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lunedì 29 giugno 2009

AVVOCATO PALAZZOLO SE NE VADA PERCHE’ E’ MEGLIO TARDI CHE MAI

Dunque, come era abbastanza facile prevedere, i nodi arrivano al pettine e si profila la fine della gestione dell’ATO rifiuti in quanto l’AMIA di Palermo in ragione dei crediti vantati (16 milioni di euro soltanto l’ATO di Partinico), ha presentato richiesta di fallimento per alcune Società. I debiti sono tali e tanti che non è possibile risolvere la questione anche se l’eclettico avvocato Palazzolo, Presidente del Consiglio di Amministrazione, chiede disperatamente ai Comuni di assolvere ai loro impegni che sono ,poi, quelli di pagare i relativi debiti contratti. A primo acchito tu puoi dire come l’Avvocato abbia ragione nel senso che se i Comuni non pagano , o pagano poco, i problemi non si possono risolvere .Ed, infatti, alcuni “innocentisti” dicono : “Ma se i Comuni non pagano ,allora che responsabilità si vuole attribuire al Consiglio di Amministrazione dell’ATO”? Il ragionamento potrebbe non fare una grinza però è chiaro ai “colpevolisti” - tra i quali annoveriamo noi stessi- che i Comuni non riescono a fare fronte agli impegni per una semplice ragione: i costi della macchina ATO sono diventati talmente spropositati - e non sempre giustificati- che neppure i 2,39 euro di tariffa a metro quadro ( una delle tariffe più alte fra tutti i Comuni della Sicilia) che disinvoltamente Lo Biundo e compagnia hanno appioppato per il 2009 sul groppone dei contribuenti partinicesi , riusciranno a sanare i debiti ammesso che tutti i cittadini siano nella condizione di pagare .E lo stesso problema accusano anche gli altri Comuni del circondario seppur a protestare con forza siano soltanto Balestrate, Montelepre e Giardinello mentre ,di converso, SOSPETTO il SILENZIO del Sindaco di Partinico. Infatti questo silenzio è d’oro nel senso che l’Avvocato Palazzolo qualche favore a Lo Biundo l’ha fatto come d’altronde a Motisi e al suo entourage tant’è anche quel Partito di ATO non ne parla mai. E l’Avvocato Palazzolo potrebbe confermare e dire ,ad esempio, di qualche consulenza affidata ad amici dello stretto “giro” del Sindaco di Partinico .

Ora noi che abbiamo avversato con forza l’esistenza degli ATO - e dunque continuiamo a chiederne lo scioglimento perché la gestione possa ritornare ai Comuni e sotto il controllo dei cittadini - tuttavia non è che siamo contenti che l’Avvocato Palazzolo e i suoi colleghi vengano esautorati per il fallimento della Società .Quel che dico potrebbe apparire contraddittorio con quanto sempre sostenuto. Lo spiego e dico che quel che frulla nella testa di chi amministra la Regione siciliana non è di accogliere (figuriamoci!) la soluzione che noi proponiamo ma quella di dichiarare il fallimento della Società,sollevare l’attuale Consiglio di Amministrazione e al posto di questo inviare un bel Commissario straordinario ,di quelli che essendo provvisori restano in carica vita natural durante in quanto ammanigliati col potere regionale e continuare osi’ all’infinito. Esattamente come si è fatto con i Consorzi di bonifica o con le ASL (un solo uomo al comando) e i cui risultati sono il fallimento della politica di gestione delle acque e la spartizione della torta miliardaria della sanità che quando va bene serve quale trampolino di lancio per gli Iacolino inviato a Bruxelles e quando va male finisce come fini’ con Manenti e gli Aiello . Cioè a fare il Commissario, statene certi, sarà scelto un ex deputato, ex Sindaco, ex assessore o ex di tante altre cose, tutti personaggi regolarmente trombati ma tutti rigorosamente fedelissimi alla “cosca politica vincente dei palermitani “ che coprirà il posto per assicurare potere e denaro. E allora, qualcuno potrebbe chiedere:”Ma ,dunque, allora voi comunisti se gli ATO non vengono estinti cosa volete?Volete che l’Avvocato resti o se ne vada “ ?La risposta penso di trarla dai ricordi personali

Era Sindaco di Partinico , se ben ricordo , il dott. Angelo Geraci(fratello di Gino e zio di Cola) che fu anche membro della Commissione provinciale di Controllo ai tempi della prima repubblica . Corrispondente del Giornale di Sicilia nel nostro Comune l’esimio prof. Vito Scaglione, eccellente educatore .La DC partinicese entra in crisi e allora si aprono i soliti scontri all’interno della maggioranza che , come è ormai risaputo , era costituita dal noto CAF locale . Qualcuno voleva far fuori Geraci e sostituirlo con altro sindaco .E allora il prof. Scaglione ,sicuramente un galantuomo ma ingenuo perché poco avvezzo ai “giochi” dei politicanti , preoccupato che il Comune sarebbe rimasto senza alcuna guida ,scrisse un pezzo che restò memorabile e che si “apriva” con la scritta a caratteri cubitali:” Signor Sindaco, non se ne vada!”.Era un sentito appello del cittadino più che del giornalista che riponeva fiducia in chi aveva la guida del Governo locale convinto che ci si doveva muovere sempre, come ripete Maniaci, per il bene della collettività . Noi,ovviamente, non siamo cosi’ ingenui da dire: “Avvocato Palazzolo non se ne vada” ma , al contrario, ci permettiamo di dire sommessamente:”Avvocato, ci ascolti .Si dimetta prima che ci pensino altri a farlo .Aggiunga la sua voce critica a quella nostra,ammetta che gli ATO sono dei carrozzoni che vanno eliminati e che i Comuni hanno il diritto a non pagare. Sposi la nostra causa, si metta insieme a noi anche per difendere i padri di famiglia che nell’ATO hanno trovato insperata occupazione e che potrebbero essere riassorbiti dai Comuni dove un pezzo di pane è sempre più che sicuro. Li mandi tutti a quel paese prima che per lei sia veramente troppo tardi. Lasci stare i preannunciati scontri televisivi con altri o con noi che abbiamo il gravissimo difetto di dire la verità e lasci stare le assemblee plenarie con i consiglieri comunali per difendere l’indifendibile ! E si ricordi di quel famoso ma banalissimo detto che lei conosce, e che mi piace ricordare ,il quale recita come sia preferibile vivere un giorno da leone che cento da pecora . Ed io, sono certo che con la grinta che si ritrova lei essendo anche monteleprino ,leone potrebbe esserlo davvero”.

Toti Costanzo

giovedì 25 giugno 2009

“METTO LA FASCIA ED INAUGURO QUELLO CHE ALTRI HANNO REALIZZATO”

“Ringrazio il dottor Sindaco Lo Biundo…”. Disse proprio così e con una certa emozione, la signora intervistata da Tele Jato che, si è appreso, essere palermitana ma residente da qualche tempo nel nostro Comune e che, a suo dire, nel 1976 avrebbe iniziato un’attività nel primo impianto che si prestava per il pattinaggio attiguo al pallone tensostatico. Questa attività, la signora e altri suoi collaboratori tutti di Palermo, intenderebbe continuare in quell’area che agli inizi degli anni ’70 era abbandonata così come lo erano e lo sono tutt’ora il resto di quelle che circondano l’insediamento abitativo dell’IACP (le cosidette “case dei contadini” perché costruite soprattutto per i braccianti agricoli e proprio a due passi dalla dimora dell’Assessore Pantaleo) con l’esclusione di quella concessa all’Associazione “Borsellino” di cui Presidente è, o è stato, l’attuale consigliere provinciale ex AN, Vincenzo Di Trapani. Per quest’area va fatta un’altra, amara, considerazione: una iniziativa che guardammo con simpatia perché rappresentava un esempio di impegno di un pezzo di mondo giovanile, seppur di destra, che l’adottava per onorare i morti di Nassyria ma che di lì a breve si manifestò per quel che non doveva essere e cioè capitalizzare, per interessucoli elettorali, quel che poi si rivelò e cioè solo e soltanto modesta propaganda. Infatti quel piccolo spazio è lasciato al degrado e al più totale abbandono e costituisce vergogna non solo per i promotori ma soprattutto per l’attuale Amministrazione comunale che non solo mantiene nel degrado tutto il contesto di quell’insediamento abitativo popolare ma, per coerenza insieme a tutto il resto del verde partinicese, anche il “Parco del Pino” costato centinaia di milioni e realizzato proprio di fronte il tensostatico. In quel Parco, realizzato dall’ultima Giunta Cannizzo, fu possibile (ma solo dopo la sfiducia al Sindaco in quanto il sottoscritto nella qualità di assessore si era fermamente opposto) che si potesse speculare utilizzando un “trucco” classico dell’era diccì: una ditta, per aggiudicarsi i lavori, presenta un ribasso spropositato, si aggiudica così l’appalto e poi, con la complicità di qualche ufficio che accoglie una non giustificata perizia di variate, riassorbe tutto il ribasso ed il gioco è fatto. Ma la storia dell’area dell’IACP della zona “Pino” va raccontata perché, per certi versi, è una storia senza fine che si ripete come la sequenza ripetuta di un film già visto. Un film di malapolitica, di disfunzioni, di speculazioni e che si accentua ogni giorno di più. Né si possono giustificare gli interventi economici di una società privata (quale Ufficio del Comune ha dato l’autorizzazione ad intervenire? Come è possibile che un privato intervenga con lavori di manutenzione su di un bene comunale?) costituita da cittadini che sistemano la pista a loro spese cui la Giunta, però, con una procedura che viola leggi e soprattutto anche un recente Regolamento del Consiglio, ha concesso l’uso dell’impianto che verrà utilizzato A PAGAMENTO. Cioé un bene pubblico, un bene di tutti costruito con i soldi pubblici potrà essere usato soltanto se si pagherà un contributo non al Comune ma ad un privato. Dunque l’Amministrazione comunale piuttosto che tutelare l’interesse dei giovani, specie quelli del quartiere, affida “direttamente” il bene e per di più come in un film di Fantozzi il Sindaco, addirittura, con tanto di fascia tricolore e anticipato dagli ossequiosi seppur imbranati soliti servienti, taglia il nastro come se avesse inaugurato la cattedrale di Notre Dame de Paris e non certo un bene da loro non realizzato con l’aggravante che lo hanno lasciato al colpevole abbandono per un anno intero. Così come è abbandonato lo stadio comunale, l’impianto della terza zona PEEP e quello del Villaggio Luna. Tanto per citarne soltanto alcuni. Ma ritorniamo alle vicende di quell’area contigua agli alloggi popolari. Fu, all’inizio degli anni ’70, che si ebbe da parte del PCI uno scontro assai duro con la solita Giunta democristiana sempre sostenuta dal PSI e da Cintola, il famigerato CAF locale. E infatti con Cintola, allora Assessore all’Urbanistica, abbiamo avuto un forte scontro in quanto, solo perché proposto dai comunisti (un po’ come fa Lo Biundo quando non risponde alle nostre continue interrogazioni. D’altronde non sono, oggi, nello stesso Partito e, dunque, Lo Biundo non è alunno di quella stessa “scuola politica?) non intese accogliere la possibilità che offriva il CONI, fin dal 1970, di fornire al Comune un “progetto tipo” e soprattutto il finanziamento di 70 milioni per la realizzazione di una palestra coperta solo che l’Amministrazione mettesse a disposizione l’area. Da Consigliere comunale e da vice Preside della scuola Archimede insieme ad alcune famiglie, di fronte alle resistenze non giustificate degli amministratori, raccogliemmo “casa per casa” oltre 2000 firme nel quartiere “Arlecchino” per costringere gli Amministratori a capitolare. Per la nostra scuola significava, finalmente, avere nelle adiacenze la palestra coperta e per il quartiere del “Pino”, oltre che una struttura sociale assai importante, la possibilità di risanare un pezzo di periferia. Non intesero ragioni e, dunque, si persero quei finanziamenti. La giustificazione fu: quell’area è di proprietà dell’IACP e, di conseguenza, non può essere utilizzata dal Comune. Ovviamente si trattava di una misera giustificazione tant’è che non passò tempo e caddero i veti per cui una delle solite imprese locali “ammanigliata” (se non ricordo male fu piastrellata con fondi dei famigerati cantieri-scuola per disoccupati che allora andavano per la maggiore nel senso che erano nelle mani della mafia locale e di piccoli speculatori “fatti” a impresari) realizzava sull’area una parte piastrellata che fu, immediatamente utilizzata dai ragazzi del quartiere e come pista per il pattinaggio e come area per il gioco del calcio. Su quella parte piastrellata, caro Giovanni Pantaleo che i soliti comunisti realizzarono la prima “Festa del quartiere Pino”: in una bellissima sera d’estate ebbe lì svolgimento un triangolare in notturna di pallavolo con bancarelle, piazza illuminata, distribuzione di bibite e pane e panelle, musica e ballo popolare. Un esempio di come era possibile, con poco anche se a nostre spese, animare pezzi di periferia. Poi, appunto nel 1976, la prima iniziativa organica di uso della struttura per il pattinaggio. Una esperienza che si ripeté nel 1999 (caro Sindaco sarebbe utile, anche per te, avere una seppur minima conoscenza della microstoria della tua città per evitare di dire spesso sciocchezze) con la ultima Giunta Cannizzo la quale con il sottoscritto Assessore allo Sport consentì il proseguimento dell’iniziativa anche in inverno concedendo l’uso del primo piano del maxiparcheggio (si, proprio il parcheggio che Lo Biundo ha concesso all’ATO rifiuti che ne ha fatto un immondezzaio) alla società sportiva partinicese che, prima, era costretta ad allenarsi a Giardinello. Lo scopo era quello di permettere agli atleti d’avere un luogo idoneo e al riparo. Ma queste, come altre esperienze nel mondo dello sport locale, purtroppo e sempre per ragioni economiche, non hanno una lunga durata. Lo sanno tutti coloro che lo sport lo organizzano che i costi sono enormi, sacrifici tanti e risorse poche. Né le famiglie sono sempre nella condizione di pagare alla società sportiva un ticket mensile. Purtroppo succederà anche questa volta mentre Lo Biundo e la sua corte di fantozziani servienti si preparano ad inaugurare un’altra opera (dopo averla spolverata un poco) realizzata, ovviamente, sempre da altri precedenti amministratori e recitando la solita poesia imparata a memoria: “E’ da decenni che questo bene è abbandonato (sic!) e così come noi lo abbiamo scritto nel nostro programma abbiamo fatto, faremo, diremo, bla, bla, bla, bla…..”.


Toti Costanzo

martedì 23 giugno 2009

Scarpe rotte eppur bisogna andar.......

Siamo al sedicesimo giorno e la linea telefonica di proprietà della Telecom, interrotta nella zona nella quale dimoro, non viene ancora ripristinata. Il danno non è di poco e non solo per le famiglie impedite nel rapporto e nella comunicazione con gli altri per cui devi ricorrere al telefonino con ulteriori e pesanti costi ma soprattutto per quegli imprenditori che in questa zona svolgono la loro attività specificatamente nel settore della ristorazione. E non è, certamente la prima volta che questo accade, almeno in questa zona. Dico questo non solo perché mi ha impedito di potere proseguire il dialogo attraverso Sala Rossa ma perché sia a tutti chiaro quel che si deve intendere, almeno dalle nostre parti, per PRIVATIZZAZIONE DEI SERVIZI. Pensa tu a quel che succederà con la privatizzazione dell’acqua e, per certi versi, come è accaduto, per i rifiuti che, sebbene l’ATO sia uno strumento pubblico, viene gestito con criteri assolutamente privatistici e padronali. Una privatizzazione voluta dal centro destra con l’ossequio del PD dei vari Lanzillotta, Colannino, Ichino e a scendere fino ad arrivare ai Cracolici palermitani. E tu hai necessità di telefonare ogni giorno per conoscere lo stato dei lavori aggrappandoti, financo, ad una vocina registrata alla quale si accede dopo avere premuto i numeri che di volta in volta ti vengono indicati la quale, dopo un lungo giro parole, ti dice confortandoti che “stiamo provvedendo”. Tu ci credi e aspetti speranzoso, fino a ricevere(l’altro ieri sera alle 19,16) un SMS che ti comunica “che la linea è stata ripristinata e ci scusiamo per il disservizio”. Alzi la cornetta con il desiderio forte di ascoltare il bip, bip, accendere di corsa il computer, collegare l’ADSL e riprendere il filo di collegamento con i tuoi interlocutori di Sala Rossa o del Partito, degli amici o dei compagni ma il telefono, come nei giorni precedenti, resta miseramente muto. Protesta interiore, rabbia e male parole al vento. Ovviamente delusione fortissima. Poi dal giornale apprendi che Sabato 13 giugno a Roma vi è stata la protesta di oltre 5000 dipendenti della Telecom (che ha la proprietà della linea telefonica ma gestita da privati gestori per un mare di euro di affitto realizzando così un monte di profitti senza colpo ferire) e capisci che il danno non è solo per un servizio anche a te negato, seppur momentaneamente, ma per migliaia di padri di famiglia che rischiano il posto di lavoro e allora il tuo pensiero va a loro, alla loro lotta, alla difesa dei loro diritti e dimentichi che la Telecom, prima d’essere privatizzata, fu costruita con i nostri soldi, ceduta ai privati speculatori i quali l’affittano ai vari Tele2, Infostrada e via dicendo. Aspetterò ancora con pazienza anche se mi sono convinto che bisogna, nelle forme in cui é possibile, riprendere il dialogo con i nostri lettori per evitare una lunga pausa non voluta, una vacanza non ricercata e consentire ai nostri cari, affettuosi malevoli anticomunisti irriducibili (e non sono pochi) di pensare che dopo l’ennesima sconfitta elettorale i comunisti hanno, finalmente, chiuso come si suole dire, baracca e burattini. Per cui ho chiesto al compagno Giacomino Minore di ospitare le note occuparsi lui di trasferirle sul sito. Un lavoro fastidioso, almeno per me, che data l'età sono legato ad alcune ben precise abitudini e dunque restio alle innovazioni, ai tempi d’attesa, alle strumentazioni. Ma se penso che si tratta soltanto di una pausa mi consolo pensando a quel che accade nei Paesi totalitari, tipo Iran dei nostri giorni (o come durante il fascismo in Italia), quando il potere impedisce la libera espressione del pensiero non per ragioni tecniche ma per scelta e convenienza oscurando, ad esempio, i siti ed impedendo, così, il dialogo tra gli uomini perché le nefandezze del Potere possano venire nascoste al mondo. Per cui, seppur scritta il giorno successivo alla pubblicazione dei dati elettorali delle europee cioè Lunedì 8 c.m., la pubblichiamo, oggi, questa nota al fine di riprendere il dialogo con i lettori fino ad oggi per forza maggiore interrotto e scusandoci con loro.

TOTI COSTANZO

Un miserabile accordo con Berlusconi e fortemente voluto da Veltroni quando divenne segretario del PD, ha impedito che nel Parlamento europeo potessero, in questa occasione elettorale, occupare un seggio almeno 5/6 deputati sia della Lista Comunista che sia quella della Sinistra e Libertà. Circa due milioni di voti (1.038.247 quelli nostri con il 3,4% e 958.458 quelli di Sinistra e Libertà con il 3,1% ) che non hanno alcuna rappresentanza. Così come non hanno rappresentanza i Radicali, l’MPA e le Destra che senza lo sbarramento avrebbero eletto almeno 4/5 deputati. Meschini, sono solo dei meschini, cinici e calcolatori quelli del PD che hanno contrattato con Berlusconi lo sbarramento allo scopo di raccattare voti e qualche seggio in più. Così era già stato per la Regione siciliana per l’accordo Cracolici-Cuffaro che ha impedito a circa il 5% dei siciliani che avevano votato a sinistra di avere 7/8 deputati tutti assegnati, ovviamente, al PD. In Sicilia e a Partinico, in questa tornata elettorale, costoro si salvano soltanto per il consenso personale ricevuto da Crocetta e dalla Borsellino da pezzi notevoli della società civile che in buona parte, e senza la loro candidatura, sicuramente non avrebbe votato PD. Si, caro Cracolici, senza Crocetta e Borsellino ed i voti dei sindacalisti Tripi e Barbagallo saresti arrivato, si e no, al 15/16 per cento così come dai sondaggi.

Noi non possiamo certamente ritenerci soddisfatti del risultato ottenuto dal nostro Partito anche a Partinico, però rispettosi sempre del responso elettorale, lo accogliamo cercando di COMPRENDERNE LE RAGIONI. E, seppur è difficile esercitare il nostro ruolo in una città immersa storicamente nel “moderatismo” e sommersa dai bisogni individuali e quindi da pesanti condizionamenti tuttavia - e lo sanno bene tanti nostri concittadini - non ci siamo di certo risparmiati neppure in questa campagna elettorale costruendo quel che abbiamo potuto non sottraendoci al nostro dovere di militanti comunisti. Certo potremmo sempre dire che il dato della nostra Lista a Partinico, il 2,7%, si discosta anche dal risultato del nostro Partito nella Regione siciliana, il 2,2%, ma sarebbe veramente ben magra soddisfazione. Abbiamo perso a Partinico così come in Sicilia, come soprattutto al Nord. Il fatto è che paghiamo per le divisioni sul piano nazionale (insieme a Sinistra e Libertà in Italia siamo al 6,5% e a Partinico al 4%), per non avere una nostra rappresentanza nel Consiglio comunale di Partinico, di contrastare con la solita, vecchia logica clientelare che si alimenta sempre di più dell’uso spregiudicato del ruolo istituzionale di chi amministra la città e che senza alcun pudore ha condizionato pesantemente l’elettorato. Così come, d’altronde, è stato nel passato anche recente. Non sappiamo se risulta vero (ma statene sicuri che lo accerteremo) di incontri pre-elettorali con gli ex LSU, con i recenti assunti tramite la Legge 328. Se così fosse saremmo, ancora una volta, davanti, ad un reato che trova sostanza negli atti di coercizione nei confronti di persone subordinate e, dunque, deboli e condizionabili. Senza tralasciare il reato di abuso di potere che si potrebbe configurare nel momento in cui un soggetto utilizza la sua autorità per costringere altri ad assecondarlo.

No, non siamo soddisfatti del risultato ma, tuttavia, compensati dall’impegno e dalla abnegazione dei nostri giovani compagni di cui andiamo sempre più orgogliosi. Si sono spesi per la nostra Lista, hanno saputo rendere viva questa campagna elettorale ricercando voti per il Partito e non certo al servizio di qualche potentucolo di turno che prende voti e scappa (possibilmente a Strasburgo per sfuggire ai rigori della legge) così come avviene soprattutto nel centro e nel centro destra. Giovani al servizio del candidato per una promessa, un favore, un incarico, una speranza d’assunzione anche temporanea. Politica, si diceva una volta, fatta dai Partiti del centro destra dentro i “malasena” anche se divenuti virtuali mentre noi abbiamo lavorato a viso aperto in Piazza con i nostri comizi e le iniziative culturali a dimostrazione della vivacità di giovani che sposano la politica non certo per convenienza ma convinti che i valori, la cultura, la passione rappresentano una parte importante di se stessi, della loro formazione, della loro stessa vita. Riprendiamo senza soluzione di continuità la nostra quotidiana battaglia fatta di impegno e di sacrifici, di rinunce ma di grandi soddisfazioni morali. Riprendiamo per costruire unità a sinistra e non altre divisioni, riprendiamo perché questa Società ha bisogno ancora di tanti comunisti e comuniste. Perché noi crediamo, senza per questo che ci si consideri degli illusi, idealisti o utopici che un’altra Società, un altro mondo è possibile anche nella nostra città .

Toti Costanzo

domenica 14 giugno 2009

DAL RIFUGIO SEGRETO, LETTERA DI GIUGIO AI NOSTRI CONCITTADINI

Miei amati e sciacquati concittadini, scrivo dopo un anno di silenzio impostomi da Marcello ma che ora mi ha consentito di riprendere la parola. Ho convinto quei quattro gatti di comunisti, i soli rimasticome si suole dire “sulla piazza”, a riprendere da dove avevo lasciato. Loro, imperterriti, hanno detto di si non scoraggiati neppure dal risultato disastroso delle ultime elezioni per cui hanno dovuto prima smaltire una “vacunata” di borse di ghiaccio di cui ebbero bisogno. Pare che “i capi” (per modo di dire!) oltre la drastica cura del ghiaccio dovettero essere incubati nella iperbarica per quasi un mese prima di una loro ripresa. Marcello, che mi ama alla stregua di un figlio, dopo il risultato elettorale dello scorso anno mi ebbe a dire: “Peppino, dopo la seconda, sonora, coffa corpu ntracorpu da te accucchiata con la candidatura a Sindaco ma, soprattutto, dopo l’umiliazione subita a causa della elezione del pinocchio, ti dico chiaramente, con affetto ma anche con assoluta determinazione: “Arritirati cappellò”.
Lo ascoltai e, anche se ncuttumatu, gli avrei voluto gridare tutto il mio disgusto per i tromboni locali (Enzuccio, Filippino, Pinuzzu, Totoneddu, Pitruzzu etc. etc.) che mi avevano assicurato il sostegno giurando e spergiurando e per giunta avevano pure “sputatu n’terra e curnutu accù sinni penti” che mi avrebbero sostenuto ma che, al contrario, mi tradirono come Giuda trasformando il glorioso Partito delle Libertà in Partito delle Lucciole, con grande soddisfazione di Pinuzzu TJ che, lo sanno tutti, operò sutta sutta per impedire il mio ritorno e quello della mia corte che ora squagghia come “ ‘u….da zza Bittidda”. Smantellata fu, così, la sublime macchina che avevo con pazienza e tanti sacrifici costruito pensando a Partinico come alla nuova città del Sole, dove l’aristocrazia cittadina avesse il sopravvento sulla plebaglia che dilaga ed inonda ogni ganglio vitale e si è impossessata del Palazzo e dove avevo pensato di diffondere il cerimoniale di Monsignor della Casa del 1558 perché diventasse guida e faro comportamentale per i dipendenti e dove il baciamano alle signore, ripristinato ed obbligatorio per tutti. La Sala degli specchi sarebbe ritornata agli antichi fasti quando una volta l’anno, lì, veniva celebrata la bellezza, la gioia di vivere e dove all’interno scaturivano, quando addirittura non esplodevano, gli amori, quelli fugaci e quelli duraturi al ritmo di un tango, un blues, un chà-chà-chà. Che ne poteva capire quel Peppone di queste cose? Eppure io, dopo la sua improvvida elezione che sostenni al ballottaggio, gli avevo fatto una proposta: “Peppone -gli dissiaggregami ed iniziamo un percorso di gloria per tutti. All’antica“. Ma dietro Peppone c’era “l’Oste di barba e pizzo ti sei adornato” e l’oste, il vino come da sempre, lo voleva tutto per sé. Finiu comu finiu e cioè a schifiu. Ma ora mettiamoci una pietra sopra e non ne parliamo più anche se la rabbia mi divora e voi, miei concittadini dovete capirmi. Ma vi rendete conto la nostra città in quali mani è finita? Vi rendete conto quel che è avvenuto? Per riaprire la bella villa Margherita ci sono voluti mesi e mesi. L’Assessore al Ramo (mai definizione fu più appropriata nel senso che per curare qualche ramo ci ha messo una anno) capisce qual’è il suo ruolo come io capisco di fisica nucleare; i Vigili hanno avuto imposto, quest’anno, di accucchiari più di 300 mila euro futtennu a chistu e a chiddu; arrivano bollette di acqua e di munnizza ca’ sganganu l’ossa; gli ho lasciato circa 500 dipendenti e non sono capaci nemmeno di aprire e chiudere un gabinetto pubblico; s’arruffianianu cu’ tutti, a tutti targhe-ricordo: Pinuzzu lo coprono di linguate e premi, all’Arma gli diamo l’area anche se sacrifichiamo la scuola, ad Antonello i voti, all’APS (cioè quelli a cui fecero fottere la nostra acqua) le risorse idriche mentre sono alla continua caccia della lira. A ccù runanu e a ccù promettinu. La loro parola d’ordine è: “Tu chi bboi?” “A tia chi ti servi?”, ”Tu unni voi iri ‘a Cantina o a Casa di riposu”? Certo, non è che anche io qualche debolezza non l’abbia avuto. Ma, miei concittadini, come si dice: “Ci voli ‘u venti n’chiesa ma non pì astutari i cannili!”. Concittadini, dobbiamo riprendere il cammino. La strada e lunga e il sentiero irto di pericoli. Ma dobbiamo farcela, costi quel che costi. Perché come diceva mio nonno: “Pò fari cchiù scuru di menzannotti?”(tratto da Sala Rossa, maggio 2009)

sabato 6 giugno 2009

SINNACHICCHI E ASSESSORICCHI CIUCCIACAPRE



Ciucciacapra. La parola mi frullava nella testa ma non riuscivo a collocarla nel tempo e neppure ricordare chi l’avesse pronunciata. Preoccupato- pare che con l’età che avanza irrimediabilmente si dimenticano sempre più le cose del passato- feci violenza su me stesso. "Ciucciacapra-esclamai! Ora ci sono". Era il termine che il compagno Cola utilizzava quando soleva bollare tanti di quei pseudo comunisti che si avvalevano del lavoro politico ,e dunque dei sacrifici, degli altri compagni per averne qualche ,anche modesto,vantaggio personale. Di costoro ne aveva disprezzo e mi spiegava che il ciucciacapra ( in italiano succiacapre o caprimulgo ) altro non é se non un uccello che ha l’abitudine di posarsi sulle capre e con il becco raccattare i residui degli alimenti che si depositano tra i loro denti. In tal modo, quell’animale, si assicura la sopravvivenza. Ovviamente i pecorai sono convinti che succhia il latte delle pecore e cosi’ lo allontanano in malo modo. Dunque il “succiacapre” era un’essere esistente e non certo una invenzione dell’eclettico Cola ,fonte inesauribile di fatti, avvenimenti, storie anche personali,realmente accadute , che ti coinvolgeva,affascinava col suo dire ed anche col suo fare .Ma perché mi ritornava in mente con tanta insistenza quel termine? Perché in questi ultimi giorni le scuole di ogni ordine e grado, come sempre, diventano una fucina di iniziative culturali: rappresentazioni, recite, proiezioni, concerti dei ragazzi,celebrazioni, cori. Dunque iniziativ di largo respiro culturale,cose belle, importanti per cui ti dici: meno male che la scuola, questa scuola, è ancora li, che esiste ancora, che regge ai colpi inferti dal berlusconismo e dai suoi brunettucoli di turno che sono fonte di incultura, di disprezzo del lavoro dei docenti i peggio pagati tra tutti i paesi europei. E ti commuovi nel vedere e sentire recitare i bambini o i ragazzi raccontare, cantare ,rappresentare e vuoi che questa scuola rimanga elemento creativo per forti processi educativi , vuoi che resista ai colpi, all’incuria, all’inettitudine anche degli amministratori locali, seppur temporanei, ma sicuramente e molto spesso inconsapevoli protagonisti di decadimento, disfacimento, abbandono . Ed allora mentre i maestri, i professori raccolgono il frutto di un lungo anno di lavoro educativo ,tu ti trovi ad assistere ad un tourbillon di "presenzialisti" che nulla hanno a che spartire con la scuola, con il lavoro degli insegnanti o dei ragazzi, con i bisogni più profondi di quelle istituzioni culturali .Al contrario molto speso lesinano “la lira”, piangono miseria ma assumono senza necessità ,procedono con avanzamenti di carriera ,sprecano importanti risorse , immobilizzano l’esercito di dipendenti che diventano loro malgrado sempre più improduttivi ,per cui le scuole non ricevono sostegni concreti e devono operare con le loro modestissime risorse economiche dimostrando, però, che con poche risorse ma con molta passione si riesce a fare tanto ma tanto di positivo e di creativo. Eppure i presenzialisti sono sempre li’, non demordono ,sempre presenti, sempre al tavolo della “presidenza”, sempre a mettersi in mostra come le belle delle vetrine di Amsterdam ,a farsi intervistare . E si tratta di "sinnachicchi" o “assessoricchi”, quelli con qualche merito e quelli senza che strombazzano realizzazioni inesistenti, annunciano con enfasi “quel che sarà ,quel che faremo” , usano parole ampollose e piene di fumo e ,se Assessori, non dimenticano mai di citare il Sindaco ( come il servo cita ,obbligatoriamente ,sempre il padrone) che “l’aveva detto, l’aveva scritto, era nel suo Programma” mentre tu sai che non é assolutamente vero ,raccattando una visibilità che non avrebbero se non fosse per la misericordia loro accordata dalle emittenti locali ed anche da qualche giornalista della carta stampata. Dunque siamo davanti ad una nuova schiera di cucciacapre che si nutrono dell’altrui ? Io non lo so ma so con certezza che se Cola fosse ancora tra noi mi direbbe ,come soleva dirmi chiamandomi sempre col cognome:”Caro Costanzo, ricordati che finché c’è mondo ci saranno sempre i ciucciacapre!”
Toti Costanzo

Vota comunista

venerdì 5 giugno 2009

IL CALCESTRUZZO MADE IN PARTINICO-BORGETTO

PUBBLICHIAMO UNA NOTA A NOI PERVENUTA A FIRMA DI "QUIRINO J.C.", OVVIAMENTE PSEUDONIMO DI UN NOSTRO LETTORE. SI TRATTA DI UNA SERIA QUESTIONE CHE ABBIAMO IL DOVERE DI EVIDENZIARE RITENENDO DI TRASFERIRE CON ASSOLUTA URGENZA QUESTA INFORMAZIONE NON SOLO ALL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE MA ANCHE ALLA CONOSCENZA DELL'ASL 6 E PIU' SPECIFICATAMENTE ALLA DIREZIONE DELL'OSPEDALE CIVICO DI PARTINICO PER EVENTUALI, NECESSARIE VERIFICHE.
Nel momento in cui le forze dell'ordine procedono all'arresto di personaggi della nostra zona che operano nel settore del calcestruzzo, come il borgettano Valenza, il quale era il fornitore di tutto il materiale necessario sia per porti, strade che per edifici pubblici appare necessario conoscere a quali opere in contrada Margi faceva riferimento il servizio giornalistico d Rai 3 che sarebbe state realizzate con il calcestruzzo di Valenza. Nel contempo appare necessario sapere dall'Amministrazione se le imprese di Valenza hanno fornito materiale per opere realizzate, in questi ultimi anni, per conto del Comune di Partinico.
Sala Rossa

QUIRINO J.C. ha detto...
UNA COSA SERIA. L'Ospedale di Partinico è a rischio crollo? Negli ultimi due anni la Protezione civile ha stanziato circa cinque milioni di euro per le verifiche sui palazzi a rischio crolli. E i risultati dei test antisismici che arrivano a singhiozzo nella sede di via Abela non sono esattamente confortanti. Sotto la soglia di sicurezza, a Palermo e in provincia, ci sono nove strutture sanitarie: i padiglioni indicati come "medici", "discinetici" e "Spinelli" dell´ospedale Enrico Albanese presentano indici di collasso fra lo 0,2 e lo 0,6, cifre lontane dalla soglia di sicurezza assoluta (la fatidica quota 1). Le perizie, in questo caso, sono state affidate a metà aprile del 2007 e trasmesse al dipartimento nel maggio del 2008. Ancora più bassi (sotto lo 0,1) i parametri di resistenza del cemento registrati in alcune strutture di altri ospedali: l´Aiuto materno, il vecchio padiglione del Cervello, il poliambulatorio Biondo e l´edificio De Luca del presidio Pietro Pisani e il "Civile" di Partinico. Allora, l'Ospedale Civile di Partinico è a rischio crollo? Salarossa che dice in proposito?
4 giugno 2009 13.39

martedì 2 giugno 2009

DEFILEE' MON AMOUR

ANTEFATTO. Si fu, quasi, sull’orlo di una crisi. Lo scontro tra Bart e Sal fu violento ed inaspettato. Cosa era successo? La scuola per la sua spettacolare manifestazione di fine anno, il defileé di moda nella cornice del Real Cantina all’uopo preparata, cercava un modello. Sal si propose ma, all’insaputa, si era anche proposto Bart che, però, fu da Sal messo di fronte ad una scelta: o dentro la Giunta ma fuori dal palco o sul palco e fuori dalla Giunta. Un giurì d’onore con Antonello, Totò, Saverio e Vituzzu decise: sfilare in una iniziativa riservata e sottoporsi al loro inappellabile giudizio.

L’incontro serale fu preparato nei minimi particolari e nella riservatezza più assoluta. Il locale, quello di sempre, al quale si arriva soltanto se si imbocca specificatamente quella ripida arteria che porta lassù in collina. A partecipare un gruppo ristrettissimo: Bart, Sal, Jhonny, Jò DeSi, Katy, Nella, Nardo e Vito Police Assessore al ramo. La Giuria era arrivata un’ora prima. Il proprietario del locale, figlio di un noto rivoluzionario, quella sera aveva già esposto all’esterno perché si potesse vedere con facilità, la scritta: “IL LOCALE RESTA CHIUSO PER LAVORI INTERNI URGENTI”. Lo scopo palese era di dissuadere altri eventuali ma ignari avventori. Bisognava impedire, senza dare nell'occhio, che si potesse sapere. La manifestazione, di cui ebbero dalla scuola comunicazione preventiva, avrebbe avuto luogo da lì a qualche giorno. La scuola era in grande fermento per la realizzazione di un evento che si concretizza quasi ogni anno da quando è stato introdotto questo nuovo corso di studi. ”Il tempo stringe – disse Jò DeSi che rivestiva il doppio ruolo di “dintra ‘a scola e fora cu iddi” e dunque ambasciatore - e bisogna fare presto”. Scesero in una cantina sgombra da tutte le cianfrusaglie che lì normalmente si accumulavano e dove di già era stato collocato, per la prova, palchetto e pedana lunga almeno un cinque metri. Le luci che si accesero si diffondevano con discrezione mentre la voce calda di Frank cantava “My way”. The Voice toccava il cuore e, dunque, Bart che già vibrava come una corda di violino non potè trattenere una lacrima che scese sul viso per perdersi, poi, cadendo sulla camicia immacolata ultimo scampolo acquistato alcuni anni or sono in Corso Calatafimi da “Fenicia la camicia di fiducia”. La commozione fu tanta perché pensava e ripensava alla sua vita. L’ingresso in politica in una rete di fitti incontri, le entusiasmanti assemblee che preparavano la vittoria della topa, l’entusiasmo del neofita che si trova catapultato, fin da subito, dentro le stanze del cosiddetto potere senza aver mai fatto un giorno di gavetta. Ebbe, immediatamente, un incarico delicatissimo: ovunque si trovasse, sotto, sopra, dentro e fuori dal Palazzo doveva telefonare, avvisare, avvertire, invitare, comunicare, informare, definire, assemblare. Non durò tanto ma durò fino a quando tutto si squaggliò perché il solito guastafeste “di barba e pizzo” così aveva deciso. Distruttivo come sempre. Ma, come nei “corsi e nei ricorsi”, mentre di barba e pizzo declinava irrimediabilmente, lui eccolo quì, di nuovo, pronto, bello, disponibile, eloquente alla stregua (con tutto rispetto) di Daniele lo sciacquino - portavoce di Silvio di cui tesse le lodi ad ogni pié sospinto. Bart presenta lo stesso aspetto gradevole, lo stesso taglio dei capelli non foltissimi, la stessa scioltezza di linguaggio. Addirittura dice al microfono le stesse farfanterie. Calano le luci. La voce di Frank si attenua fino a scomparire dall’audio e si “apre” con l’adagio di Albinone. Partono, per primi, Bart e Katy che fa da accompagnatrice quasi mano nella mano. Lei, uno splendore. Abito lungo, passi lievi, giro da 180 gradi a mettà percorso e mano destra al fianco. Ondeggia e barcheggia esponendo agli sguardi estasiati l’abito cucito dalle studentesse. Una meraviglia. Avanza quasi fino alla fine della pedana. Nuovo giro a 360 gradi, dietrofront e ritorno a passo ritmato con la folta chioma che ondeggia come l'acqua del mare increspato mentre Bart che stava dietro di due passi avanza s’inchina, gira ed espone alla visione pantaloni di lino bleu notte che finiscono a “zampa di elefante” anni ’70. La giacca color crema a righine bleu, camicia aperta, una mano nella tasca e l’altra che sposta leggermente il lato destro lasciando intravedere, sotto la candida camicia aperta sul collo, un tronco non palestrato ma ben plasmato da esercizi necessariamente forzati che ne mettono in risalto non certo la possenza ma l’elasticità muscolare. Accenna ad un passo di danza rendendo evidenti le morbide mocassine, le mani partono dalla vita e si attaccano ai “pettacci”, gira su se stesso, anche lui ondeggia e barcheggia e con decisione aggrizza verso il punto di partenza raggiungendo Katy che gli allunga la mano e gliela stringe come a dire “Tutto occhei Bart, tutto occhei”. Applausi mentre la musica si attenua fino ad estinguersi. Parte la quinta di Beethoven. Musica dura, potente. Da dietro il paravento dovrebbe, ora, uscire Lui. Il luogo é sostanzialmente al buio. Poi, mano mano, le luci si rafforzano e diventano bagliori mentre l'accresciuto volume fa vibrare le teutoniche note. Da dietro il paravento, con scatto da felino, Lui esce. Nella, un passo dietro. Avanzano con il ritmo travolgente della musica. Lui a passi lunghi, larghi e decisi. Giacca fumé senza pettacci, camiciola azzurrina trasparente sotto cui s’intravedono muscoli possenti sottoposti per anni ad un intenso lavoro fatto di pesi e di streacking, pantaloni attillatissimi di raso lucente che facevano risaltare i modellati glutei alla Schwartz. Scarpe Parkinson di Varese, larga cintura con fibia dorata con sopramodellata la testa di un leone con criniera al vento. Una sciarpa di raso bianco gli circonda il collo. La lunga chioma leggermente e delicatamente “mesciata” lo fa apparire come un “vikingo terzo millennio”. Nella lo raggiunge, gli allunga la mano. Lui gira facendo piede-perno sul destro e con un equilibrio da spavento incoccia la mano di lei e con un saltello, gambe divaricate e mani alla nuca gli si para davanti. S’inchinano entrambi mentre parte l’applauso a scena aperta. “Bene, bravo, bis”. Esce la Giuria applaudendo e dichiarandolo vincitore.
Bart si svegliò nel lettino verginale mentre ancora l’alba non era spuntata. Madido di sudore e con gli occhi umidi aveva sognato. Purtroppo, finché c’è Sal per lui “nun ccesci nenti”. Tromba di accompagnamento era e tromba rimane.

Sala Rossa