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venerdì 30 ottobre 2009

BARTOLO IL "PIGLIABOFFE 2"


La vignetta “il pigliaboffe”, uscita dalla feconda penna di Giovanni Guerra e pubblicata da Sala Rossa , fece in pochi giorni il giro della provincia di Palermo e in specie nei luoghi dove erano conosciuti non solo Giuseppe Giordano , allora Sindaco di Partinico ,ma Filippo Aiello che di Giordano fu assessore fin quasi la fine della consiliatura. E Filippo, non va dimenticato, ebbe come “scudieri” che lo tallonavano, gli stavano appiccicati come francobolli dalla mattina alla sera l’attuale Sindaco Salvo Lo Biundo e Giovanni Pantaleo. I due, si diceva, non lasciavano un solo momento l’Assessore che gestiva l’importante e delicato settore dei lavori pubblici e,pare, che l’uno e l’altro ebbero ad apprendere in quel periodo una certa “arte della politica “ di cui poco erano a conoscenza , fatta di intrecci, di interessanti incontri, di visioni territoriaòli,opere ed operette e di quant’altro che con questo settore avesse attinenza . Come fini’ lo sanno tutti : Filippino alla elezioni successive li ripresentò nella sua lista (furono eletti mentre Filippino fu sonoramente trombato) quella che aveva quale sponsor il politicamente ormai estinto Nicolò “Ciccio” Nicolosi che, però ,ebbe anche il tempo di crescere un allievo, certo Antinoro di nome Antonello ,divenuto prima consigliere provinciale e con la fine di “Ciccio” ,passato all’UDC divenendo deputato regionale dopo avere sbaragliato persino volpi della politica come Salvatore Cintola, risultando addirittura il deputato più eletto della Sicilia. L’acquisto di voti dalla mafia palermitana (è l’accusa dei giudici della Procura) nelle ultime elezioni regionali e che lo videro, in contemporanea, eletto all’ARS e al Senato della Repubblica lo costrinse alla forzata “fuga” in quel di Strasburgo per evitare ,forse, addirittura la mannaia delle manette .E con la fuga, probabilmente, il declino della sua breve e, comunque, folgorante carriera politica .Una meteora nel cielo di Sicilia che per alcuni mesi illuminò la scialba vita politica di Lo Biundo e soprattutto quella dell’Assessore Bartolo Parrino che con immediatezza, una volta nominato amministratore , di Antonello “si innamorò” ovviamente in senso “politico” cosi' come gli era capitato in tempi preedenti e per altri . Un amore si potrebbe dire a prima vista, quello che brucia in un attimo tutte le energie fisiche ed anche intellettuali e ti lascia, quando finisce, con l’amaro in bocca. Nel caso nostro ti lascia senza più sostegno e soprattutto risorse economiche per feste, festini e schiticchi. Ma ,come si dice, “mortu un papa sinni fa navutru”.

Tu dici , dunque, che feste, festini e schiticchi continueranno se passa quel Regolamento che si occupa della gestione della Cantina Borbonica? Cioé significa che questa , o pezzi di essa, oltre a finire nelle mani di una cooperativa di “amici degli amici” già bella e pronta all’evenienza finirà nelle mani di altri privati ristoratori che , cosi’, potrebbero consentire alla Cantina di rinverdire i fasti di un locale dal suggestivo nome di “Lanterna verde” in auge a Partinico alla fine degli anni ’60? E’ ,ovviamente, tutto da vedere.

“Lanterna verde!”. Quanto tempo è passato !Ora, bisogna ricordare che la “Lanterna verde” , ebbe vita , seppur breve, a Partinico nei locali annessi alla gloriosa Arena Greco ed era una specie di pizzeria- ristorante-pab-caffetteria ( esattamente quel che s’intenderebbe anche fare con pezzi della Real Cantina) gestito da due signore sorelle di nome Maria e Cina (Francesca ) che rappresentarono ,all’epoca, un raggio di sole in una città come la nostra Partinico. Le due signore si avvalevano della collaborazione e supervisione di un noto sacerdote tutt’ora “in servizio”, personaggio simpatico ,assai intelligente , pieno di vitalità e d’inventiva che aveva , allora, la passione di guardare più a terra che in cielo e soprattutto una vera e propria vocazione per la gestione di locali dove brulicava “vita” e soprattutto vita giovanile .Meglio se femminile . L’esimio, allora, era proprietario sul Lido di Carini di un altro locale assai noto perché, pare, frequentato da “allegre signorine” oltre che da un mondo di avventori i quali ,in estate, lo sceglievano come gradevolissimo luogo di spensieratezza .La “Lanterna verde” durò poco ma lasciò un segno indelebile a significare come Partinico ,sarà anche una città opaca, piatta,apparentemente senza vita ma sicuramente a volte capace di vigorose e violente reazioni nei confronti del bigottismo e della bacchettoneria spesso imperante.

Dunque ritorniamo all’Assessore Filippo Aiello inizialmente inteso “Filippino Faremo” (nel senso che non si perdeva mai d'animo e sosteneva che quella amministrazion sicuramente avrebbe fatto )e successivamente soprannominato “Il Pigliaboffe” perché Giordano tutte le volte che doveva partecipare ad un iniziative pubblica durante la quale sicuramente ci scappava la contestazione popolare per l’azione amministrativa che lasciava tanto a desiderare (esattamente come accade oggi) ,che faceva? Non si presentava ed adduceva degli impegni dell’ultima ora. Cosi’ lo rappresentava Filippo e le “boffe” ,ovviamente quelle metaforiche ,se le pigliava tutte lui. Pare che quel ruolo Filippino lo facesse con assoluta consensualità mista a un pizzico di ovvio masochismo .Esattamente quel che fa oggi Lo Biundo quando manda nelle “fauci della plebe" l'Assessore Parrino il quale accetta di buon grado (anche lui suole dire "faremo")e al quale va dunque , a pieno titolo e di diritto, la qualifica di "Bartulicchiu Pigliaboffe 2”.

Toti Costanzo

mercoledì 28 ottobre 2009

ANCHE A PARTINICO BISOGNA RITORNARE "ALLA POLITICA"


Il Convegno di Sabato 24 del “Comitato per la salvaguardia della Cantina Borbonica e dei beni culturali ed ambientali” che vede insieme alcune personalità della politica, della cultura,della produzione ,della scuola, ha avuto almeno due importanti significati su cui vorrei discutere . Il primo : avere creato le condizioni per un confronto sulle proposte che riguardano ,nello specifico, il migliore uso e ruolo possibile che la Cantina deve avere nei processi di sviluppo economico e culturale della nostra città e del suo territorio che ha visto anche gli interventi di alcuni consiglieri comunali ( di maggioranza e di opposizione) presenti alla discussione .Il secondo: “costringere a ragionare” ( la presenza dell’Assessore Parrino alla iniziativa durante la quale ha potuto in maniera diffusa esplicitare il “pensiero” dell’attuale governo della città in un confronto con le relazioni pieni di contenuto ) l’Amministrazione comunale che si manifesta ogni giorno di più caratterizzata da forti limiti culturali e con una visione, almeno fino ad oggi, restrittiva del senso della democrazia, e dunque della partecipazione, che esalta una inconcepibile e miope autosufficienza ,una chiusura, un impedimento al dialogo con gli “altri” che pur esistono loro malgrado, sono abbastanza diffusi nella società partinicese .E sono Associazioni, Partiti, singole personalità ed anche elettori che hanno una loro storia, una loro cultura, degli interessi collettivi diffusi e non sono disposti a rintanarsi “per leccarsi le ferite” ,lasciando all’arbitrio di un governo locale che reputa l’autoreferenzialità una qualità piuttosto che un grave limite. Intendiamoci ,questa “malattia” coinvolge non solo il Governo locale e tanti dei suoi sostenitori ma anche pezzi notevoli dell’opposizione alcuni dei quali reputano che la “Politica” sia quella che nasce e muore dentro le mura del Palazzo e niente al di fuori di esso. Mai la nostra città ebbe a vivere una fase cosi’ decadente! Neppure durante la stagione del Sindaco Giordano- che, tuttavia, si caratterizzò non solo per alcune azioni politicamente ed amministrativamente disdicevoli ma anche per la ripavimentazione di Via Principe Amedeo e Francesco Crispi, per avere dato il via alla ristrutturazione della Cantina già di proprietà del Comune - la città visse una stagione politicamente cosi’ opaca, sciatta, inespressiva come quella che stiamo vivendo .Tuttavia del passato questa Amministrazione comunale ha mutuato non solo la capacità di sprecare il denaro pubblico (quello che c’è) ma una concezione di clientela terra-terra-, dell’incapacità a gestire proficuamente le notevoli risorse umane che pur esistono dentro il Comune, l’abbandono di tutti i beni pubblici( ne potremmo fare una infinita elencazione ) ,il mantenimento nella gestione della cosa pubblica di una serie di inetti ed incapaci che ,ogni giorno di più, aggiungono un tassello nella disamministrazione e nel disastro dei servizi pubblici. Ci esimiamo dall’indicare le questioni della difesa della città dal punto di vista igienico-sanitario ,dal disfacimento dei servizi pubblici essenziali( acqua e rifiuti) , dalla tutela e difesa del territorio , dai bisogni della scuola.Il Sindaco e la sua maggioranza ,fino ad oggi, si sono limitati a gestire “il quotidiano” cioè quello che potrebbero amministrare tre-quattro efficienti capi Settori senza bisogno di una guida politico-amministrativa.

Serve, dunque, una ripresa dell’azione politica nella nostra città. Serve il risveglio di tante coscienze civili e democratiche. Serve che la città che pensa e che produce si rimetta in cammino .Serve che quanti oggi ,a diverso titolo,hanno ricevuto un mandato si convincano che la corda della politica non si può tirare a lungo. Serve che le organizzazioni sindacali (almeno quelle storiche) finiscano anche loro di considerarsi piccoli carrozzoni clientilari ed elettorali mobilitandosi solo quando scoppia “il caso” ( la vertenza per qualche categoria di lavoratori) per ritornare il giorno dopo nell’oblio.Serve, cioè, che LA POLITICA ritorni a Partinico ad essere la protagonista della vita democratica della nostra città e del suo ampio ed interessante territorio.

Toti Costanzo

lunedì 26 ottobre 2009

IL RITORNO DEL "PIGLIABOFFE"


Manu manuzza alé”. Vi ricordate quando ragazzini facevamo questo gioco? Due di noi più grandicelli tenevano per mano, l’uno a destra e l’altro a sinistra ,un terzo più piccolo, sostenendolo. Al grido di “manu manuzza alé” il piccolo sollevava le gambette e i due accelerando il passo lo facevano “volare” con grande soddisfazioni di tutti. Nel gioco vi erano tre protagonisti: due attivi ed uno passivo . Che tempi,cari amici lettori ! Tuttavia non dobbiamo disperare perché seppur voi pensiate che , ad esempio, quei tempi siano finiti, chiusi,conclusi ,io affermo che cosi’ non è ! Dunque vi sbagliate, siete poco ottimisti e intanto non siete a conoscenza dei cicli e ricicli della storia. Tutto ritorna anche se sotto forme diverse, in contesti diversi ed, ovviamente, con diversi protagonisti. Ma consentitemi una breve digressione sull’argomento .Quando Sal ,alla fine dello scrutinio finale ,accompagnato da un codazzo osannate e al grido di “ cu aggagna un purpu è so”, “ora è ura” e ”finarmenti ‘ntinagghiamu” ,entrò dentro la Sala degli specchi (Ntrea, per lo stress della campagna elettorale e la gioia della vittoria ,percorreva a impressionante velocità lo spazio che dalla Sala porta alla toilette e ritorno in quanto “sicci avianu raputu i rini” )la stessa che aveva visto ben altri Sindaci senza dimenticare l’eroe dei due Mondi che aveva appena finito di prendere a calci in culo i borboni di Franceschiello,si buttò prostrato su uno dei divani che Gigia aveva fatto restaurare durante la sua sindaca tura non pensando certo che la cosa sarebbe finita cosi’ e cioè con l’ospitare una serie cosi’ innumerevole di deterani plebei. Con uno slalom degno del miglior Tomba fendendo la calca, si lanciarono ed occuparono,contestualmente, l’area antistante accucciandosi ai piedi di Sal come due cocker. L’una , Kate, che per l’occasione si era fatta fasciare da uno splendido kimono a mo di gheisha gorgheggiando sull’aria “Un bel di vedremo” e l’altro,Bart, che ,vestito da dandy ,rivolgeva in contemporanea, il pensiero irriverente a peppone-renzino-pizzetto-signorasempreassessora perché ,finalmente,diventava quello che aveva voluto sempre fare alla faccia loro :non più di fare finta di telefonare per darsi “tono” come suole dire la malalingua del suo padrino ,ma telefonare a qualcuno veramente oltre che ad avere soprattutto “ seggia e maniu” .Dunque Sal ,tra gli urrà dei suoi sponsor ( dietro una tenda ,intanto, “a tti viu e nun ti viu” faceva capolino Mimmuzzu che per l’occasione compariva una volta con la sua faccia giornaliera e un’altra mettendo la maschera con l’effige di Lino perché non ci fossero dubbi che in quella sala aleggiava paterna e protettiva la sua ombra mentre , nel contempo, spingeva in avanti Vitu “un peri nt’a cosar e uno ‘nta poli” ,perché potesse vincere la sua riservatezza di sanpalinaru )prese la parola a mo’ di Giovanni dalle Bande Nere e disse: “Miei prodi,armata inossidabile e vincente di mercenari rotti a tutte le battaglie .Da oggi ”ci ‘nné pi tutti ".Non pilu ma molto ,ma molto di più .C’è “s….. e quasetti ri sita” . Ma voi dovete sputare per terra e ripetere insieme a me :” Giuro d’essere fedele sempre, nella buona e nella cattiva sorte, nel nome del padre Totò vasa vasa, del figlio Antonello e dello spirito santo Lino e giuro d’essere loro fedeli di “ccà a cent’anni!”. Un coro si alzò alto verso il cielo e il “Giuro” risuonò potente come il suono delle trombe nel giorno del giudizio universale. Con una scusa inventata li’ per li’ ,al grido di giubilo si sottrassero ,però, Tanino ed altri mentre Nardo, facendosi spazio al centro, ancora incredulo per quel che gli era capitato in età avanzata , improvvisava una verticale sulle braccia a dimostrazione , mettendosi “a testa sutta e a peri n’tallariu”, a cosa può arrivare la gratitudine per qualche dollaro in più .Le lacrime scivolarono copiose. Jhon-Jhon s’inginocchiò e alzando gli occhi al cielo ripeté insieme a Ntrea che gli guaiva accanto “mea culpa, mea culpa mea maxima culpa per i suoi trascorsi con Giugio e Filippino Faremo”; Jhonny secondo, Jhonny terzo ed Anthony ,che si erano di già autoincatenati con una cima da scalatori delle pareti rocciose, cantavano a squarcia gola il celebre pezzo di Domenico Modugno nella commedia con Franco Franchi e Ciccio Ingrassia “siamo sempre in tre … “ prepararando , seduta stante, una nota di apprezzamento “senza se e senza ma” da dare alle stampe , mentre Antonella ,timidamente, faceva capolino rifugiandosi dietro le spalle protettive di papà che, per l’occasione, fu costretto ad accompagnarla vestendo l’alta divisa d’ordinanza. Nel trambusto generale nessuno si era accorto che lo zio Crispi, vestito da garibaldino, dopo aver rispolverato un fazzoletto ed una camicia rossa ricordo dei tempi che furono quando anche la sua famiglia, insieme alle nostre , protestava al grido “ Vulemu pane e lavoro” si era piazzato a gambe aperte con “runca e furcuni” d’ordinanza al fianco davanti la porta della Sala . Lo zio Crispi era convinto che dal giorno dopo avrebbe avuto assegnato i galloni di guardia del corpo con lo scopo di proteggere il pargolo, piazzandosi davanti al Municipio per un cosidetto “controllo preventivo” .

Ma ritorniamo all’argomento iniziale. “Manu manuzza alé”, dicevamo all’inizio .Ma diteci voi: se a Palermo ,a Carini o a Cinisi vi è un incontro per la questione della munnizza, o si discute di ambiente,verde o impianti sportivi che interessano le deleghe di Nardo ,ce lo dite quali possano essere le ragioni che ad accompagnarlo, uno a destra e uno a sinistra e a prendere la parola siano sempre e solo Bart, da poco inteso “pigliaboffe 2”( il perché ve lo spieghiamo in successivo post), e Jhon-Jhon? Appunto a Nardu i due ‘u cunnucinu proprio al grido di “ manu manuzza alè!”

Sala Rossa

mercoledì 21 ottobre 2009

PARTINICO: LA NOSTRA IDEA DI CITTA'

Trovo assolutamente legittime e giustificate le preoccupazioni espresse dai residenti della zona sottostante la Collina Cesarò e in particolare coloro che abitano sopra e sotto via Benevento proprio in linea con “il costone” a rischio crolli e su cui da anni si discute per la sua messa in sicurezza e che ad oggi non trova alcuna soluzione mantenendo, così, immutato il rischio nei confronti di una notevole parte della città costruita negli anni la dove non si doveva costruire. Ma non bisogna piangere sul latte versato anche se responsabilità politiche vi sono e sono di quanti governarono durante la cosidetta prima Repubblica massacrando il territorio, speculando sulle aree, devastando il sottosuolo ricco di sorgenti che davano tanta acqua alla nostra città al punto che i nostri concittadini solevano ripetere a mò di rimprovero: ”Semu supra l’acqua ma Mattarella sa purtau a Casteddammari” e aggiungevano che dopo Castellammare, l’acqua del nostro territorio (vedi le sorgenti di “Mirto” e “Cannizzaro”) finirono per approvvigionare soprattutto Balestrate ed anche la città di Alcamo. Di questo argomento ne ho parlato in altre occasioni e ne ho anche scritto recentemente su Sala Rossa sostenendo quel che abbiamo, come comunisti, sempre sostenuto che la città doveva espandersi verso nord, cioè verso il mare, ed oggi avremmo meno pericoli per i residenti della fascia che va dal Viale Aldo Moro fino a lambire l’Ospedale civico, più aree a protezione e della Collina e della sottostante città, acqua dalle sorgenti. E avremmo una Partinico che più che rintanarsi a sud verso la Collina, allungandosi ad ovest e ad est lungo gli assi Partinico-Alcamo e Partinico-Montelepre, la nostra città si sarebbe affacciata sul Golfo di Castellammare assumendo, in ragione del suo vasto territorio che arriva a ridosso di Trappeto e Baletrate fino ai confini con Alcamo, l’identità di città meno agricola e più legata al mare elemento indiscutibile di evoluzione e civiltà, dinamismo economico e sociale e con la costruzione di una politica del turismo fondata sul “territorio reale” e non su ipotetiche quanto inesistenti linee che non siano quelle di aggrapparsi disperatamente alle immagini e alle taumaturgiche prerogative di Beati e Santi.
Ma è andata così e ci siamo anche chiesti se ad impedire lo sviluppo verso mare non si stata, probabilmente, anche per l’ingombrante presenza della distilleria che rappresentava un presidio, un ostacolo lungo la SS113 prima che venisse costruita la circonvallazione ad ovest lungo la quale, poi, si incominciò a costruire fino ad arrivare, seppur in maniera sporadica, verso il mare anche a ridosso della baia di S. Cataldo. Si tratta, però, di una edilizia spontanea, confusa, diffusa ma senza alcuna razionalità urbanistica anche per la presenza di un Piano Regolatore che non ha favorito, di certo, questa “idea di città”. Oggi c’è la necessità di rivedere e ristrutturare il nostro PRG e chiederci: “Cosa ne facciamo di tutto il territorio di Partinico che da Borgo Parrini si estende, nello specifico, lungo la fascia-direttrice nord-est-ovest arrivando fino ai confini dell’appendice con la borgata di Alcamo marina? Non si tratta di problemi di poco conto e dico che la nostra città, culturalmente sul piano urbanistico, non è purtroppo ancora attrezzata per porre sul tappeto una questione così complessa e delineare una città per i decenni a venire. Ad ogni buon conto una questione si pone con urgenza anche se dubito della capacità di interlocuzione ed ascolto di chi, oggi, governa la città e buona parte di quanti praticano, nelle forme istituzionali, “la politica”. Mi vorrei, mi voglio, sbagliare. Tuttavia alla città più attenta e sensibile, a quella che si domanda “dove dobbiamo andare” è giusto sollecitare un’attenzione ed anche un impegno per iniziare una discussione, per uscire dall’immobilismo del pensiero, rompere la coltre del silenzio, risvegliare una coscienza civile collettiva. Dunque pongo la “questione” e se si vuole, incominciamo ad aprire la discussione con chi ci stà.

Toti Costanzo

lunedì 19 ottobre 2009

E IL SITO DELLA BORSELLINO CI CENSURO'!

"Questa mattina mi sono recato a Palermo per solidarizzare con gli agricoltori organizzati dalla Confederazione Italiana Agricoltori che protestavano davanti la sede della Presidenza della Regione in Piazza Indipendenza. Ovviamente ci sono andato a mie spese cioè a carico della mia pensione di ex professore che in tutta la sua vita ha sempre ritenuto, così come scriveva Danilo, che lo spreco sia un delitto contro tutti i poveri del mondo. In quella piazza, sotto la pioggia e un freddo vento di libeccio centinaia di lavoratori della terra cui questa Società ha tolto tutto, gridavano e protestavano contro un “Potere” sordo che dietro le imposte del Palazzo e dentro ambienti ovattati, illuminati ed anche adeguatamente riscaldati probabilmente pensava come ancora ad oggi ci siano dei rompicoglioni che continuano a difendere con i denti quel poco che è rimasto del loro duro lavori nei campi. E pensavo allo spreco, provando non poca vergogna, mentre attraversavo tutto il Corso Calatafimi prima d’arrivare a Piazza Indipendenza, intercettando una serie continua di costosi e appariscenti tabelloni pubblicitari con l’immagine sorridente….."
Avevo scritto questa nota che, come appare evidente, non si conclude per la presenza di un serie di puntini ma che completerò alla fine di questo post con la parte mancante che tuttavia avevo scritto, ritornando da Palermo e collegandomi con il sito dell’on. Rita Borsellino che presenta in Sicilia le liste con la dicitura “Con Rita Borsellino semplicemente democratici” a sostegno del candidato alla segreteria regionale, deputato regionale Giuseppe Lupo, ex cislino, democristiano e a quanto pare molto amico del senatore Cuffaro. La Borsellino, ovviamente, sostiene quale segretario nazionale anche il democristiano Franceschini. Mi ero collegato al sito perché molto irritato con l’europarlamentare per una ragione che spiegherò . Arrivo a casa e invio una e-mail nata, come si suole dire, “di botto” di cui ho riportato la parte iniziale per sottolineare e denunciare come reputo inconcepibile che si possa sostenere un candidato che, per arrivare alla segreteria regionale del PD, è nella condizione di tappezzare tutto il lungo Corso Calatafimi (ovviamente avrà fatto lo stesso in tutta la Sicilia) con enormi tabelloni di propaganda elettorale assai costosi e che non possono giustificare mai lo spreco di centinaia e centinaia di migliaia di euro per chiedere il voto ai cittadini al fine di eleggerlo il 25 ottobre. Perché Lupo vuole vincere a qualsiasi costo una competizione per ricoprire un semplice incarico di Partito? Chi paga questa campagna così costosa? Quale è REALMENTE la posta in gioco in quel Partito e, in specie, in quello Siciliano? Si tratta solo di guidare un Partito oppure di impossessarsi di uno strumento attraverso il quale costruire non una politica ma delle carriere? Serve, dunque, la vittoria di Lupo non solo a lui ma ai gruppi di sostenitori, ad altri referenti politici ed economici di diverso livello? In Sicilia quale Partito intendono costruire Lupo, Franceschini e la Borsellino la cui ambiguità politica si è già ampiamente manifestata allorché intese farsi eleggere all’euro Parlamento trascinando con se migliaia di elettori di sinistra che non avevano, di certo, scelto il PD ma il Movimento “Un’altra Storia” e soprattutto avevano dato ampia fiducia alla sorella di Paolo, che oggi abbiamo appreso, ucciso dalla mafia perché si opponeva alla miserabile trattativa tra pezzi dello Stato e la mafia, e dunque sacrificato dicono gli inquirenti per salvare la vita di democristiani del tipo di Giulio Andreotti?
Ma come si completava l’e-mail inviata al sito dell’europarlamentare e CHE E’ STATA VOLGARMENTE CENSURATA nel senso che non veniva pubblicata per intero ma soltanto la parte che ho riportato all’inizio del post? Avevo continuato a scrivere ”…con l’immagine sorridente dell’on. Giuseppe Lupo ex cislino e democristiano che corre per la segreteria regionale del PD. Invito l’on. Borsellino, se non l’ha già fatto, a vedere il film di Giuseppe Tornatore per conoscere la storia di un pezzo della nostra Sicilia, la storia dei comunisti, di quanti diedero anche la vita per emancipare il nostro popolo da sempre oppresso. E si accorgerà, l’onorevole Borsellino, come i Segretari di quel Partito venivano eletti non perché uomini che smaniavano per il potere ma perché al servizio dei siciliani onesti, dei lavoratori della terra, degli operai e perché uomini probi ed onesti che si mettevano al servizio dei più umili”. Ovviamente alla fine dell’e-mail mi firmavo col mio nome e cognome.

Toti Costanzo

domenica 18 ottobre 2009

L'ASSESSORE D'AMICO E "LA VEXATA QUESTIO BERTOLINO"

L’Assessore D’Amico, ieri,alla domanda di Carla Campo per Tele Jato - “Assessore, ma voi artigiani siete stati in Giunta quasi da sempre a Partinico” - manifestò una certa irritazione e per giustificare l’inazione dell’Amministrazione nei confronti della “vicenda Bertolino” disse: “Ma nella passata Amministrazione noi volevamo operare ma non ce lo hanno consentito tanto è vero che abbiamo sfiduciato quel Sindaco ( eggasi Motisi). Oggi invece questo Sindaco ci lascia liberi di operare”.
Ora, io comprendo come di fronte ad un microfono ascoltato da notevoli ed articolati pezzi di società, si tenti una qualsiasi giustificazione pur di cercare di mettere al riparo il proprio ruolo tuttavia, penso,come sia sempre necessario raccontare la verità se non altro per dare “soddisfazione” ai cittadini che ci assegnano un ruolo importante quale è quello di governare la città e soprattutto assegnare una credibilità a se stessi e al ruolo che si ricopre, seppur momentaneamente. E i fatti sono che oggi questa Amministrazione non solo non VUOLE ma, ammesso che ne abbia voglia e capacità, non è NELLE CONDIZIONI NE’ POLITICHE NE’ CULTURALI di agire nei confronti della salvaguardia della salute dei cittadini e meno he mai agire con determinazione nei onfronti della distilleria.
Abbiamo riportato, nel precedente post, le illuminanti dichiarazioni del Sindaco sulla vicenda, che la dice lunga sul LIVELLO di comprensione dei meccanismi tecnico-giuridico-istituzionali manifestato dall'attuale organismo di gestione della nostra città. D’altronde cosa si vuole da un esecutivo che, tra tutte le altri gravi incongruenze, mantiene al Segretario Generale anche l’abusivo incarico di Ragioniere generale senza che alcun abbia detto una sola parola di dissenso ragionato e giustificato? Neppure una sola parola è venuta dallo “stuolo” di avvocati che siedono sui banchi del Consiglio, i quali di Ordinamento degli Enti locali ne dovrebbero masticare. Per non dire dei “vecchi” consiglieri ed amministratori che nella Prima Repubblica appresero, in quei Consigli, tante di quelle norme che, a quanto pare, si sono perse per strada. Quando l’ex Sindaco Giordano nominò anche quale responsabile del Settore Tecnico (dopo le dimissioni del giovane ingegnere Gullo) il suo Segretario generale, partì dal nostro Gruppo consiliare e dal Partito un esposto articolato, documentato e motivato all’Assessore regionale agli Enti locali ed anche al Prefetto per cui dovettero precipitosamente revocare l’ingiustificato ed ovviamente lautamente remunerato incarico. Al Segretario-Ragioniere generale del nostro Comune del quale non sappiamo se percepisce indennità aggiuntive rispetto al suo primario ruolo non possiamo che dire: ”Caro Segretario visto che glielo consentono, ne approfitti perché per lei finu a quannu dura è furtuna!”.

AD OGNI BUON CONTO, SULLA MATERIA, SE HANNO NECESSITA’ DI ACQUISIRE ELEMENTI GIURIDICI, DATI, NOTIZIE ED INFORMAZIONI, IL MIO PARTITO SARA’ BEN LIETO DI FORNIRE, SOLO PERO’ SE A GENTILE, UFFICIALE RICHIESTA, QUANTO DESIDERATO. Noi disponiamo di un immenso archivio di atti, regolamenti, leggi, disposizioni, articoli, trattati, che mettiamo a disposizione di quanti aspirano a diventare conisiglieri comunali di centro destra o di liste collegate, o anche allievi assessori, che ne volessero approfittare. Addirittura protremmo anche organizzare corsi professionali di preparazione all'acquisizione di "una sedia". Se non altro per evitare di assistere, durante i Consigli, al silenzio straripante della maggioranza dei consiglieri che normalmente non hanno poi molto da dire.

Ma ritorniamo alle cose serie e ritorniamo all’Assessore D’Amico e all’intervista sulla distilleria rilasciata a Tele Jato. Ora io penso che se costoro avessero veramente interesse alle questioni ambientali e non certo ad altre più specifiche e personali cose, nonché a confrontarsi con i problemi che solleva la distilleria (ma non solo) molti dei quali, nel tempo, sono stati sviscerati e ed ampiamente sezionati, avrebbero tutti gli strumenti conoscitivi per operare con una seria politica di difesa dell’ambiente. Dal traffico veicolare, ai rilievi dell’inquinamento provocato dalle autovetture in alcuni punti “sensibili” quali, tanto per fare qualche esempio, l’area del centro storico (da via Di Benedetto lungo il Corso dei Mille fino a Largo Modica, via Vitt. Emanuele, Via magistrato Giannola, tratto dalla Chiesa del SS.Salvatore a Piazza Monumento e così via), senza tralasciare quel che accade giornalmente nelle aree dove insistono alcune scuole. Dal catasto delle emissioni in atmosfera (che non sono solo quelle della distilleria), alla raccolta differenziata sul quale servizio dovrebbero essere drastici nei confronti dell’ATO Rifiuti (e poi come chiediamo le consulenze?) dalla mappatura delle superfici incendiate, al catasto degli scarichi nei corpi idrici, al monitoraggio costante del depuratore comunale. Si tratta soltanto di alcuni esempi che rappresentano, però, UNA POLITICA frutto di analisi, considerazioni, ricerche. Tutte cose lontane mille miglia dalla sensibilità, conoscenza e volontà di quanti oggi governano la nostra città. Per non tacere sull’ordinanza preparata ed inviata a tutte le cosidette Autorità dal dott. Gioacchino Genchi (ordinanza ex artt.216 e 217 R.D. n.1265 del 1934 Testo Unico Leggi Sanitarie prot. Generale n.19213 del 31 agosto 2007 e con oggetto: Distilleria –Attività di stoccaggio e lavorazione vinacce ….) quando fu nominato Assessore dall’ex Sindaco Giuseppe Motisi che GIACE TRA LE CARTE DEL COMUNE, ALLE QUALI CARTE IL SINDACO LO BIUNDO E L’ASSESSORE D’AMICO POSSONO ATTINGERE QUANDO E COME VOGLIONO A PIENE MANI. Ma voi pensate davvero che lo vogliano?



giovedì 15 ottobre 2009

SALVATORE LO BIUNDO,IL "KAMIKAZE"


Quando si concluse l’intervista di ieri rilasciata dal Sindaco a Pino Maniaci e che verteva sulla ripresa dell’attività della distilleria Bertolino ,confesso che sono accasciato su di una poltrona entrando in crisi al punto che i miei familiari si preoccuparono non poco non avendomi mai visto in quelle pietose condizioni per ragioni cosiddette “politiche” . Uno straccio. Mi sentivo uno straccio e sono entrato in crisi profonda .Crisi culturale, politica,intellettiva, antropologica,mistico-religiosa. In una parola una vera e propria crisi esistenziale. Svuotato,privo di energia, mi sono afflosciato come si afflosciavano i pupi siciliani di don Antonino Canino quando venivano colpiti, nell’ambito di un furioso combattimento , dalla durlindana e cadevano a terra ,esanimi. Alla fine mi sono guardato allo specchio e, tra me e me, ho pensato: “Ma ti rendi conto di “comu nni finiu”?

Ma cosa aveva detto Salvo Lo Biundo a Maniaci tanto da provocare il collassamento generalizzato dell’apparato cardio-vascolare, muscolare nonché il respiratorio ? Alcune cose che sintetizzo:

1) che lui nei confronti della Bertolino “era impotente”perché chiamava i Carabinieri i quali gli ripetevano “che il compito dei controlli dei reflui non era loro ma dell’ARPA”;

2)che lui l’ARPA la chiamava “ma l’ARPA nemmeno gli rispondeva”;

3)che contro la Bertolino “non c’era nulla da fare perché la magistratura le aveva dato sempre ragione “;

4)che i cittadini e Maniaci “ che sentivano puzza non potevano denunciare lui ma dovevano denunciare la Bertolino

5)” contro la Bertolino non voglio fare il kamikaze”;

E alla domanda di Pino: “ Se sei impotente perché non ti dimetti da Sindaco?”, la risposta fu immediata, folgorante, efficace come quando il pugile sferra l’ultimo attacco e vince il match. Dice Lo Biundo con fare malizioso e, addirittura, una punta di “sfottò” :” Se ti dimetti tu dal fare televisione mi dimetto da Sindaco . Ma siccome tu non ti dimetti non mi dimetto neppure io”.

Pino, effettivamente, subisce il colpo ed ha un momento di smarrimento .Tuttavia cerca di salvarsi facendo ricorso al “mestiere”ed insiste con le domande chiedendogli cosa stesse facendo per fronteggiare quel che potrebbe accadere con la messa in funzione del “fumaiolo” .E qui’ Lo Biundo diventa quasi paterno nei confronti di Pino e passando dal tu al lei dice :” Non mi faccia dire quello che sto facendo. Ma le assicuro che con i funzionari stiamo facendo qualcosina”.

Hai capito il furbacchione? Lui sta facendo “qualcosina” cioè “un’attigghiu”,una cosa piccola piccola per evitare , evidentemente, di fare alla Bertolino “’a bua”

Ora, però ,cerchiamo di ragionare seriamente. C’è la “puzza” ma Lo Biundo non denuncia i titolari dell’industria ma pretende che lo facciano Maniaci ed i cittadini. Come se i cittadini non l’avessero scelto anche per la tutela della loro salute .Dispone del Corpo dei Vigili urbani che può utilizzare come e quando vuole, cosi’ in altri tempi ed altri contesti politici è stato opportunamente e rigorosamente utilizzato per controlli continui dentro e fuori la fabbrica ,al punto che il vigile Rocco Lo Porto fu “quasi” sequestrato all’interno dell’azienda perché ,a detta della titolare ,non aveva il diritto di indagare . Con l’ultima Giunta Cannizzo era stata costituita la SOA (squadra operativa antinquinamento composta da un tecnico, due operai ed un vigile urbano) che aveva il compito si scavare,ispezionare i collettori ed i pozzetti,controllare permanentemente i reflui che affluivano al depuratore, monitorare i corsi d’acqua specie il Puddastri ed il Carrozza, e nessuno conosce quale fine abbia fatto. L’ARPA , cioè l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, non risponde alle sue chiamate ( nel senso che nemmeno “lo ca…lcola”) e lui piuttosto che denunciare per omissioni l’Agenzia si lamenta che non gli danno ascolto. Si sente impotente e sostiene che lui non vuol fare il kamikaze come se a rappresentare con dignità il ruolo che gli è stato affidato da buona parte dei suoi concittadini facendo rispettare le leggi sia come andare in guerra .Imporre lo stoccaggio delle vinacce in luoghi protetti, o controllare se la distilleria ha ottemperato a tutte le motivazioni che portarono il giudice al sequestro degli impianti e chiuderla circa quattro anni ( ha riaperto non perché il tribunale avesse dato ragione all’industriale , come dichiara Lo Biundo ,ma perché quelle accuse di reato sono andate in prescrizione) forse pensa che non sia di sua competenza .Portare ad altezza adeguata lo sbocco nel Puddastri della condotta perché i reflui possano sempre ispezionarsi anche quando il fiume è in piena,cosa richiesta a gran voce da Maniaci in tanti servizi ritiene che se ne possa fare a meno .E si potrebbe continuare. Un amico ,ieri, che aveva seguito l’intervista ebbe a dirmi : “Ma è proprio vero ca a Partinicu nun po’ fari chhiù scuru di menzannotti”?

Toti Costanzo

lunedì 12 ottobre 2009

FRANCESCHINI? NO, GRAZIE!


Ho seguito in diretta gli interventi di Franceschini e Bersani all’Assemblea nazionale dei mille delegati eletti dagli iscritti al PD. Non ho avuto l’opportunità di ascoltare anche Marino per ragioni legati ad impegni familiari. Ne ho letto il resoconto sulla stampa.

Credo che al di là delle notevoli , sostanziali differenze politiche tra il PD e i Partiti della Sinistra alternativa come Rifondazione, appare evidente in questa fase politica, come le vicende di questo Partito debbano interessarci se non altro perché è il più forte Partito di opposizione al Centro destra, alla sua deriva, ai suoi pruriti autoritari, al ruolo sempre più “peronista” che assume ogni giorno di più l’on. Berlusconi . Tuttavia il nostro dissenso col PD é su tante cose ma è ,soprattutto, sulla politica economica , che è stata la causa del contrasto e caduta , per la seconda volta ,di Prodi anche se le ragioni di quella crisi furono tante altre non ultima la grande eterogeneità politica delle forze che componevano quel Governo. Mi chiedo:cosa avevamo da spartire ,noi comunisti, con un Dini o un Mastella ?

Ma ritorniamo agli interventi dei due protagonisti che oggi si contendono il ruolo di Segretario di quel Partito. Ero assolutamente convinto che l’on. Bersani avrebbe iniziato il suo discorso con “cari amici e cari compagni”. Aggiunse, poi, e non certo a sproposito anche “ cari democratici e democratiche”. Ne ero convinto soprattutto perché , attraverso la stampa e le dichiarazioni di Bersani e di altri esponenti che lo sostengono, abbiamo chiaro come quest’area che oggi appare maggioritaria nel PD fa precisi riferimenti culturali ai pezzi che compongono quel Partito e sono le esperienze di tanti che provengono e dal vecchio PCI e dai cattolici democratici popolari . Cosi’ come in quel Partito vi sono militanti e votanti che hanno scelto, oggi ,di essere nel Partito Democratico cioè in un nuovo soggetto che deve anche tenere conto della presenza di queste nuove energie . Se fossimo nostalgici del passato diremmo “bravo Bersani perché non hai voluto dimenticare le tue origini” e perché per un uomo di sinistra dire ancora “compagno” significherà pure qualcosa di importante. Ma non è nostalgia. E’ che Bersani ha tracciato una linea di demarcazione netta con quella disastrosa perseguita dall’ex segretario Veltroni che nel 2008 convinse tanto elettorato della sinistra sul “voto utile” al punto da impedirci di ritornare nel Parlamento con gravissimo danno per la nostra democrazia.Ma non impedi’ a Berlusconi di vincere le elezioni con una maggioranza tanto straripante quanto pericolosa . E’ stata, quella di Veltroni ,la scelta della “solitudine”, dell'autosufficenza, della presunzione ed "arroganza del giusto" ,del convincimento che solo quel Partito può e deve contrastare il centro destra, perché in Italia debbono avere diritto sostanziale di cittadinanza due grandi forze che si contrastano mentre gli altri ,i “cespugli” non sono funzionali al progetto di Governo del Paese . Magari servono per vincere nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni ma non certo per governare un grande paese quale il nostro. Questa linea è anche quella di Franceschini e della sua parte politica ,che viene perseguita con caparbietà,esplicitata nell’Assemblea e difesa ad oltranza da un redivivo Veltroni che ha avuto la possibilità di esternarla durante la trasmissione di ieri sera a “Che tempo che fa”. Lui continua a ripetere che l’alternativa a Berlusconi è soltanto il PD , che in Italia bisogna fare come in Inghilterra, due sole forze che si contrastano cosi’ come in America e che, dunque ,dare il voto alla sinistra alternativa è soltanto un voto sprecato. Questa è una linea suicida e perdente ,che è già stata sperimentata senza speranza se non quella di convincere tanti lavoratori a rintanarsi , a rinunciare al voto , ad abbandonarsi alla disperazione se non addirittura al qualunquismo e rifugiarsi nel “bossismo” o nel "dipietrismo". Né possiamo tacere dell’accordo tra Veltroni e Belusconi di porre lo sbarramento alle europee a poche settimane dalla celebrazione di quelle elezioni ,umiliando per la seconda volta quanti restano e vogliono restare alla sinistra del PD. Ovviamente questa politica rinunciataria, compromissoria, balbettante ha fatto le fortune di Di Pietro e del suo Partito .E le ragioni sono tante non ultime quelle di una Sinistra ,che essendo perdente ,diventa sempre più rissosa, frammentata, spaccata,antiunitaria .

E Franceschini come si è presentato alla platea ? Devo dire che mi aspettavo , considerandolo ancora ad oggi, un ex democristiano che iniziasse con “cari amici ed amiche” sorvolando sul “compagno”. Questo inizio, a mio modestissimo parere, avrebbe avuto anche un senso politico . Avrebbe detto della sua precedente appartenenza, delle sue radici, discutibili quanto si vuole ,ma con una “identità” . E invece no. Franceschini ha battuto tutte le più rosee previsioni e ha iniziato il suo discorso senza fare alcun riferimento né ad amici né ai compagni,né a democratici né alle democratiche . Come a dire:” Oggi costruiamo un Partito Nuovo con dentro quanti ci stanno . Un partito con poche regole, snello, semplic,leggero, senza complicazioni, senza alleanze perché noi siamo autosufficienti e , quindi, chi è contro il centro destra non può che scegliere noi “ .Noi , ovviamente, non abbiamo titolo per giudicare ma se dovessimo fare una scelta non avremmo alcun dubbio .La penseremmo in larga parte come la pensa Bersani non perché ex comunista ( noi non dimentichiamo né i finanziamenti alla Bertolino quando fu ministro nel primo Governo Prodi, né le su liberalizzazioni tra cui quella dell’acqua ) ma perché pieno di buon senso, di sano realismo, di conoscitore profondo della realtà italiana e della sua storia, Staremo a guardare cosa verrà fuori da questo scontro che non è cosa da poco e ciò indipendentemente del faire play dei contendenti .Guarderemo al 25 ottobre con l’animo di chi comprende come la democrazia italiana sia ad un bivio.In Italia come anche a Partinico.

Toti Costanzo

sabato 10 ottobre 2009

SPEZIALE,SALVINO E I QUATTRO GATTI

Chi è che non ha visto almeno una volta un giovane che da oltre dieci anni si piazza dietro uno dei tanti giornalisti televisivi che realizzano i servizi in diretta facendo le corna, le smorfie, e dicendo quel che gli capita? Questo giovane si chiama Paolini e molto spesso, e a volte anche opportunamente, viene cacciato a calci nel sedere. Pensavo a questo ,ieri, durante una intervista televisiva ,davanti il palazzo municipale di Partinico, con il Presidente della Commissione regionale antimafia che, notoriamente, non conta niente e soprattutto in Sicilia ha dentro discutibili personaggi . Mentre parlava di sciocchezze grandi quanto una casa – di cui dirò- accanto all’on. Speziale, appunto il Presidente, della Commissione ,vi si collocava dietro perché fosse ben in vista ,Salvino “prezzemolino”,un deputato regionale Presidente della Commissione Attività produttive della Regione siciliana ,notoriamente “presenzialista” a mò di Paolini ,e conosciuto per le montagne di chiacchiere che suole ripetere ad ogni occasione non venendo fischiato ,soprattutto a Partinico, in virtù forse del suo status di deputato che ancora ad oggi nelle realtà quali la nostra riesce ad incutere un certo reverenziale timore. L’on. Caputo Salvino prezzemolino,ad esempio, recentemente davanti una platea di consiglieri comunali e Sindaci del territorio radunati alla Cantina borbonica sulla questione della crisi della vitivinicoltura quando ormai ,però,la vendemmia si era disastrosamente conclusa, ha avuto l’ardire senza che nessuno lo fischiasse , che lui sarebbe intervenuto presso il Pesidente della Regione perché…. bla,bla,bla.Vi ricordate come si diceva una volta? “Doppu ca’ santa Fara la rubbaru ci ficiru a cancellata di ferru” .Come a dire che Caputo se avesse veramente avuto a cuore gli interessi dei vitivinicoltori, sarebbe dovuto intervenire prima nei confronti del “suo” governo regionale e cioè prima che avesse inizio la vendemmia .Se voleva recuperare un minimo di credibilità e qualche centesimo in più per il prezzo dell’uva che arricchisce,come abbiamo detto in altre occasioni, le cantine quelle fasulle e soprattutto le distillerie, avrebbe dovuto chiedere con forza interventi straordinari a sostegno di un comparto irrimediabilmente in crisi . Ma tant’é…

Dunque Speziale ,un ex comunista molto ma molto ex e molto ma molto pentito, parla e parla alle tivvù locali (l’on.Salvino-prezzemolino-paolini gli si colloca subito accanto perché tutti possano ammirarne il volto serafico ,inespressivo in quanto capace di controllare rigorosamente ogni millimetro di muscolo facciale ) e dice una serie di incredibili fesserie che scandalizzerebbero ,persino , Turi cià-cià personaggio mitico della nostra Sicilia che nella sua lunga vita ne vide di cotte ed anche di crude .Cosa dice l’ex Speziale venuto a Partinico con altri quattro gatti della Commissione per pomposamente riunirsi prima con Giunta e Consiglio e poi “ a porte” chiuse col Sindaco di Partinico? Dice che per sconfiggere la mafia e ripristinare la legalità nel nostro territorio bisogna chiedere al Governo di eliminare il blocco delle assunzioni e consentire ai Comuni di procedere ad altre assunzioni. Ma vi rendete conto da chi siamo governati? Ma si rende conto Speziale che prima di procedere ad altre assunzioni negli enti locali costoro hanno l’obbligo di stabilizzare , se ne sono capaci, i precari che lavorano 18/20 ore al mese e percepiscono stipendi di fame? Ma si rende conto che Partinico ha in organico, tra vecchi e nuovi assunti ,qualcosa come circa 500 DIPENDENTI cioè un esercito mal pagato, mal utilizzato ed usato sempre, specie da questa maggioranza, come massa di manovra clientilare buona ad ogni uso e per tutte le stagioni ?Devo ammettere che ieri mi sono vergognato come non mai anche perché i quattro “pellegrini” sono venuti alla nostra faccia perché gli abbiamo dovuto pagare anche la trasferta .Voi,a questo punto, mi chiedete cosa ha potuto dire il Sindaco di Partinico “in camera caritatis”e ai “quattro gatti”? Questo, resterà un mistero per omnia secula seculorum.Amen

Toti Costanzo

giovedì 8 ottobre 2009

VITO , ENZUCCIO ED IL MATTATOIO INTERCOMUNALE


Sono fermamente convinto che chissà a quanti è capitato, alla fine di un servizio televisivo e dopo avere anche ascoltato alcune interviste che normalmente il giornalista fa a personaggi che prendono parte all’evento , di concludere con un :" Picciò sugnu cchiù cunfusu ca pirsuasu!”Non è per mancanza di riguardo nei confronti di due personaggi della politica partinicese, Vito Di Marco ed Enzo Briganò,intervistati dalle tivvù locali nell’occasione della ripresentazione della ripresa dei lavori del progetto del mattatoio intercomunale alla Cantina, ma il fatto è che VERAMENTE non sono riuscito a dare una benché minima risposta ad un interrogativo che girava e rigirava in testa e che sostanzialmente diceva: “ Ma chi vosiru riri!”. Dice, per primo Vituzzu, che lui era contento, che finalmente si riprendevano i lavori, che era soddisfatto perché il mattatoio significa lavoro,sviluppo e poi ,a conclusione , infila nel suo ragionamento un concetto espresso in tante altre occasioni e cioè che è importante,per lui, dare inizio ad un’opera perché alla fine si arriva sempre a conclusione . Ma Vitù, com’è mi chiedo,che s’arriva sempre a conclusione ? Ma ti rendi conto che il mattatoio nasce nel 1988 ( avete capito bene e cioè oltre vent’anni or sono!) e che nasce non solo perché ,ALLORA, aveva un senso realizzarlo in ragione della presenza nel territorio di centinaia e centinaia di allevamenti e nasce dalla volontà del Consiglio di Amministrazione del Consorzio per il disinquinamento e riqualificazione dell’area del Partinicese (, Mimmo Briganò, , Totuccio Macaluso ,Salvatore Ferrara , Toti Costanzo, Salvatore Giuliano ed altri ) che lo propose alla Provincia di Palermo ( Assessore all’epoca ai lavori pubblici era Pino Lombardo) che accolse la proposta e lo finanziò per 40 miliardi delle vecchie lire? .Che i lavori hanno inizio alla fine degli ’90 con l’Assessore provinciale Coppolino? Ti rendi conto che per il mattatoio,dopo oltre vent’anni, siamo ancora come tu hai detto “alla posa della prima pietra “-ammesso che abbia oggi un senso definirlo nelle stesse dimensioni perché non siamo alla prima pietra ma - io dico-“semu appena appena all’arba. ”? Vituzzu, inguaribile ottimista! Bisogna rendersi conto che la logica ,allora come ora ,è sempre la stessa quella della dicci’di prima e dell’ uddicci ,emmepia,pidielle di oggi,per cui le cose hanno un inizio ma mai una fine. Tu dici come sia importante che le opere inizino perché,poi si concluderanno? E come fini’ con la piscina intercomunale? Inizio anno domini 1982 .E con la stazione degli autobus in via Montelepre?Inizio anno domini 1983. E con le opere di civiltà del quartiere Garofalo? E con i collettori fognari ed idrici di Borgo Parrini? No, caro Vito, con voi le opere iniziano( quando iniziano ) ma è certo che non finiscono mai. Sono dovuti trascorrere quarant’anni( qua-rant’-anni!) perché con Masetto ed altri amici potessimo vedere la Cantina recuperata, restituita a dignità , bella, lucida, splendente liberata dalla merda delle vacche e delle pecore .E c’é voluta una rottura nel vostro sistema di potere che si chiamò sindacatura Cannizzo .Ora, se Vito Di Marco buon per lui ,è un ottimista a tutti i costi, Enzo Briganò quando parla, mi fa sempre “moriri” . Dice Enzuccio ad un giornalista televisivo e rivolgendosi a Vito, che per il mattatoio non si trattava di porre la prima bensi’ la seconda pietra . E chi gli può dare torto? Però,poi, Enzuccio , da esperto in economia politica ed aziendale, disquisisce esaltando l’opera( come d’altronde aveva fatto , vi ricordate,per il progetto Policentro ) definendola un volano di sviluppo, un’occasione importante ed irripetibile, per concludere alla fine che avendo incontrato un “carnezziere” di Partinico costui gli diceva che nella nostra città le carnezzerie da venti sono passate appena a otto. Ma come,mi viene da chiedergli, i carnezzieri scompaiono e quindi scompaiono anche gli allevatori e tu esulti per un mattatoio che quando si concluderanno i lavori( se si concluderanno) la carne la venderanno , come avviene già oggi, soltanto i supermercati che si aprono a Partinico "a ccu nni voli nnavi" e che l’importano dall’estero o dalla Padania ?

Mi cadono le braccia a sentire i due amici ,che rivestono incarichi sul piano provinciale, avere una conoscenza dei problemi del nostro territorio cosi’ superficiale che, spesso, si accompagna all’improvvisazione. Qualunque amministratore di buon senso avrebbe chiesto , prima di rimettere la seconda pietra in quel luogo , una revisione del progetto modellandolo alla situazione strutturale ed economica degli allevamenti di OGGI e non a quelli di vent’anni or sono.E avrebbe anche posto con forza al Presidente della Provincia che invece di feste e sprechi pensi a sostenere gli allevamenti e gli allevatori che sono ancora rimasti . Il fatto è che per alcuni qualunque cosa si faccia è sempre cosa buona mentre non si rendono conto che spesso si tratta di sprechi e che a gioire é sempre la mafia degli appalti ,cui interessa fornire il cemento, manodopera e chiedere anche il pizzo.E, dunque, la mafia, anche ieri ha sentitamente ringraziato.

Toti Costanzo

martedì 6 ottobre 2009

PARTINICU E' PALERMU NICU

C’E UN ANTICO DETTO locale che dice: ” ’U partinicotu unni va si fa sempri accanusciri”. Pensavo a questo leggendo un articolo pubblicato sull’inserto di Palermo del giornale La Repubblica di domenica 3 che si occupava della distribuzione dei biglietti omaggio a consiglieri ed assessori comunali in vista della partita di calcio con la Juventus. Sono sicuro che a quanti hanno avuto la possibilità di leggere quel “pezzo” "ci àppiru a cariri ‘i vrazza!”. I fatti li riduco in sintesi.
Il Sindaco Cammarata, che negli ambienti della Palermo bene e di quelli cosidetti “politici” è ‘ntisu come “l’uomo che ride” per la sua propensione all’ottimismo, anche quello forzato, anche quando la città è invasa dai rifiuti, l’AMIA è al fallimento, buona parte dei 2000 dipendenti della Gesip nessuno sà (meno che mai l’avvocato Giacomino Palazzolo che della società é il Direttore generale), dove siano, cosa facciano, cosa producono quotidianamente ma, molti dei quali, notoriamente li puoi trovare giornalmente ‘a baddarò o ‘u capu dove vendono pane e panelle, stigghiola, frutta e verdura o girare per i mercatini e per strada arrotondando il magro salario di lavoratori sempre precari, il Sindaco Cammarata dicevo, resta imperterrito abbarbicato alla sua scomoda poltrona. E tutto ciò mentre viene travolto dallo scandalo che ha fatto ridere il mondo cioé della barca posteggiata al molo e custodita con tanto amore ed affetto filiale da “un gesippino” di fiducia dei figli del Sindaco (“si perché la barca - e sputo in terra dice Cammarata - non era mia ma dei miei rampolli” ), il bilancio del Comune un disastro al punto che prima ha tentato di aumentare la tassa sui rifiuti e siccome fu preso a pernacchie, ovviamente figurate, fece marcia indietro ed ora tenta, col raddoppio dell’IRPEF, di recuperare qualche milione di euro. Qualche milione di euro che gli servirebbe per continuare, finchè può, l’allegra gestione mentre corre voce sui giornali europei (quelli che si occupano anche delle escort di Silvio) che piazza Pretoria, piazza del Comune di Palermo, ha ripreso a chiamarsi “’a chiazza di sbriugnuna” non perché ospita da alcuni secoli le statue scolpite nelle loro nudità ma questa volta a causa delle vergogne praticate dal primo cittadino e da alcuni suoi fedelissimi. Per esempio, c’è un tizio dal cognome glorioso di un troiano che scampò alla distruzione di Troia e approdò dalle nostre parti, il quale per trent’anni di seguito- scriveva la cronaca che ne pubblicava anche la foto a mezzo busto- non ha mai potuto svolgere la sua attività lavorativa in quanto sempre nominato Assessore in una Giunta, prima dalla DCs ed ora da F.I. lato Cammarata-Schifani-Alfano, che fu trovato piangente quando gli fu recentemente comunicato che l’Assessore non l’avrebbe fatto più e gli veniva meno stipendio, macchina con autista , tetu’ e te eu, “sti…e quasetti di sita”. Per ricompensarlo del suo dolore che non aveva fine non è che lo mandarono ad occupare il posto tenuto caldo per questi trent’anni per sapere, finalmente, se era nella condizione di svolgere un normale lavoro ma Cammarata lo ha nominato Presidente del Consiglio di Amministrazione della Gesip. Dunque, stipendio, macchina d’ordinanza con autista, tetu’ e te eu e sempre sti…e quasetti di sita.
Ma ritorniamo alla cronaca de ”La Repubblica”. Cammarata dispone di 12 biglietti per la tribuna dei VIP da assegnare ai Consiglieri comunali di maggioranza e di opposizione. Tu dici che quelli che a Palermo fanno finta di fare l’opposizione vi hanno rinunciato? Pensate, che abbiano detto a Cammarata: “No, i tuoi biglietti non li vogliamo“ e sdegnosamente glieli hanno ributtati sulla scrivania? ‘Nto coppu!” Ci fu, al contrario, “a strarria” tra quanti dovevano accaparrarsi un biglietto “gratis ed amore dei”. Tale Faraone del PD, ad esempio, che riesce a mantenere contemporaneamente il seggio al Comune di Palermo (indennità, commissioni e altri vantaggi) e quello all’ARS (20 mila al mese circa) insieme al suo collega di Partito, Terminelli, che bazzicò con Orlando ai tempi della Rete, passando per Rifondazione per approdare prima nei DS e ora nel PD, “s’aggagnaru u bigliettu e a ccù voli a Diu su prea”. E così fece anche un rigoroso dipietrista di IDV tal Aurelio Scavone.
Ma dimenticavo le ragioni dell’incipit di questo post. Chi c’entra ‘u partinicotu in tutta questa storia? C’entra, c’entra. Perché dovete sapere che in Consiglio a Palermo siede un nostro illustre concittadino esperto, come un tal on. Liotta di lontana memoria, in salti di banchi consiliari (un giorno qua e uno là) che, trombato alle elezioni del 2005 per il Consiglio comunale di Partinico dove precedentemente era però stato eletto, si trasferì a Palermo e, miracolo, fu eletto Consigliere. Dice la cronaca de La Repubblica che il dott. Nuccio Genova (è, questo, il nostro illustre concittadino) “fici l’opra” per avere un biglietto”. Ma Cammarata fu irremovibile e Nuccio che appartiene ad altra sponda di FI, quella di Micciché,Dore e Fallica, fu regolarmente accucchiatu. Porca la miseria, ma allora è proprio vero che Partinicu è Palermu nicu!
Toti Costanzo

domenica 4 ottobre 2009

VERGOGNA!

VERGOGNA! Decine di morti, case distrutte, un assassinio annunciato. Così nel messinese e così è in tante parti della Sicilia e dell’Italia mentre un ministro della Repubblica, di fronte alla tragedia siciliana, non ha altro da dire se non che il Governo ha già pronto l’inizio dei lavori per realizzare il ponte sullo stretto facendo cosi' la gioia della mafia, della mala politica, degli affaristi di sempre. La stessa mafia, la stessa malapolitica e imprenditori disonesti che con quattro soldi di penale, oggi, fanno rientrare i capitali dall’estero dopo averli adeguatamente ripuliti dall’ignominia della quale, quasi sempre, sono coperti. Vergogna per il Governo di Berlusconi, per quello regionale pieno di ex magistrati che lancia proclami ma ad oggi fa soltanto chiacchere , per gli uomini di potere che hanno avuto in mano le nostre città durante la prima Repubblica, responsabili soprattutto dei disastri delle nostre terre e, oggi, anche vergogna per quelli della Seconda che continuano così come se il passato non avesse nulla da insegnare. Vergogna, dunque, per gli amministratori che spendono milioni di euro per feste, festicciuole e sagre alimentando periferiche clientele, sprechi, il malgoverno delle risorse e per esaltare la loro sbiadita immagine di figli d’arte di ex democristiani i cui padri sono stati i lanzichenecchi della Sicilia complici morali anche di coloro che spararono a Portella uccidendo giovani, vecchi, bambini. Che assassinarono ad Avola, a Reggio Emilia, a Palermo. Responsabili morali anche degli assassinii dei giovani carabinieri massacrati da Giuliano ed i suoi complici sui tornanti di Bellolampo o sulla montagne di Montelepre, dei magistrati, carabinieri, poliziotti, sindacalisti per quelli, oggi, che a Giampilieri muoiono per mancanza di rispetto delle regole da parte di amministratori disonesti che hanno consentito gli abusi, la costruzione ovunque fosse possibile pur di speculare sulle aree, quelle edificabili e quelle da non violentare. Che hanno fatto costruire sui greti dei fiumi, senza proteggere le montagne, i corsi d’acqua, le vie di comunicazione.
E a Partinico? Chi si preoccupa per le costruzioni realizzate sotto il colle Cesarò che noi comunisti negli anni ’70 contrastammo con forza non riuscendo a piegare la pervicacia e gli interessi ottusi e speculativi dei vecchi democristiani attirandoci, perfino, le ire e i risentimenti dei prorietari che non si rendeva conto, allora, di quel che si stava consumando? Noi avevamo, allora come ora, ragione nel dire che la Collina andava lasciata in pace, che bisognava delineare una città che avesse sviluppo verso il mare, che le sorgenti del “Lago” andavano protette e non massacrate dai primi palazzi costruiti da una mafia discreta ma rampante e determinata che in quegli anni dispiegava tutta la sua potenza, i suoi legami con la “politica” anche locale, la sua rapacità che trovava il culmine nell’abbattimento del settecentesco, storico palazzo Scalia in piazza Duomo. Ci riuscimmo soltanto, dopo memorabili lotte, con quel pezzo di pedemontana divenuto Parco del Castellaccio e, oggi, in totale stato di abbandono. E il quartiere attorno al Palazzo Ram c’è qualcuno che lo ha monitorato? E le costruzioni a ridosso del Puddastri e quasi dentro la città? E quelle della via vecchia di Borgetto? Ed i quartieri “Garofalo 1 e Garofalo2”? Sono controllati gli argini del Ciurro Murro, i grossi collettori fognari, le caditoie, i pozzetti fognari, l’acqua che irrompendo dalla SS.186 all’altezza del Castellaccio si riversa, incontrollata, dentro tutta l’area del primo Lotto del Villaggi Luna,le abitazioni abbandonate e cadenti disseminate all'interno del centro storico ,il percorso dello Jato fino ad arrivare alla sua foce di Balestrate lungo la quale le abitazioni sono sorte ovunque e senza un minimo di razionalità urbanistica e di sicurezza ? Ma perché interrogarci ancora ed ancora dopo anni di tante battaglie sostanzialmente perse? Mentre avveniva tutto questo sotto gli occhi appagati di amministratori cinici , si preparava una nuova generazione di apprendisti dell’arte passata il cui interesse primario,oggi,pare sia quello di assicurare un incarico ad un esercito di professionisti per "il costone" della Collina e un gettone a tutti i consiglieri di maggioranza essendo ,questo, l’unico esercizio “politico” in cui manifestano "spirtizza" e a cui danno priorità. Fino a quando ABUSERETE DELLA NOSTRA PAZIENZA?
Toti Costanzo