lunedì 12 ottobre 2009

FRANCESCHINI? NO, GRAZIE!


Ho seguito in diretta gli interventi di Franceschini e Bersani all’Assemblea nazionale dei mille delegati eletti dagli iscritti al PD. Non ho avuto l’opportunità di ascoltare anche Marino per ragioni legati ad impegni familiari. Ne ho letto il resoconto sulla stampa.

Credo che al di là delle notevoli , sostanziali differenze politiche tra il PD e i Partiti della Sinistra alternativa come Rifondazione, appare evidente in questa fase politica, come le vicende di questo Partito debbano interessarci se non altro perché è il più forte Partito di opposizione al Centro destra, alla sua deriva, ai suoi pruriti autoritari, al ruolo sempre più “peronista” che assume ogni giorno di più l’on. Berlusconi . Tuttavia il nostro dissenso col PD é su tante cose ma è ,soprattutto, sulla politica economica , che è stata la causa del contrasto e caduta , per la seconda volta ,di Prodi anche se le ragioni di quella crisi furono tante altre non ultima la grande eterogeneità politica delle forze che componevano quel Governo. Mi chiedo:cosa avevamo da spartire ,noi comunisti, con un Dini o un Mastella ?

Ma ritorniamo agli interventi dei due protagonisti che oggi si contendono il ruolo di Segretario di quel Partito. Ero assolutamente convinto che l’on. Bersani avrebbe iniziato il suo discorso con “cari amici e cari compagni”. Aggiunse, poi, e non certo a sproposito anche “ cari democratici e democratiche”. Ne ero convinto soprattutto perché , attraverso la stampa e le dichiarazioni di Bersani e di altri esponenti che lo sostengono, abbiamo chiaro come quest’area che oggi appare maggioritaria nel PD fa precisi riferimenti culturali ai pezzi che compongono quel Partito e sono le esperienze di tanti che provengono e dal vecchio PCI e dai cattolici democratici popolari . Cosi’ come in quel Partito vi sono militanti e votanti che hanno scelto, oggi ,di essere nel Partito Democratico cioè in un nuovo soggetto che deve anche tenere conto della presenza di queste nuove energie . Se fossimo nostalgici del passato diremmo “bravo Bersani perché non hai voluto dimenticare le tue origini” e perché per un uomo di sinistra dire ancora “compagno” significherà pure qualcosa di importante. Ma non è nostalgia. E’ che Bersani ha tracciato una linea di demarcazione netta con quella disastrosa perseguita dall’ex segretario Veltroni che nel 2008 convinse tanto elettorato della sinistra sul “voto utile” al punto da impedirci di ritornare nel Parlamento con gravissimo danno per la nostra democrazia.Ma non impedi’ a Berlusconi di vincere le elezioni con una maggioranza tanto straripante quanto pericolosa . E’ stata, quella di Veltroni ,la scelta della “solitudine”, dell'autosufficenza, della presunzione ed "arroganza del giusto" ,del convincimento che solo quel Partito può e deve contrastare il centro destra, perché in Italia debbono avere diritto sostanziale di cittadinanza due grandi forze che si contrastano mentre gli altri ,i “cespugli” non sono funzionali al progetto di Governo del Paese . Magari servono per vincere nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni ma non certo per governare un grande paese quale il nostro. Questa linea è anche quella di Franceschini e della sua parte politica ,che viene perseguita con caparbietà,esplicitata nell’Assemblea e difesa ad oltranza da un redivivo Veltroni che ha avuto la possibilità di esternarla durante la trasmissione di ieri sera a “Che tempo che fa”. Lui continua a ripetere che l’alternativa a Berlusconi è soltanto il PD , che in Italia bisogna fare come in Inghilterra, due sole forze che si contrastano cosi’ come in America e che, dunque ,dare il voto alla sinistra alternativa è soltanto un voto sprecato. Questa è una linea suicida e perdente ,che è già stata sperimentata senza speranza se non quella di convincere tanti lavoratori a rintanarsi , a rinunciare al voto , ad abbandonarsi alla disperazione se non addirittura al qualunquismo e rifugiarsi nel “bossismo” o nel "dipietrismo". Né possiamo tacere dell’accordo tra Veltroni e Belusconi di porre lo sbarramento alle europee a poche settimane dalla celebrazione di quelle elezioni ,umiliando per la seconda volta quanti restano e vogliono restare alla sinistra del PD. Ovviamente questa politica rinunciataria, compromissoria, balbettante ha fatto le fortune di Di Pietro e del suo Partito .E le ragioni sono tante non ultime quelle di una Sinistra ,che essendo perdente ,diventa sempre più rissosa, frammentata, spaccata,antiunitaria .

E Franceschini come si è presentato alla platea ? Devo dire che mi aspettavo , considerandolo ancora ad oggi, un ex democristiano che iniziasse con “cari amici ed amiche” sorvolando sul “compagno”. Questo inizio, a mio modestissimo parere, avrebbe avuto anche un senso politico . Avrebbe detto della sua precedente appartenenza, delle sue radici, discutibili quanto si vuole ,ma con una “identità” . E invece no. Franceschini ha battuto tutte le più rosee previsioni e ha iniziato il suo discorso senza fare alcun riferimento né ad amici né ai compagni,né a democratici né alle democratiche . Come a dire:” Oggi costruiamo un Partito Nuovo con dentro quanti ci stanno . Un partito con poche regole, snello, semplic,leggero, senza complicazioni, senza alleanze perché noi siamo autosufficienti e , quindi, chi è contro il centro destra non può che scegliere noi “ .Noi , ovviamente, non abbiamo titolo per giudicare ma se dovessimo fare una scelta non avremmo alcun dubbio .La penseremmo in larga parte come la pensa Bersani non perché ex comunista ( noi non dimentichiamo né i finanziamenti alla Bertolino quando fu ministro nel primo Governo Prodi, né le su liberalizzazioni tra cui quella dell’acqua ) ma perché pieno di buon senso, di sano realismo, di conoscitore profondo della realtà italiana e della sua storia, Staremo a guardare cosa verrà fuori da questo scontro che non è cosa da poco e ciò indipendentemente del faire play dei contendenti .Guarderemo al 25 ottobre con l’animo di chi comprende come la democrazia italiana sia ad un bivio.In Italia come anche a Partinico.

Toti Costanzo

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