATO cioè strumento a servizio della collettività per i suoi molteplici bisogni (burocrazia, malasanità, vessazioni, tasse esose, diritti, etc. ) ma vuole essere anche SINDACATO nel senso più antico e nobile del suo significato e cioè luogo dove possono nascere e crescere le lotte a difesa degli interessi dei lavoratori. Una cosa non facile in una società disgregata, frammentata, disillusa, mortificata come è quella che abbiamo davanti a noi e con una “politica” che ha perso il senso del “collettivo” per soddisfare piccoli, meschine quotidiane esigenze lasciandosi dietro le spalle macerie se non economiche sicuramente culturali ed anche morali. Una città nelle mani del “niente” che fa scrivere a Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, fra le tantissime verità, sul più grande quotidiano del nostro Paese, Il Corriere della Sera di Sabato 20 c.m.: ”Più ancora che il fetore della Bertolino e di certi ricorsi antichi (il massacro dei Borboni in fuga dopo Calatafimi n.d.r.), però, toglie il fiato in questa terra bellissima e disperata a una mezz’ora di macchina da Palermo,la sensazione di una sconfitta storica. Quella legata ad un grande sognatore triestino che era riuscito a fare di Partinico una specie di laboratorio dove per anni bruciò la fiammella della speranza,forse ingenua forse naif, illusoria di un riscatto della provincia palermitana, della Sicilia, del Mezzogiorno”.
Come non dare ragione ai due autorevoli giornalisti che seppur moderati ed espressione di un giornalismo al servizio di una borghesia illuminata, tuttavia non hanno nulla da spartire con il caudillo arringa popolo e meno che mai con “un Sindaco per caso” tratteggiato nella sua negativa essenzialità il quale l’unica cosa che riesce a fare è quella di trasferire, ad ogni piè sospinto, le sue responsabilità su quelle dei predecessori. Un piagnucolante di professione che vuole fare il Sindaco a qualunque costo perché cumannari é megghiu chi futtiri ma che è, nel contempo, nella incapacità di guidare processi politico-amministrativi così complessi da far tremare i polsi anche ai più navigati e spregiudicati amministratori della prima repubblica. Lo Biundo vuole governare ad ogni costo questa città carica di storia ed é anche nel suo diritto. Ma di questa città lui non ha alcuna memoria - e non solo per la sua età- in quanto è soltanto capace di ipotizzare, insieme alla sua corte di ossequiosi peduncoli, un ruolo da dare ai pochi ma prestigiosi beni monumentali salvatisi dalla furia devastatrice degli speculatori vinaioli al servizio della mafia e di una parte notevole della democrazia cristiana, che è quello di trasformarli in ricettacolo per nuovi banchettatori plebei. Nuovi ricchi porta voti e soldi utili alla crescita di un sistema umiliante che mortifica anche la memoria di quanti intesero riscattare la nostra terra dall’efferatezza dei vecchi banditi così come come dei nuovi. Tra questi la memoria di Turiddu Termine il cui ritratto è affisso nella sede dello Sportello del Cittadino quale filo di collegamento tra noi ed una storia sindacale esaltante anche se fatta di sacrifici, di rinunce, di umiliazioni per i lavoratori. Ed anche di morti. Noi abbiamo il dovere non solo di conservare la memoria di questi nostri compagni ma di proseguire in un cammino assai difficile ma esaltante ed affidarlo a tanti giovani che non intendono piegarsi alle logiche perverse del berlusconismo né ai voleri dei nuovi ricchi e dei nuovi potentucoli locali. Ieri 21 marzo 2010 Turiddu Termine e tanti compagni di lotta, sono certo, saranno stati contenti di vedere riprendere il cammino tenendo ancora nelle mani quella bandiera ideale che li accompagnò durante tutta la loro vita.
Toti Costanzo

giovedì 18 marzo 2010

SURCI CU LA CURA LONGA



Devo ammettere che tutte le volte che mi capita di ascoltare le esilaranti interviste ( come quella di ieri )che Pino Maniaci fa al Sindaco di Partinico, riesco a restare sconvolto dalle sconvolgenti dichiarazioni che rilascia il giovane( senza offesa!) Lo Biundo. Lo Biundo è , a modesto parere di autorevoli esponenti della politica locale , un giovane politicamente cosi’ “infantile” che più infantile non si può. Ovviamente sono tanti , al contrario, coloro i quali contestano questo giudizio perché affermano che il Sindaco sarà anche infantile e giovane ma già “ avi ‘a cura longa quantu chidda dun surci “ nel senso che della vecchia politica (chidda propriu fraricia) ha ereditato tutto. Tradotto significa una capacità smaliziata di amministrare al punto da fare impallidire tanti vecchi tromboni della prima repubblica sul piano della capacità clientelare . E qui’ a citare fatti ed avvenimenti a tinchité ,e che non elenchiamo tutti perché noi l’abbiamo già fatto nell’ultimo numero di Sala Rossa : trucchi e trucchitti vari per affidare beni comunali (immobili, aree pubbliche , impianti sportivi e via di seguito) a clienti del passato e clienti del futuro . A proposito non sarebbe male se si potesse capire questa società cui è stato affidato per 10 ANNI (dicasi dieci) l’impianto sportivo della 3° zona PEEP ,il “ Ninni Cassarà” , quando è stata costituita e da chi,chi sono i soci,se è vero che sarà trasformato in un complesso con tanto di bar, panineria, pub, musica e divertimento ovviamente dietro corrispettivo pecunario ?Una vera e propria attività economica del tipo "Cantina" .E’ vero ,oppure no, che la pratica del tennis rappresenterebbe soltanto l’espediente per potere realizzare tutto il resto ? Una specie, cioè, di cavallo di Troia? D’altronde qualcosa di simile non è già stato anticipato nell’annesso impianto di pattinaggio al lato est del pallone tensostatico in barba ad ogni legge ? Il professore D’Orio, ad esempio, potrebbe dare all’opinione pubblica più precisi ragguagli su tali vicende che, si presume, siano di sua competenza ? E il personale comunale assunto con tanto di progetto finalizzato alla gestione e custodia degli impianti sportivi che fine ha fatto?Qualcuno potrebbe ,come si fa per il prodotti alimentari ,evidenziare “la tracciabilità” del loro percorso lavorativo? L’Assessore regionale ,signora Chinnici, magistrato e figlia di un eroe massacrato dalla mafia non ha niente da dirci a proposito dell'uso spregiudicato che del personale si fa dentro il Comune di Partinico? Ha bisogno di qualche dossier per inviare una ispezione e capire come vengono utilizzati ed anche "usati" i dipendenti comunali ? Ora, l’elenco degli interrogativi potrebbe continuare senza fine cosi’ come recitano le parole della canzone del compagno onorevole Gino Paoli : “ Senza fine tu trascini la nostra vita…non hai ieri non hai domani,tutto ormai è nelle tue mani ,mani grandi senza fine….” Ma non solo nelle mani di Lo Biundo ma sopratutto del suo “giro”.
Ma ritorniamo all’intervista. Sulla vicenda del doppio documento dell’UDC pervenuto nelle mani di Maniaci e in cui ”qualcuno” infantilmente cancellò una firma per sostituirla con quella dell’on. Antinoro che , cosi’, lo accreditava ancora quale commissario straordinario della locale sezione dello scudo crociato quando tutti sapevano che il suo incarico durò lo spazio di un mattino ,Lo Biundo cercò di svicolare appellandosi alla sua serietà che sebbene giovane poteva dare punti ai “vecchi” della politica . E qui’ non si comprese bene quali fossero i soggetti cui faceva riferimento e devo dire che, giustamente, Pino Manici non volle infierire. Si trattava di chiederne nomi ed anche cognomi oppure farne l’identikit. Ovviamente escludendo Enza Maria Romano della quale Lo Biundo ha tessuto, giustamente, le lodi di persona seria e politicamente qualificata il resto fu abbastanza comprensibile. E infatti tutti abbiamo compreso a chi Lo Biundo si volesse riferire .Ma Pino lo incalza con un’altra delle sue stringenti domande : “Sindaco , se non fosse per l’opposizione e per l’altro pezzo dell’UDC non si potrebbero celebrare consigli comunali . I suoi non ci sono quasi mai perché preferiscono occuparsi della loro professione…..” . E qui’ l’ingenuo “infantilismo ” di Lo Biundo esplode come i mortaretti alla fine delle celebrazioni degli imminenti festeggiamenti al nostro S. Giuseppe.Parla e parla superando lo scoglio di intrusioni verbali di Pino che cerca di frenare questo fiume in piena e ,piuttosto che prendere atto di questa situazione divenuta anche incresciosa, tenta la strada di un giustificazionismo ad oltranza nei confronti di quanti non sono difendibili se non altro perché i cittadini gli hanno, col voto, assegnato, un preciso ruolo che è quello di occuparsi per prima cosa dei problemi della nostra città e non dei propri attraverso ,soprattutto ,la presenza ai lavori del Consiglio comunale. Lo Biundo raggiunge l’apice della sua “maturità politica” spiegandoci che “ non c’è necessità alcuna che i consiglieri siano sempre presenti. Basta che lo siano nei momenti importanti “ E qui’ a citare quali, nei trecentosessantacinquegiorni, sono quei i momenti : “ L’approvazione del Bilancio, le variazioni dello stesso, qualche altra delibera di interesse” .Cioè per il Sindaco i cittadini avrebbero eletto dei consiglieri comunali solo perché costoro possano svolgere il loro importante ruolo quattro,cinque volte l’anno!Se non l’avessi sentito con le mie orecchie non avrei mai creduto che un giovane, uno che è stato consigliere comunale fin dall’anno duemila, che ha anche ricoperto il ruolo di Presidente del Consiglio , che avrà in tutto questo tempo ben compreso l’importanza di quella funzione politica ed anche sociale possa esprimersi cosi’ solo per giustificare l’ingiustificabile. Cari lettori , condividerete con noi che siamo messi proprio bene.
Toti Costanzo

lunedì 15 marzo 2010

PER NON DIMENTICARE I CONSIGLIERI SALVATORE TUSA E FRANCESCO OLIVERI



Di recente ci hanno lasciato due galantuomini . L’uno medico, il dott. Salvatore Tusa che ho meglio conosciuto ,e l’altro dipendente della Regione siciliana , Francesco “Ciccio" Oliveri . Perché ne scrivo . Perché credo che quando due personalità ci lasciano definitivamente ,e noi le abbiamo conosciute seppur in maniera e in tempi diversi , si ha il dovere di ricordarle nel modo più semplice che è quello di sottolinearne i tratti essenziali del loro essere stati pienamente cittadini e per certi versi anche “uomini pubblici”. Loro ,durante il percorso della loro vita, hanno lasciato una impronta nella città nella quale sono nati e sempre vissuti anche in ragione della loro attività professionale, del loro impegno nella politica e , come nel caso di Francesco Oliveri ,anche nel mondo del cattolicesimo militante, umanitario e di solidarietà e quale dirigente della S. Vincenzo braccio operativo dei cattolici impegnati nel sostenere i poveri, gli ultimi. Il dott. Tusa lo ricordo quando per la prima volta entrò in casa mia come medico di famiglia. Era la fine degli anni ’50 ed io ero ancora un ragazzo studente del liceo .Si manifestò subito quale medico scrupoloso e ,se chiamato, sempre disponibile ad ogni ora .Sicuramente capace di dare sicurezza nei particolari momenti in cui lo stato di salute si incrina e le preoccupazioni coinvolgono le condizioni di serenità di una famiglia . Fu presente durante la grave malattia di mia madre – e questo non lo posso dimenticare- e soprattutto quando lei ci lasciò .Ottimista, arguto,dalla facile battuta che dava coraggio anche nei momenti più difficili della vita di una famiglia .Diffondeva sicurezza e buonumore . Non sono riuscito in tutta la mia vita ,seppur non mancassero occasioni per ribadirlo, che data la differenza di età era giusto che mi desse “il tu” . Non ci fu modo neppure quando ,eletto consigliere comunale, fummo colleghi e tra colleghi in politica ,quasi sempre ci si rapporta in maniera confidenziale. Mi piaceva conversare con lui che aveva la capacità di rendere leggero ogni ragionamento. Vedeva nei fatti politici, lui che “politico” sicuramente non era, il lato umoristico ,l’aspetto caricaturale delle cose e delle persone . Eletto nella lista del PRI ,lasciò quel gruppo insieme se non ricordo male a Vincenzo Mollisi e Michele Lombardo dichiarandosi indipendente e mandando su tutte le furie l’allora consigliere Salvatore Cintola che non gli perdonò mai quel “tradimento”. D’altronde il dott. Tusa era un moderato , una persona molto vicina , come quasi tutti i professionisti locali, al Partito della DC. Situazioni particolari che vedevano la “politica” anche quale mezzo costrittivo,capace di condizionare, lo “convinsero” a candidarsi in quel Partito .Non ho avuto notizia della sua dipartita sebbene da tempo conoscessi lo stato precario della sua salute e dunque,lo scrivo con rammarico , non sono stato presente ai suoi funerali . Cosi’ come con rammarico rilevo come quanti oggi governano la nostra città abbiano dimenticato coloro che in quel ruolo li hanno preceduti ed avrebbero il diritto, ai loro funerali ,ad una presenza istituzionale, un ricordo dalla città politica che hanno anche servito .
Cosi’ è anche stato per Francesco Oliveri che, come ho appreso da un appassionato ricordo del prof. Vito Cartosio amico di tutta una vita , fu consigliere comunale della DC dal 1952 al 1956 oltre che fine artista . Francesco Oliveri appartenne , a mio avviso, a quella generazione di cattolici democratici della prima ora, che non usarono la “politica” per costruire carriere o averne vantaggi. Semmai furono sempre attenti ed anche critici nei confronti di chi quel Partito ,nel tempo ,svuotò di valori e lo usò con finalità i cui effetti ,oggi, sono sotto gli occhi di tutti. Accoglieva con piacere i nostri volantini, le nostre pubblicazioni .Sapevamo che seguiva anche le nostre attività con una certa simpatia dovuta ,penso, alla sua formazione di cristiano, di cattolico non bigotto e che lo aveva sempre visto, insieme ad altri della sua generazione( cito per tutti il prof. Vito Scaglione ), impegnati sul fronte della lotta alla povertà, al bisogno, sostenendo gli ultimi .Non fece mancare ,insieme ad altri cattolici come Giovanna Lodato Guarisco, Lina Lo Iacono, Vito Cartosio ed altri, il suo sostegno a Gigia Cannizzo che contribui’ a frantumare l’egemonia della DC nella nostra città . Gigia per loro ,e per tanti di noi ,rappresentava l’interpretazione autentica dell’essere cristiani impegnati nella politica intesa quale strumento di crescita e di liberazione . Sono sicuro che nei comunisti vedeva , per certi versi, quell’impegno che nella politica profuse la parte migliore della sua generazione di uomini sicuramente liberi e carichi di "valori" .
Toti Costanzo

venerdì 12 marzo 2010

MIMMO ED ANTONIO: I MIRACOLATI



Ieri sono stato colpito da due interviste rilasciate a Tele Jato e dall’ex Sindaco di Terrasini, Antonio Randazzo, Direttore della Società servizi integrati che si occupa della gestione dei rifiuti nel nostro ATO e dal Presidente del COSAR (il ben noto consorzio che associa alcuni artigiani della città), Mimmo Provenzano, da anni ormai impigliato nella vicenda Policentro .Cito queste due interviste per dire come i due personaggi mi apparvero, in ragione delle loro risposte alle domande di Pino Maniaci non solo come due miracolati della “politica”(caro Mimmo non é per niente vero che la politica vi ha ostacolati, anzi.....) ma come quelli che a forza di dire bugie si convincono che le loro sono delle verità . La prima intervista presenta un personaggio rappresentativo di quel che capita a quanti vengono gratificati, appunto, dalla “politica” . Diviene prima Sindaco della città di Terrasini (i risultati , a detta degli amministrati, furono talmente sotto gli occhi di tutti che nessuno ebbe il pudore di ripresentarlo candidato e ,dunque, fu “posato” ) e poi ,in ragione dei lusinghieri risultati (sic!) collezionati da Sindaco fu, alla fine del suo mandato , immediatamente richiamato a ricoprire il posto di Direttore generale nella società di servizi e creato all’occasione . Il dott. Antonio Randazzo si presenta all’intervistatore pimpante, allegro, sicuro di sé e,questo, dopo avere partecipato ad una riunione a Cinisi con i Sindaci che dell’ATO PA1 sono parte. Costoro, in quella sede , si erano convocati in emergenza per fare fronte alla crisi che ha investito, ormai in maniera ciclica- e a mio avviso anche definitiva- il servizio di raccolta e di smaltimento dei rifiuti,risultando incapaci insieme al CdA a costruire nuove strategie ,nuovi strumenti di gestione,percorrere altre strade per dare risposte ai cittadini e ai lavoratori ,specie quelli forniti dalle società interinali che rappresentano la catena più debole. E mentre i 12 donabbondio ,con l’aggiunta quale tredicesimo apostolo del neo esperto in materia di rifiuti dell’abbondio terrasinese venivano ripresi dalla telecamere rilassati, sorridenti ed anche soddisfatti come se “il lupo” non fosse venuto per loro ma per altri , in contemporanea riprendevano la dura protesta dei lavoratori raccoltisi sotto le finestre della sede della società. D’altronde –pensavano i coraggiosi- bastava anche questa volta fare come si era sempre fatto in precedenza: i lavoratori li tacitiamo con un po’ di arretrati, dichiariamo di stare sempre dalla loro parte tanto ,poi, aumentiamo le tariffe caricando gli aumenti sui cittadini che come cappiddazzu pagheranno come sempre hanno fatto . E passerà anche questa come ‘a nuttata di Edoardo . Il dott. Randazzo con l’intervistatore ragionò come se l’attività di questo Consiglio di amministrazione dovesse durare in eterno. Presentava propositi, proponimenti, quantificava costi e dava notizie relative a richieste miliardarie fatte alla comunità europea per isole ecologiche, mezzi, piattaforme e ciò al fine di rassicurar tutti gli ascoltatori .Come a dire: la barca va! Difendeva, come è anche ovvio, le strategie di gestione della Società, la sua virtuosità nel senso di un equilibrio tra costi e ricavi dimenticando di dire che i costi esponenziali venivano costantemente trasferiti ,transitoriamente sulle spalle dei donabbondio, i quali regolarmente li trasferivano su quelle dei contribuenti come nel gioco dell’oca . Randazzo si sentiva in dovere di esaltare i Sindaci per il senso di responsabilità che anche in quell’occasione li aveva contraddistinti senza che lo sfiorasse il dubbio d’essere anche lui protagonista di una farsa-tragedia che dura sol perché dalle nostre parti la sfiducia nelle istituzioni ha raggiunto limiti divenuti ormai talmente insopportabili che ,paradossalmente piuttosto che esasperare, tacita. Intanto mentre tutti i Sindaci siciliani che fanno riferimento al cosiddetto centro-sinistra , vogliono che si ritorni alla gestione affidata ai Comuni (economie, risparmi, controllo democratico) il loro capo all’ARS, Cracolici, esempio luminoso di coerenza e disinteresse ,si accorda nottetempo non per restituire ai legittimi “proprietari” la gestione di un servizio cosi’ importante e delicato ,quanto per la creazione di un nuovo carrozzone provinciale dentro il quale, ovviamente avendone voglia ,tu ci infili di tutto e anche di più. Comprese gli appalti ad imprese esterne .E la mafia ringrazia.
Conclusa la intervista ad Antonio Randazzo subentrava Mimmo Provenzano che apparve un poco infastidito dalle domande . In sintesi Pino Maniaci gli chiedeva due cose. La prima: se era vero che il progetto Policentro si fosse arenato. La seconda: se era vero che il COSAR avesse avversato la realizzazione del progetto dell’ing. Iemi . Con una nonchalance degno di un uomo navigato alla stregua dell’onorevole precedentemente citato, Mimmo Provenzano più o meno rispondeva esaltando il ruolo di un’opera che sarebbe diventata, a suo dire, il volano dello sviluppo del nostro territorio .Secondo, che il COSAR MAI aveva avversato il progetto Policentro. Mi permetto sommessamente di osservare che sulla idea che ha Provenzano dello sviluppo del nostro territorio si potrebbe discutere a lungo .Ovviamente noi pensiamo che “lo sviluppo” sia ben altra cosa che realizzare un ennesimo centro commerciale seppur di proporzioni ancora più consistenti rispetto a quelli già in attività .Sull’avversione al progetto non abbiamo alcuna necessità di tirare fuori, documenti, volantini, assemblee al Palazzo dei Carmelitani e in via Roma, convegni ,interviste a Tele Jato per dimostrare il contrario in quanto, siamo convinti, che ha ragione lui : è vero,l’abbiamo capito tardi ma alla fine l’abbiamo capito pure noi che siamo un poco ritardati . Loro, non avversarono MAI il progetto della Policentro ,MA FECERO FINTA . La ragione, oggi, è ovviamente ORA a tutti nota.
Toti Costanzo

mercoledì 10 marzo 2010

BARTOLO TRA SUITE E STIGGHIOLA




L’incontro per la presentazione del libro “Banditi a Partinico “ di Danilo Dolci si era appena concluso e, come è uso ,ci si accomiata da coloro con i quali si è stati insieme. Mi attendeva, però, una piacevole sorpresa cioé quella di vedere in sala anche il compagno Salvo Badalamenti di Montelepre che ,avvicinandosi, mi porge una busta con la stampa in alto a sinistra un simbolo e sotto una lunga striscia nera che copre una scritta: Provincia regionale di Palermo.Ringrazio Badalamenti col quale mi intrattengo a discutere ,sebbene brevemente e anche superficialmente ,delle questioni che riguardano il nostro Partito in quel Comune e le vicende più recenti relative alla situazione amministrativa e poi apro la busta . Non trovo, come solito, il solito cartoncino rifinito e ben stampato e dal quale si apprende giorno, ora , luogo e ragioni dell’invito ”Egr… ho il piacere di…per giorno… “ e la firma a destra del Sindaco e a sinistra dell’Assessore al cosiddetto “ramo “ ,ma un modestissimo foglio del tipo A3 cioè uno di quelli che si fotocopiano e distribuiscono alla bisogna .Da un lato risulta scritto :COMUNE DI PARTINICO-Assessorato alla Cultura-Giovedi’ 22 aprile 2010 ore 17,30-Palazzo del Carmine – (Corso dei Mille 254). Nell’ambito della programmazione della SUITE LETTERARIA , incontro con l’autore del libro “ MONTELEPRE,IL DOPOGUERRA E I MISTERI DI GIULIANO (Ediz. “La Zisa”) di Salvatore Badalamenti. Moderatore: prof. Gino Scasso , mentre sull’altro lato la copertina del libro con titolo, autore ed una bella immagine della Torre Ventimiglia .Ora qualcuno mi potrebbe giustamente chiedere: vero é che per voi comunisti non c'é cosa che va ma ,mi dici, cosa trovi in tutto questo quel che non va anche se possiamo condividere con te non solo l’anomalia della busta con il logo della Provincia e non del nostro Comune e la povertà del foglio ? Detto fatto. Ad un lettore attento non sfugge, sicuramente, come si possa rilevare,intanto, una profonda contraddizione tra la francescana scelta del materiale che compone l’invito e la pomposità di un termine che viene stampigliato a caratteri cubitali in alto a destra e cioè “SUITE LETTERARIA” ,due termini che ti danno immediatamente l'idea della mestosità , del fascino, della nobiltà delle cose .A dire il vero Bartolo -che alla continua ,spasmodifica ricerca di ribalta e "del microfono é mio e lo gestisco io " si era accontentato di finire perfino nel tiggi' redatto dai ragazzini di una scuola media - aveva già fatto uso di questo termine quando ha presentato con un certa, congeniale enfasi cosi’ come è sua caratteristica,il resto degli incontri che avranno luogo sempre al Palazzo dei Carmelitani . Disse suite letteraria e il suono dalle sue labbra usci' seppur flebile ,limpido, sicuramente sinuoso ed accattivante .Certamente convincente. D’altronde è risaputo che Bartolo si distingue dalla “plebe” dei colleghi assessori per stile e soprattutto per capacità d’ammantare con parole mammalucchine anche quel che non esiste. In caso contrario nessuno potrebbe comprendere come abbia potuto partecipare alla BIT di Milano( la più importante Borsa del Turismo in Italia) per propagandare e cercare di “vendere” un prodotto che non esiste se non nel suo immaginario. In questo caso si tratta del prodotto “Partinico turistica ” frutto di vivace quanto sfrenata fantasia e cioè di una Partinico inesistente costruendo una serie di forzature cui spesso ricorre per fare entrare , come si suole dire, “ ‘u sceccu pa’ cura”.Più realisticamente il buon Salvo Lo Biundo volando terra-terra, cosa a lui assai congeniale, pare che abbia convinto i “polentoni” a venire da noi per gustare una buona grigliata di salsiccia e stigghiola il tutto accompagnato da "vino alla stipa" a volontà da consumarsi, ovviamente, all’interno della Cantina stessa che , cosi’ ,potrebbe ritornare seppur in parte a svolgere la sua primordiale funzione .
Dunque SUITE LETTERARIA. Ora , incuriosito ,mi sono sforzato di comprendere quale nesso possa esistere tra LA SUITE E LA LETTERATURA . Letteratura sappiamo cosa significhi . E suite? Cerco suite e trovo : a) in musica è una collezione di brani musicali correlati o un brano strutturato in parti ( e 'un c'entra); b) in vari contesti suite è una collazione organizzata di oggetti,per esempio di applicazioni software o protocolli di rete ( e 'un c'entra);c) suite è anche un tipo di camera d’albergo o uno spazio per housing ( e 'un c'entra); d) suite è anche un Gruppo Rock alternativo italiano ( e 'un c'entra). Tutte definizioni , allora che nulla hanno a che spartire,ovviamente, con la letteratura .E, allora, perché ?Colpito come da illuminazione compresi il perché dell'ossessivo inseguire e mutuare quel termine. Bartolo ,affascinato dai suoi continui viaggi a sbafo con giusta ospitalità sebbene in alberghi a due stelle colazione inclusa, coltiva la segreta aspirazione di potere dormire , almeno una volta prima che scada il mandato , in una suite vera e propria . E siccome questo fino ad ora non gli é stato possibile per ovvi motivi invece di suite d’albergo s’accontenta di costruire una immaginaria e dunque inesistente suite LETTERARIA . Quanto meno piange con un occhio e piangendo spera .
Toti Costanzo

lunedì 8 marzo 2010

L'ASSESSORE PARRINO NON AVRA' LETTO NEPPURE UNA RIGA


Al Palazzo dei Carmelitani ,Sabato scorso, ha avuto luogo l’incontro di presentazione della ristampa di “Banditi a Partinico” di Danilo Dolci edito nel lontano 1955 .Quella pubblicazione arrivava all’opinione pubblica nazionale , all'epoca, come un pugno sullo stomaco facendole scoprire come fosse possibile nel profondo Sud, che una bambina potesse morire a Spine Sante ,il quartiere più povero e degradato della città ,per fame ed anche per mancanza di assistenza sanitaria. Alla presenza di un pubblico che suole ormai da anni presenziare ad ogni iniziativa che fa a lui riferimento ,ma anche con tanti giovani nella sala , gli interventi pieni di spunti ,analisi e riflessioni di Giuseppe Casarrubea e Gigia Cannizzo che si accompagnarono in maniera complementare ai dati statistici presentati da Peppe Nobile che hanno descritto la Partinico di quegli anni dal punto di vista economico e dunque culturale e sociale.Il coordinamento dei lavori affidato ad Orazio De Guilmi che con Danilo visse per oltre un quindicennio . Presenti volti “antichi”, quelli della prima ora, quelli che con Danilo condivisero i percorsi difficili e tortuosi della nascita e dello sviluppo del Centro studi e che furono presenti in tante di quelle iniziative che posero in quegli anni al centro dell’attenzione dell’Europa, la città di Partinico e la sua realtà : Pino Lombardo ,il già senatore comunista Vito Bellafiore che fu Sindaco di S. Ninfa all’epoca del terremoto. E poi Alfredo Rubino, Vincenzo Fedele ,Marco La Fata e tanti altri che di Danilo furono collaboratori o estimatori in epoche diverse e comunque fino alla sua scomparsa avvenuta il 30 dicembre del 2007 a Trappeto. A Trappeto Danilo , quel giorno ,se ne andava in punta di piedi nella casetta annessa al Borgo,una struttura che ospitò le intelligenze più vive dell’intellettualità internazionale ridotto ,ora, a subire l’onta dell’abbandono e del degrado e divenuto il simbolo di quel che siamo diventati : un territorio e una popolazione senza memoria e, dunque, senza alcuna dignità. Lui, che era stato un vero e proprio ciclone catapultatosi da Sesana cittadina ai confini d’Italia con la Jugoslavia , alla periferia della Sicilia povera, degradata, abbandonata ,conservatrice,bigotta e comunque nelle mani della mafia , all'epoca, di Frank tre dita , della DC dei Mattarella e dei Messeri, della chiesa del cardinale Ruffini e delle propaggine locali che a questi poteri in buona sostanza rispondevano . Danilo ,con la collaborazione dei comunisti della Camera del Lavoro e del Partito (Turiddu Termine, Ciccio Abbate, Ignazio Speciale, Tanino Ferrante,Nino Cinquemani e tanti altri ) l’anno appresso ,nel 1956, sconvolse le sonnacchiose e sempre eguali stagioni dei poveri cristi da secoli subordinati ed assuefatti alla miseria come ineluttabile, come “volontà di Dio”, come lo strumento della loro "redenzione" convincendoli ,per la prima volta nella loro vita ,a “disobbedire al Potere" con lo sciopero alla rovescia a difesa del lavoro che c’era ,a contestare cioé uno Stato che violava quotidianamente quella Costituzione ,il suo art.4,voluta dal sacrificio di tanti uomini che vissero la stagione della Resistenza e di lotta al fascismo. Dentro l’ex Palazzo dei Carmelitani Gigia Cannizzo ricostrui’ il percorso che la vide ragazza della buona borghesia partinicese guardare con gli occhi di Danilo la miseria ed il degrado di Spine Sante che lei mai aveva conosciuto, cosi’ come la miseria morale di chi governava allora la città impedendole ,da Presidente dell’Ente Comunale Assistenza, di potere distribuire ai poveri i pacchi che allora tramite il centro studi arrivavano dall’Unione Sovietica per i nostri poveri . No, i pacchi dei comunisti no, mentre quelli dell’UNRRA ,i pacchi degli amici americani ,quelli si. Gli americani, ovviamente, rappresentavano allora “i liberatori” anche se nei pacchi che arrivavano a casa di mia nonna ,ed inviati dai suoi parenti ,più che alimenti o medicine di cui si aveva tanta necessità abbondavano camicie colorate e cravatte di cui nessuno sapeva cosa farsene . Né i poveri cristi di Partinico erano a conoscenza dei rapporti tra "i liberatori" che si servirono dei gangster come Lucky Luciano da sempre cordone ombelicale con la mafia siciliana dei Calogero Vizzini ,la quale sostenne ed alimentò quel banditismo reo dei massacri di Portella e di Partinico. Severe le parole di Gigia nei confronti del ruolo che ebbe la chiesa locale nel processo di disgustosa diffamazione nei confronti di Danilo e della sua azione, cosi’ come del Partito della DC che fu miope nel non comprendere come Danilo - che come giustamente fu ricordato -non fu mai comunista. E non poteva esserlo chi mutuava uno strumento di lotta , la “non violenza” ,che era in antitesi con quelli utilizzati dal movimento dei lavoratori comunisti e socialisti nel mondo .Senza dimenticare la teorizzazione oltre che la concretizzazione della rivoluzione armata che sconvolse ,in quei famosi dieci giorni, il mondo.
Dall’Assessore Bartolo Parrino che l'iniziativa ha inserto nella suite letteraria ( di cui scriverò) che fa degli enormi quanto encomiabili sforzi per tentare di “nobilitare” la Giunta Lo Biundo di cui è parte ,abbiamo appreso che questa amministrazione comunale (si proprio questa che vuole utilizzare la Cantina Borbonica per feste ,festini ,matrimoni, lauree , battesimi,grigliate,vendita di padelle e di succhi di frutta con la sua totale compiacenza ) si farà carico di realizzare il “Parco letterario Danilo Dolci” un complesso ed importante studio e proposizione di seri progetti di sviluppo del nostro territorio nato dalla volontà di Giuseppe Casarrubea durante la sua presidenza nella scuola media “G.B. Privitera” e col contrbuto di tanti giovani professori e professionisti . Un’opera articolata, complessa e propositiva di cui , sono certo e con tutto rispetto , l’Assessore Parrino non avrà letto, ad oggi, neppure una riga .
Toti Costanzo

giovedì 4 marzo 2010

LOMBARDO, MICCICHE' E "IL DIRITTO DI SEDIA" PER L'ON. LUPO

L’espressione quella di sempre: arrogante. Le parole sferzanti, piene di boria, lapidarie e assai significative: “No, questi del PD - dichiarava di recente a TG3 - non solo non sono al governo della Regione ma in questo governo non vi entreranno mai!”. Non mi sono stupito più di tanto. Chi segue con attenzione e costanza la vita politica anche quella siciliana così come viene rappresentata e conosciuta sa che Gianfranco Micciché è stato, ed é ancora, un rampante della politica, sempre vincente da quando ha abbracciato la fede del berlusconismo, mantenendo una concezione padronale - e non può essere diversamente - del potere. Chi è con lui deve essere fedele e sottomesso concedendo, tutt’al più ai “camerieri” di turno uno strapuntino o diritto di “sedia” attorno alla mensa. Ma che mangino poco per evitare di ingozzarsi ed, ovviamente, togliere agli altri commensali quanto va distribuito per mantenere costante il livello del potere. Quando Maniaci, lunedì scorso, ha intervistato sia il segretario del PD, Lupo, che l’onorevole Mattarella in coda ad una iniziativa di questo Partito sulla vicenda della distilleria, il nervosismo che rasentava la rabbia dei due deputati del PD si coglieva in maniera assai evidente. Ed era la rabbia proprio di chi credendo d’essere un commensale di lusso, si ritrovava a raccattare le frastaglie di una mensa che si presuppone abbastanza luculliana e della quale il padrone poco concede anche sui resti. Cosa ebbe a dire Maniaci nelle interviste che tanto irritazione suscitò nei due interlocutori? Fece riferimento ad un articolo de “La Repubblica” che rendeva evidente il ruolo subalterno di questo Partito rispetto al governo regionale di Lombardo di cui componente essenziale, oltre che ispiratore, è proprio il vice ministro di Berlusconi, Micciché, che da tutti e da sempre viene definito quale “figlioccio di Dell’Utri”. Lupo con quella faccia dall’espressione “marmorea” avvezzo, da ex sindacalista (ed anche da democristiano), alla contrattazione, agli accordi sopra e sottobanco e dunque anche alle spartizioni, ebbe un moto di reazione contenuta, però, dalla sua capacità di autocontrollo affinato dal tempo mentre Mattarella fu più spontaneo ed esplicito col dichiarare che con Micciché niente amore e dunque niente accordi. In verità abbiamo avuto l’impressione, ma se così non è ce ne scusiamo, che si sia trattato della classica reazione dell'amante tradito. Ovviamente a mettere tutti d’accordo, nel senso di spiegare le carte e scoprire gli altarini, certo on. Speziale di cui abbiamo scritto qualcosa in occasione della sua inutile venuta a Partinico nella qualità di Presidente della Commissione regionale antimafia che conta quanto “Turi cià-cià”, il quale dichiarava sempre su quel giornale che il PD era pronto ad entrare organicamente nel governo Lombardo perché era giusto “metterci la faccia”. Ovviamente a chi ha un minimo di capacità di decrittare le parole significava che “noi ci mettiamo la faccia e vogliamo oltre che spartire le responsabilità, dividere anche il resto". E il resto lo lasciamo all’immaginazione dei nostri lettori comprese le pompose riforme che come l’araba fenice “dove sia nessun lo dice cosa sia nessun lo sa”. Ma quella intervista fu assai illuminante anche per noi di Rifondazione. Disse Lupo: noi, in Sicilia, dobbiamo fare un’alleanza che comprenda l’UDC, l’IDV e SINISTRA E LIBERTA’. Ma come, ci siamo chiesti, mentre sostiene il governo di Lombardo e Micchiché pensa già di creare un’alternativa a questo, ricercando quale partner privilegiato l’UDC che oggi è uno degli avversari più strenui proprio del governatore? Continuiamo a non capire chi sia, cosa sia, cosa vuole, dove va, questo PD siciliano né abbiamo il piacere, ad oggi, che qualcuno anche a livello periferico riesca a spiegarcelo, per cui restiamo anche noi in uno stato di grave e preoccupante confusione. Tuttavia, paradossalmente, dobbiamo essere grati a questo Lupo il quale, sempre nell’intervista a Maniaci una cosa chiara l’ha detta, seppur non esplicitamente, e cioè che in un accordo futuro con quelle forze che ho citato abbia escluso il nostro Partito. Gliene siamo grati perché ci ha tolto un peso dallo stomaco e ci evita di finire come è finita l’onorevole Rita Borsellino.

Toti Costanzo

martedì 2 marzo 2010

UNA RISPOSTA AL SINDACO INGUAGGIATO E AL COMPAGNO CASTRIANNI SENZA DIMENTICARE GLI ALTRI

Nel rispondere sopratutto al Sindaco di Petralia Sottana, Inguaggiato, al compagno Giuseppe Castrianni e agli altri amici che hanno scritto un commento sulla vicenda del carabiniere Vincenzo Miserendino, vorrei andarci per gradi. Primo: sono orgoglioso di essere “nonno” dei Giovani Comunisti/e di Partinico che non hanno mancato di rispetto al giovane Vincenzo Miserendino al quale è stata intitolata una via nella nostra città. Non c’è una sola parola, non c’è alcuno scritto da cui si possa evincere che quei quei ragazzi abbiano, con il loro striscione, voluto contestare quella cerimonia e mancare di rispetto ad un giovane che quando è stato massacrato aveva appena, appena la loro età. Lo hanno ben capito i cittadini di Partinico che lo striscione non biasimava la iniziativa di dedicare una via al giovane carabiniere di Petralia Sottana quanto di denunciare come il Sindaco per meschine ragioni (IPOCRISIA, RUFFIANESIMO MISTO AD ANTICOMUNISMO VISCERALE), non abbia voluto fino ad oggi intitolare due vie già individuate da una delibera del precedente Commissario straordinario, Saverio Bonura, ai compagni Casarrubea e Lo Iacono rei soltanto d’essere stati in vita dei Comunisti. Meschine giustificazioni, appunto, quali: “Il Comune non ha soldi!“. Capisci Castrianni? Eppure i due compagni sono nostri concittadini. Eppure i due compagni furono assassinati il 22 giugno del 1947 dentro la Camera del Lavoro di Partinico dalla stessa banda Giuliano, quasi con le stesse modalità, sicuramente con la stessa ferocia e con la logica che bisognava annientare i Comunisti. Inguaggiato, che è uomo di scuola, conosce bene quella storia e sa anche che mentre i giovani carabinieri come Miserendino - o anche i giovani militari che venivano dal Piemonte - venivano mandati al macello a Partinico come sui tornanti di Bellolampo, pezzi dei vertici delle forze dell’ordine brigavano e si accordavano con la banda Giuliano prendendo ordini dagli agrari e da quei democristiani “nonni” dell’attuale Sindaco che degnamente rappresenta a Partinico, oggi, gli “zii” Cuffaro, Antinoro, Borzacchelli, Miceli e così via.
Secondo: noi non abbiamo mai sostenuto che il Comune di Petralia abbia dimenticato il suo giovane concittadino. A dirlo, una delle due sorelle di Vincenzo intervistata dalle tivvù locali. Probabilmente non abbiamo ben capito il pensiero della signora quando dichiarava “che mio fratello è stato dimenticato dalla sua città” mentre apprendiamo dal Sindaco Inguaggiato che Petralia Sottana aveva già intitolato una via a Vincenzo Miserendino. Ne prendiamo atto e siamo assolutamente contenti che le nostre comunità siano ancora nella condizione di portare rispetto a chi è morto per una buona causa. Caro Sindaco Inguaggiato conosco bene la storia delle tue "Madonie” e, dunque, conosco quale alto livello di civiltà e di dignità hanno raggiunto quelle popolazioni che ebbero, come guida, prestigiosi dirigenti comunisti e socialisti i quali fecero forte il movimento dei lavoratori e che continuano, per quel che mi risulta, ad avere dirigenti politici ed amministratori di fede democratica e di forte passione civile.
Terzo: tutto vorrei ancora fare nella vita tranne che “il faro” di qualcuno e meno che mai del compagno Castrianni che sono certo non ne ha alcun bisogno. Tuttavia vorrei dire al compagno - che molto probabilmente non ha avuto tempo di approfondire la questione - che non si tratta di levarsi “qualche sassolino” (al più si tratterebbe di rimuovere un masso) e meno che mai "offendere una comunità, i suoi morti e la sua storia" della quale e dei quali abbiamo grande rispetto né, però, ci sentiamo di metterci come pare che proponga il compagno Castrianni nell’amletico dubbio di togliere dalle vie i toponimi di Togliatti, Gramsci, Jotti e Peppino Impastato che stanno bene così dove stanno. A Petralia come in altri luoghi del Paese. Si tratta, al contrario di sventare una montagna di mistificazione orchestrata sulla dignità di quel tuo giovane concittadino usato due volte: dal potere degli agrari e dai loro manutengoli fascisti e democristiani e, a distanza di 64 anni, da questo Sindaco che ha tanto da farsi perdonare proprio dalle forze dell’ordine in quanto espressione di un gruppo di potere locale che ha annullato qualunque forma di democrazia nella nostra città, esaltato favoritismi, clientele, violato Leggi e Regolamenti, costruito carriere per dipendenti spregiudicati e mai sazi. Vincenzo Miserendino, oggi, dopo tutta questa storia lo sentiamo anche come nostro concittadino e, perché no, come simbolo di una nuova RESISTENZA (così come giustamente "grida" Borgetto Libera) e, perché no, SICURAMENTE come COMUNISTA.

Toti Costanzo PRC Partinico