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martedì 31 marzo 2009

CHI HA PAURA DI PINO MANIACI?

Chi ha paura di Virginia Wolf? Vi ricordate? E’ il titolo di un dramma dello scrittore americano Edward Albee che ancora si rappresenta in teatro e da cui è stato anche tratto un bellissimo film con Elizabeth Taylor e Richard Burton che la mia generazione ha visto e rivisto tantissime volte.
E questo interrogativo riveduto ed adattato mi girava per la testa quando ho appreso del rinvio a giudizio di Pino a causa di una lettera anonima con la quale veniva denunciato in quanto eserciterebbe in maniera abusiva la professione di giornalista cioè di comunicatore, informatore, di uno che trasferisce un “sapere”, ponendo interrogativi a se stesso ma anche agli altri. Sorvolo sul diritto che discende dall’articolo 21 della nostra Costituzione cioè che ciascuno ha, appunto, il diritto di manifestare il proprio pensiero e nelle forme in cui lo ritiene opportuno e mi chiedo: ”Chi ha paura di Pino Maniaci? O, meglio: chi ha paura dello strumento di cui dispone e con il quale ogni giorno parla a migliaia di invisibili interlocutori che sono vite, cioè sangue e carne, muscoli, cuore e sentimenti?" E di che parla Pino? Certo, parla di mafia e dei mafiosi nostrani cioè di un sistema costruito da soggetti che esercitano l’attività del parassitismo, delle sopercherie, delle sopraffazioni, della violenza gratuita. Parla di una violenza fisica che intimorisce, condiziona, asservisce, sottomette, incute paura fino ad arrivare persino all’uccisione e lo fa con la stessa disinvoltura con la quale i cacciatori sparano alle prede senza provare un briciolo di rimorso anche se si tratta di animali cioè , come si suole dire a giustificazione, di esseri senza un’anima. Si, Pino parla di questo, parla di questi, di coloro i quali, non hanno alcuna considerazione della vita e, dunque, se si dovessero vendicare di Pino lo farebbero nell’unico modo che costoro conoscono.
Ma chi si vendica usando la Lettera Anonima? E perché ricorrono a questo vile strumento, dietro cui si nascondono, per colpire? Chi ha interesse a chiudergli la bocca nel senso di impedirgli di potere, ogni giorno sempre alla stessa ora, sempre con lo stesso ritmo, sempre con la stessa determinazione e spregiudicatezza parlare di malaffare, malapolitica, di manutengoli del potere, di ipocrisia, di poteri economici forti e condizionanti, di scribi e di farisei della politica? La platea degli interessati non è certamente ristretta. Sono tanti a volere che la coltre del silenzio si estenda sempre di più sulla nostra Società locale, che affari ed affarucci possano rimanere sottotraccia, nascondersi nei meandri di un perbenismo di facciata, di una “politica” di infimo livello in cui emerge, però, la voracità, il camaleontismo, la volgarità, la spartizione delle spoglie di una democrazia ridotto all’osso, di una città spremuta come un limone, usata per sostenere carriere, costruire poteri, alimentare l’egoismo, esaltare l’individualismo, spargere a piene mani il qualunquismo. Ma non é solo questo: anche l’invidia é un sentimento astioso che coinvolge tanti quando non vogliono riconoscere agli altri il diritto di svolgere un ruolo, d’avere la capacità d’incidere, d’essere protagonisti, elementi del cambiamento. E di astiosi è lastricata la nostra vita quotidiana.
Si, è proprio vero. Sono tanti a Partinico e dintorni che hanno l’interesse a volere chiudere la bocca a Pino.

Toti Costanzo

sabato 28 marzo 2009

'NNI IUNCEMU AI VROCCULI

Per allenarlo Nardo tralasciò di occuparsi di verde, sport e di altri settori che gli erano stati affidati dal Sal con tanto iniziale amore ma di cui, pare, che oggi il Sindaco si sia pentito amaramente e come si suole dire “ancora va currennu e grirannu ma cu mi cci purtau, cu mu fici fari!”.
Nardo dopo quasi un anno tutto in salita (e buon per lui che la “signora” è chiusa!) continua ad avere difficoltà di orientamento ed allora ha dovuto fare di necessità virtù ripiegando nell’interesse di sempre e cioè negli allenamenti allo stadio comunale dei suoi martellisti dove il suo contributo, almeno li', risulta soddisfacente. Però questo attrezzo, appunto il martello, del peso di chilogrammi sette e duecentocinquanta grammi viene lanciato a notevole velocità a conclusione di almeno quattro-cinque giri che l’atleta compie con rapidità su se stesso facendo perno su di un piede. E il martello a velocità impressionante parte a razzo, e dopo avere descritto un’ampia parabola precipita e fa pirtusa ‘nto campo sportivu come quando durante la guerra gli americani facevano cadere sulle nostre contrade le granate che davano vita ad una miriade di pericolosi piccoli crateri che sconvolgevano pezzi di sottosuolo. Ovviamente ogni pirtusu provocato dal martello sul campo sconvolge anche l’assetto del sistema sotterraneo che è stato costruito con particolare delicata tecnica e a fior di milioni per consentire il drenaggio delle acque che rende sempre asciutto il terreno di gioco ed impedire la formazione di deleterie pozzanghere che spesso, durante la stagione invernale, rendono il campo assolutamente impraticabile oltre che inagibile. A forza dei pirtusa dei martellanti, ci chiediamo, come e con quali soldi si potrà risistemare il fondo campo?Come é possibile ricostruire il prato verde? Come sarà possibile ripristinare la funzionbalità degli irrigatori? Non pare che questi interrogativi sconvolgano Sal and seven band ,in tutt'altre faccende affacendati, più di tanto e meno che mai Narduzzu che in tal modo non ha più il problema di allenare i martellisti a Palermo. Come a dire: "Il campo sportivo é mio e me lo gestisco io!"
Ma, come dicevamo all’inizio, l’impegno che Nardo aveva assunto con Lui era sì impegno cui non si poteva sottrarre, ma anche interessato nel senso che Lui avrebbe potuto intercedere con Sal e, quantomeno, ritardare il licenziamento in tronco che si profilava sempre più minaccioso.
Si incontravano, Nardo e Lui, di nascosto e al calar della sera ai cosidetti “vrocculi”, cioè una zona scarsamente frequentata se non da qualche rarissima, innocua coppietta e, una volta, campo aperto per la coltivazione di ortaggi.
Lui con tuta mimetica, visiera di lana, scarpe di tela leggera al “pronti…via!” partiva a razzo e Nardo faceva, in contemporanea, scattare le lancette del cronometro. Bisognava percorrere un chilometro esatto in tre minuti e zero cinque cioè lo stesso tempo che stabilì, quale record personale sui “mille” (in atletica leggasi 1 km.), un professore ancora in servizio chiamato, ai tempi del Liceo Garibaldi, “succhio di frutta” ( no, niente a che vedere con il più recente “succhio del discorso”!) in ragione del fatto che prima di ogni gara per “partire” doveva ingurgitare, appunto, una bottiglietta di quel prezioso ed energetico liquido. Ed era, il tre minuti e cinque secondi, il tempo scientificamente calcolato e necessario per partire in velocità dalle retrovie della colonna umana fatta di uomini, donne, bambini, ragazzi ed anche anziani che misurava, appunto, circa un chilometro, attraversarla tutta d’un fiato per piazzarsi davanti la testa del corteo, in primissima fila, dietro lo striscione di “Libera” sostenuto da alcuni Sindaci campani, dal Presidente della Provincia di Napoli e dalla signora Rosina Russo Iervolino che il Palazzo comunale non lo lascia nemmeno se gli fai ogni sera una serenata di dissuasione al canto di ..”Munastero e Santa Chiara….”.
Nardo, tramite telefonino, gli diede il via. Lui scattò fulmineo come un velocista, scavalcò due ragazzi, una giovane signora, una professoressa di Canicattì, tre pensionati al minimo, una fila infinita di studenti di Campobasso, Reggio Calabria e Battipaglia che cantavano in un coro un pò stonato "Avanti popolo…”, tre Sindaci della Locride, quattro Assessori di un Comune del Nord e quattordici funzionari di Rossano Maderno che, a volo, gli chiesero notizie di Gino Chavel (che fu candidato per un posto al Senato in una delle tante dis-avventure di Ciccio Nicolosi) il quale fu ospite di quella comunità per oltre un ventennio combinandone, a quanto pare, di cotte e di crude. L’ultimo tratto lo percorse a zig-zag, tipo slalom gigante, incuneandosi tra aste e bandiere rosse e della pace, ”passando” sopra uno striscione ad altezza d'uomo con impeccabile stile da cento dieci metri ostacolo (alla Ottoz, tanto per intenderci). “Se vuoi farti riprendere - gli dissero Jhonny e Kate - dalla Rai o dalle tivvù di Berlusconi, se vuoi cioè forte visibilità e aspirare a qualche intervista bisogna, ad ogni costo, conquistare la prima fila e prima che il corteo imbocchi Piazza del Plebiscito dove si sarebbe sciolto per assistere ai comizi di rito”. Farsi vedere: questa era la consegna. E allora Lui spintonando, sgusciando, scavalcando, attraversando, salendo e risalendo accompagnato dall’ovvio fiatone ma carico d’orgoglio per la fascia tricolore portata con disinvoltura ed eleganza alla stregua di un Petronius arbiter elegantiarum lì, proprio lì in primissima fila arrivò in 3 minuti e cinque secondi esatti puntuale come l’ultimo treno collaudato da Silvio. Purtroppo né la Rai né il Biscione in quel momento riprendevano ed intervistavano per cui dovette accontentarsi di Pinuzzu la cui provvidenziale onnipresenza (in cielo, in terra e in ogni luogo) lo poté ripagare, seppur molto parzialmente dei tanti sacrifici cui si era dovuto sottoporre. Insieme a ciò, però, la gioia di avere quantomeno eguagliato, in terra di Campania, il record sui “mille” che oggi felicemente divide con “succhio di frutta” e il riconoscimento solenne ed imperituro di Sal, 'Ntrea e il resto della chiurma per quella performance napoletana che non ha eguali nella storia politica della città. E tutto questo alla faccia di Gigia, Giordano, Motisi ed anche di quei quattro gatti di comunisti locali.

giovedì 26 marzo 2009

A PARTINICO LOTTA ALLA MAFIA TRA IMPEGNO ED IPOCRISIA

Bisogna essere molto chiari e soprattutto molto franchi e dire quel che si pensa anche se questo può essere discutibile, non sempre condiviso e può anche non fare piacere. La sincerità in politica è un valore da coltivare anche se dalle nostre parti non sempre apprezzato. L’ipocrisia, al contrario, una debolezza dell’uomo, che trova un grande terreno di coltura tra quanti esercitano l’attività della politica e dunque un mezzo molto spesso per apparire quel che non si è o si è molto parzialmente. Oggi, in questa fase della vita della nostra comunità cittadina per la complessità e gravità dei problemi, non ci può essere spazio per le finzioni, per gli ammiccamenti, i sotterfugi, le comparsate. E quanti hanno un ruolo, un potere che esercitano sugli altri devono dare l’immagine di sé, quella reale e non quella posticcia, quella vera e non certo quella finta.
Usciamo dalle metafore ed andiamo direttamente al cuore del problema.
La lotta alla mafia non può essere soltanto una espressione verbale oppure uno stato d’animo che si può come non si può manifestare. E la lotta alla mafia non si esplicita soltanto con le parole ma con i fatti concreti.
Questa amministrazione comunale non ha sviluppato e non sviluppa alcuna azione antimafiosa che non sia o sia stata, fino ad oggi, se non di semplice e folkloristica facciata.
Per cui non basta partecipare a cerimonie, ammiccare con le forze dell’ordine come fece l’Amministrazione Giordano, né vale partecipare a manifestazioni contro la mafia e la camorra a Napoli sgomitando per conquistare il primo posto del corteo, né al ritiro di premi assegnati ad altri per il loro, quello sì, vero coraggio ed impegno. La lotta contro la criminalità organizzata è testimonianza di un impegno concreto e, dunque, bisogna essere conseguenti con gli atti, anche quelli significativi e rappresentativi.
Lotta alla mafia è, ad esempio, onorare chi di mafia è perito dedicandogli, anche simbolicamente una strada, una piazza, un’aula, un bene qualsiasi per ricordarne l’impegno, sublimare il sacrificio della vita, rappresentare un concreto , visibile esempio.
Da circa un anno, ad esempio, giace nelle mani di questa Amministrazione comunale una delibera approvata dal Commissario straordinario Saverio Bonura che ha indicato in alcune vie della città il perenne ricordo di uomini che hanno dato la vita nella lotta alla criminalità in tempi e in modi anche diversi come è stata la vicenda di Peppino Impastato, di Michelangelo Salvia, di Giuseppe Casarrubea o Vincenzo Lo Iacono, di Giuseppe La Franca, di Ninni Cassarà o di Danilo Dolci, che non fu solo sociologo o poeta ma che con la mafia si scontrò e la combatté con determinazione e forza .
Ma non è, certo, soltanto questo. Significa non militare in Partiti che con la mafia sono collusi attraverso tanti dei suoi uomini più rappresentativi; è avere il coraggio di abbattere le stalle di Valguarnera in tempi di scontro e non tentare di preservarle quale simbolo negativo dell’illegalità e della violenza solo e soltanto per pavidità o, ancor peggio, per condivisione di modelli pseudo culturali; è non abusare del potere per esaltare carriere, favorire ascese, consentire privilegi piccoli e grandi, amministrare con oculatezza, non violare la legalità. Mi chiedo: l’uso del maxiparcheggio dato all’ATO rifiuti (ed ancor prima l’area della piscina), ad esempio, per isola ecologia è o non è un abuso, è o non è un atto concreto di illegalità? Lotta alla mafia è operare concretamente per informare l’opinione pubblica se a Partinico il pizzo si è pagato, si paga oppure no, se è diffuso il fenomeno dell’usura, quali proporzioni ha assunto il lavoro nero e cosa fa l’Amministrazione comunale per combatterlo; é costruire una politica della solidarietà per aiutare i deboli e soprattutto pezzi del mondo giovanile ad uscire dall’area del condizionamento mafioso; è controllare seriamente il territorio e in specie le periferie, i beni pubblici , le aree abbandonate per evitare il proliferare del vandalismo che è la porta d’ingresso per azioni sempre più violente che esaltano lo spirito di mafiosità divenendo, col tempo, attiva militanza.
In definitiva lotta alla mafia, caro Sindaco, Assessori ed anche Consiglieri comunali, è questo ed è anche ancora di più.

Toti Costanzo

lunedì 23 marzo 2009

"CATARINA CUNZUMATI SEMU....!"

Nino Cinquemani “u russu” è una fonte inesauribile di ricordi, aneddoti, episodi di vissuto, semplici racconti che descrivono un mondo che in parte non esiste più. Un mondo, però, che anche lui ha conosciuto così come, ancora prima di lui, Giuseppe Di Vittorio di cui la Rai ha recentemente trasmesso una sintetica storia della sua vita. Squarci di una realtà cruda, violenta, di un mondo pieno di sopercherie, sfruttamento dell’uomo, diseguaglianze insopportabili ma nel contempo di reazioni ad una condizione ai limiti dell’umano. Un patrimonio utile alla conoscenza soprattutto del passato che, tuttavia, mantiene interamente la sua attualità. Rosa Balistreri, che conobbe miseria e sopercherie, durante la sua permanenza nella nostra città, ci cantava spesso una bellissima canzone che diceva così: ”Viri quant’è dura ‘a vita di lu zappaturi.…”
Oggi proponiamo un’ altro scritto di Nino. Un faro che illumina un aspetto della vita dei nostri contadini e che potremmo titolare: Il “sapere”, strumento della liberazione.
In uno dei lavori teatrali di Dario Fo è rimasta come una pietra miliare la frase: “L’operaio conosce trecento parole ed il padrone ne conosce mille. Per questo il padrone resta sempre padrone". Come a dire che l’operaio per potere diventare "padrone” di se stesso, della sua vita, dei suoi diritti, deve appropriarsi degli strumenti del sapere. Una grande verità che Nino in questa occasione ha così rappresentato.
Toti Costanzo

‘U FIGGHIU DU ZZU’ BASTIANU SINNI IU ‘A SCOLA!
(di Nino Cinquemani “u russu”)

Nell’ ‘800 anche dalle nostre parti le categorie agricole erano così formate : latifondisti, grossi proprietari, coltivatori diretti, mezzadri, giornalieri, annalori, stagliateri e consalora. Consalora erano quelli che dovevano coltivare 10.000 viti nell’arco dell’intero anno e per 4 volte. Se pensiamo che in un tumulo di terra si potevano coltivare 600 viti il conto è presto fatto: ogni consaloro coltivava un terreno esteso 16 tumuli e mezzo e cioè oltre 2 ettari di terreno e per quattro volte durante un anno e cioè oltre 80 mila mq. di terreno vitato. E come veniva pagato dal padrone? Gli toccava un litro di vino per ogni giornata lavorativa. E, dunque, un consaloro per potere sfamare la famiglia riceveva 365 litri di vino all’anno lavorando ogni giorno. E siccome capitava di non lavorare tutti i giorni e per ragioni diverse, quel che gli toccava alla fine dell’anno veniva scritto nel “quaderno degli analfabeti”.
Il “quaderno” altro non era se non una lunga canna di ferla (il tronco asciutto del finocchio selvatico che cresce ancora spontaneo nelle nostre zone) su cui venivano segnati in numeri romani i giorni lavorativi. Ora i numeri erano conosciuti soltanto dal padrone essendo i contadini assolutamente analfabeti ed allora appariva chiaro che chiunque, volendo, poteva imbrogliare per cui ai consalora il vino gli veniva dato, alla fine dell’anno, in una misura sempre inferiore al dovuto.
Un giorno certo zzù Bastianu che lavorava alle dipendenze di don Pitrinu, ebbe un forte sospetto e cioè che il padrone gli dava un quantitativo di vino inferiore a quello dovuto. Chiese spiegazioni a don Pitrinu contestando quanto inciso sulla ferla. Don Pitrinu, ovviamente, aveva il coltello dalla parte del manico e, per acquietarlo, così gli rispose: ”Bastianu carmati. I cunti sunnu giusti ma, comunque, per quest’anno facemu a come fici fici" nel senso di trovare un accordo bonario.
Ma Bastianu non fu convinto e arrivato in casa ancora col sacco sulle spalle, la ferla in mano e il fiasco di vino sostanzialmente vuoto, arrabbiato chiama la moglie e le dice: ”Domani non vado a lavorare. Vado a scrivere nostro figlio a scuola“.
Don Pitrinu, che come appare abbastanza evidente si arricchiva alle spalle dei suoi lavoratori e scialacquava nel senso che sfoggiava la sua ricchezza mantenendo un cocchiere, un cavallo ed una carrozza simbolo di opulenza , non era a conoscenza di quanto stava avvenendo. E infatti due anni dopo il figlio dù zzù Bastianu, che ora teneva il conto delle giornate lavorative essendo nella condizione di leggere la ferla ma anche di registrare tutto sul suo quaderno, si presentò insieme al padre per fare i conti dell’annata. Don Pitrinu anche questa volta tentò la formula di ‘u cu fici fici ma fu a questo punto che ‘u zzù Bastianu disse: ”Caro don Pitrini, sono due anni che mando mio figlio a scuola e ora stu cu fici fici per me non vale più E lei non mi può più prendere per fesso e dunque mi deve dare quel che mi spetta. Noi abbiamo scritto tutto nel quaderno e Salvatore sa anche leggere la ferla. Dunque lei mi deve dare questo e quello, così e così e se permette quest’anno il vino me lo bevo pure io e alla sua salute”.
Don Pitrinu abbianchiau ma di fronte alle prove concrete dovette fare buon viso e cattivo gioco.
Quando ‘u zzù Bastianu se ne andò, don Pitrinu con la testa tra le mani grida ad alta voce chiamando la moglie che era al piano superiore: “Catarina scinni, cunzumati semu.’U figgi du zzù Bastianu sinni iu puru iddu a scola e ora sapi fari i cunti".

domenica 22 marzo 2009

AVVISO

DA DOMANI INIZIA UNA COLLABORAZIONE TRA SALA ROSSA, "CHEN IL CINESE" E "AVVIDDANATU", DUE NOSTRI LETTORI CHE SONO RIMASTI ENTUSIASTI DELLE STRONZATE CHE SCRIVIAMO.
LE TRATTATIVE SONO RIMASTE RIGOROSAMENTE SEGRETE NEL SENSO CHE EBBERO SVOLGIMENTO IN MALASENI SEMPRE DIVERSI E CIO' PER LA SEMPLICE RAGIONE CHE IL CINESE E' SENZA ALCUN PERMESSO DI SOGGIORNO E, DUNQUE, RISCHIA L'INTERNAMENTO NEL CAMPO DI LAMPEDUSA, E L'AVVIDDANATU IL LICENZIAMENTO DAL SUO DATORE DI LAVORO CHE E' AMMANIGGHIATU CON
SAL E LA SEVEN BAND.
SIAMO CERTI CHE LA COSA RISULTERA' GRADITA AI NOSTRI TRE LETTORI CHE CI SEGUONO CON AMORE E DEDIZIONE.

la redazione di Sala Rossa

venerdì 20 marzo 2009

E TOTO', MODESTAMENTE, ASSESSORE LO NACQUE

Noi siamo assolutamente convinti che non ci crederà nessuno se diciamo, dopo avere appreso la notizia che il senatore Totò Cintola é stato nominato membro della Commissione bicamerale d'inchiesta sulle eco mafie che lucrano sui rifiuti ,che quel ruolo era già scritto nelle stelle.Si dirà: "O solitu semu! Mizzica, 'a mmiria ci scippa l'occhi a sti 'comunista.E non potendo dire altro ,essendo rosi dalla rabbia,dicono e non dicono che Cintola aveva ,come si suole dire,il destino già segnato. Cioé il senatore non é che ha mai avuto capacità proprie ma "nasciu scricchiatu".
Bell'affare veramente. Adesso comprendiamo perché i comunisti sono col culo per terra nel senso che avendo anche loro abbandonato l'ultimo baluardo ideologico compendiato nelle teorie marxiane del materialismo scientifico ,per dare una spiegazione alle cose piuttosto che rivolgersi alla ragione, si rivolgono al caso, al destino. Picciotti, 'un ccé cchiù munnu!.
Ci chiediamo ,dunque: cosa c'entra il destino con la carriera di un uomo politico? Cosa c'entra il caso con i tormenti, le passioni,le illusioni, gli intrighi, le promesse gli impegni ,i "tutto occhei",i "stai tranquillu", i "poi rormiri cu na mano 'nta mascidda", i" vatinni ca fatta fù" ?
Altro che destino, altro che caso .Per fare questo ci vuole come dice una canzone-poesia di Endrigo:"...un albero ,ci vuole il seme, ci vuole il frutto,ci vuole il fiore ,ci vuole amore, ci vuole amore, ci vuole amore.... " E Totò , nni costa, di seme , frutti, fiori ed amore ne ha sparso tanto più di quanto fecero gli americani con i defolianti durante la guerra del Vietnam.Tuttavia il dubbio sorge ,però, avendo radiografato attentamente il cursus politico del senatore ,dai primordi ai nostri giorni.Per cui l'interrogativo : e non trovate che ,strinci strinci, i comunisti potrebbero avere qualche ragione? O, quantomeno, forsi forsi ,potrebbero non avere tutti i torti?Cioé che il pssato che é anche presente per poi diventare passato per riproporsi,subito dopo, quale nuovo presente procede all'infinito senza soluzione di continuità?
Cerchiamo di capire. Dunque, bisogna ricordare che nel 1974 Totò era consigliere comunale e si trovava di già con le cosidette "mani in pasta".Nel senso che fin da subito ebbe chiaro che fare il comunista( fu una presenza, la sua, ci dicono transitoria e fugace come un meteorite, come "un tocca e leva) non portava a niente e che era assai importante avere subito le idee del "cosa", del "come", del "quando",del "con chi", fare . E in ragione di questo semplice ragionamento con chiarezza e decisione scelse " 'a pampina" ,cioé i repubblicani dell'onorevole che i poco allittrati chiamavano Temperino ( in effetti si chiava Tepedino) e fu fatto dai furbastri di democristiani d'allora( che poi sono sempre quelli di oggi) in quattro e quattr'otto Assessore alla Nettezza Urbana.Quelli della dicci' avevano compreso che ,alleandolo, avrebbero fatto sicuramente un affare ,ovviamente politico, perché é notorio come i peggiori anticomunisti siano quelli che comunisti furono. Bondi, Ferrara, Adornato,tanto per citarne solo alcuni, non vi dicono niente?
Dunque lo considerarono da subito cosa loro e cioé abile arruolato.Si potrebbe dire ,mutuando una celebre frase del più celebre Totò ,che Salvatore Cintola Assessore lo nacque.
E, dobbiamo dire la verità, come Assessore si distinse per tante cose, per tanti impegni, per tante fantastiche trovate come quella di sostituirsi ai netturbini in sciopero e scendere lungo il Corso dei Mille per assicurare la pulizia della città. E' impressionante, é sconvolgente la somiglianza d'azione ( il destino?il caso?il fato?) con quanto ebbe a fare ,recentemente ,il giovane virgulto Bart per dare un esempio ,lanciare un messaggio educativo a quei quattro sporcaccioni che avevano imbrattato il monumento di piazza IPSIA.
Ma torniamo alla Commissione d'inchiesta .Pare che il senatore ,all'atto del suo insedimento, abbia chiesto la parola e cosi' parlò: "Signori,vi prego. Ho da fare una richiesta . Desidero ,umilmente, di potere avere la Presidenza di detta Commissione d'inchiesta sulle eco mafie del ciclo dei rifiuti non solo perché provengo da una città che si é sempre caratterizzata per la quantità di munnizza prodotta e diffusa , e perché dalle mie parti la mafia l'abbiamo a portata di mano nel senso che come la conosciamo noi non la conosce nessuno ma sopratutto perché nel lontano 1974 ,quando scesi lungo il Corso dei Mille a raccogliere le immondizie per dare una lezione ai fannulloni netturbini aizzati dai comunisti, sentii dietro di me l'eco di suoni strani che provenivano dal cine-tarina di don Gaspanu Cavaleri due film venticinquelire .Suoni che mai ebbi a poter decifrare per cui mi restò il dubbio atroce che avesse ragione Totò Barra il quale pare che abbia detto :Picciotti, pirita foru!Dunque furono suoni o furono pirita? Devo sciogliere ,a distanza di decenni ,questo dubbio atroce per potere riacquistare la mia perduta serenità"
L'auletta di Montecitorio si infiammò e non ebbe dubbi. Il senatore Salvatore Cintola di Partinico sarebbe stato nominato ,ipso facto, Presidente della Commissione 'a beddu cori' .
Carissimi, non trovate che per mettere insieme tutte queste coincidenze sia stato necessario ,come si diceva all'inizio, un intervento extra cioé lo zampino quantomeno delle stelle che lassù stanno , immutabilmente e sornionamente ,a guardare?
Sala Rossa

mercoledì 18 marzo 2009

FORZATURE FISCALI, SPRECHI E NUOVI “PIGLIABOFFE”

Quel che sta avvenendo nel nostro Comune è molto grave. E noi abbiamo il dovere di una esplicita denuncia. Da un lato, per esempio, si aumentano i costi dei servizi sociali costringendo le famiglie dei bambini che utilizzano asili e mense scolastiche a pagare di più con l’aggravante di sospendere anche il servizio ad assistenza agli anziani aumentando anche le rette per la Casa di riposo e dall’altro si sperperano i soldi che affluiscono alle casse comunale con azioni di forzatura fiscale alcune della quali assolutamente illegittime. In tal modo perpetuando una politica che ha avuto epigoni non solo l’ex Sindaco Giordano ma lo stesso Motisi. E siccome non siamo abituati a denunciare senza apportare concrete elementi probanti allora quanto denunciato lo esplicitiamo e chiamano i nostri interlocutori a smentire.

LE FORZATURE FISCALI.
Primo: questa Amministrazione ha inviato ingiunzioni di pagamento per le fatture del servizio idirico 1999 IN UNA UNICA SOLUZIONE violando in maniera palese e plateale il Regolamento approvato dal Consiglio comunale, proprio nel 1999, il qual ESCLUDE il pagamento del dovuto IN UN’UNICA SOLUZIONE a meno che ciò non avvenga per scelta del contribuente. In caso contrario il Comune avrebbe dovuto inviare, come per altri anni, i bollettini relativi alla rateizzazione. INVIATIAMO I CITTADINI A NON PAGARE IN UNA UNICA SOLUZIONE SE QUESTO LORO NON VOGLIONO E A NOTIFICARE AL COMUNE LA VOLONTA’ DI VOLERE PAGARE RATEALMENTE.
Ma c’è di più: tutti i ricorsi presentati dai cittadini per la riduzione delle bollette 1999 sono stati accolti dai Giudici di Pace di Partinico con in più, che le ultime sentenze non solo danno ragione ai cittadini ricorrenti, e dunque alle nostre precedenti quanto giuste battaglie, ma CONDANNANO IL COMUNE AL PAGAMENTO DI UNA PESANTE PENALE. Quindi un atto di giustizia che condanna politicamente e moralmente Giordano per avere emesso fatture fasulle e Motisi che non ha avuto il coraggio d’essere conseguente (e questo è avvenuto per documentate quanto interessate sollecitazioni tutte interne al suo ex Partito che, ovviamente, non attenuano le sue responsabilità) con quel che aveva convenuto con i cittadini e cioè la giusta riduzione del canone 1999. A questi cittadini avevamo chiesto il voto per la sua elezione con l’impegno di attenerci alle decisione del Giudice di pace. Il Giudice con sentenza del Novembre 2005 diede a noi ragione ma Motisi ritenne non tenerne più conto ed avallare, cosa scandalosa, quanto Giordano aveva stabilito.
All’ignavo Lo Biundo su queste questioni, ovviamente, non possiamo chiedere di trasformarsi in leone quando leone non é.
Secondo:questa Amministrazione ha inviato ai contribuenti, e sempre per le vicende dei canoni idrici, il pagamento in dodici rate degli anni 2004/2005/2006/2008. Ora, fermo restando l’esosità delle richieste nel senso che si tratta sempre di fatture “gonfiate”, il Sindaco non ha voluto dare alcuna risposta ad una nostra interrogazione che, in ragione della grave crisi economica e per il considerevole numero di anni cui si chiede il pagamento (agli anni citati si aggiungono il 1999/2000/2001/2002/2003/2007 già notificati da Motisi e dal Commissario Bonura) ha rifiutato la rateizzazione in 72 rate e dunque con una minore incidenza sulle scarse risorse delle famiglie partinicesi. Ad ogni buon conto va detto con chiarezza che ai sensi dell’articolo 2934 e seguenti del Codice Civile la fattura del 2004 è andata in prescrizione.

GLI SPRECHI.

Su quelli perpetrati da Giordano non riteniamo che si debba spendere una parola in più di quel che abbiamo, per anni, denunciato e documentato.
Di quelli di Motisi per evitare d’escluderlo da una discutibile gestione amministrativa, tanto per intenderci, facciamo soltanto un esempio per tutti.
Giugno 2006. Il dott. Giacomo Grillo viene da Motisi destituito (la destituzione coincide, CASUALMENTE, con l’uscita dalla Giunta del Partito della Rifondazione Comunista che per ragioni di giustizia lo aveva notoriamente e fortemente sostenuto) dal suo incarico di Comandante la Polizia Municipale in quanto secondo un azzeccagarbugli interpellato da Motisi, il dott.Grillo non disponeva della qualifica di “Agente di Pubblica Sicurezza”. Ma mentre destituiva Grillo nominava quale Comandanti, a tre mesi a tre mesi, alcuni Vigili con una decisione illegittima e, cosa ancor più grave, ufficialmente contestata dalla Responsabile del Servizio Personale, la dott.ssa Maria Grazia Motisi, in quanto la qualifica dei Vigili non è categoria “D” ma “C”. Cioé il Vigile urbano non può assumere la funzione di Comando in quanto manca del requisito specifico della legge. Ad ogni buon conto una cosa è certa: il Comune dovrà, oltre al normale stipendio, pagare a quei Vigili l’indennità di Comando.
Ma Motisi fece anche di più. Nel mese di Agosto del 2007 rinominava quale Comandante la signora Giuseppina Di Marco che, risulta, non accolse con piacere quella nomina ma dovette accettare anche se per ragioni di salute non potè assolvere a quell’incarico neppure per un giorno. Quell’incarico si esplicitò fino al Marzo 2008. Ad ogni buon conto EBBE, GIUSTAMENTE, DIRITTO IN RAGIONE DI QUELLA NOMINA, ALLA SUA INDENNITA’ DI COMANDANTE. Va aggiunto che la signora Di Marco, tuttavia, nemmeno lei disponeva, come Grillo, della qualifica di “Agente di Pubblica Sicurezza”. Dunque Grillo, su parere dell’azzeccacarbugli di fiducia del Sindaco, veniva destituito dal suo incarico in quanto non “Agente di PS” mentre alla signora Di Marco veniva affidato il Comando pur non disponendo dello stesso requisito.
Ci sono dubbi, allora, sul fatto che Grillo veniva destituito per miserabili ragioni non rese, ovviamente, mai esplicite né da Motisi né da altro suo collaboratore e di cui dovrebbero ancora ad oggi provare vergogna?
Il Sindaco Lo Biundo. Questo Sindaco ha ancora tanto tempo per sprecare. Ma già l’inizio è avviato.
Facciamo due esempi precisi. Restiamo sempre nel campo dei Vigili Urbani. All’interno del Comando attuale vi sono due Vigili che dispongono dei requisiti per ottenere il Comando essendo in possesso di una laurea. Uno laureato in Ingegneria Ambientale e un’altra in Economia e Commercio. Quest’ultima, la dott.ssa Indelicato fu, opportunamente, nominata Comandante durante la Gestione Commissariale di Bonura. Basterebbe dare l’incarico a uno dei due (nessun dipendente si può sottrarre ad una nomina!) e il Comune risparmierebbe almeno 30/40 mila euro l’anno.
Invece Lo Biundo che fa? Per nominare un Vigile urbano attualmente in servizio in un Comune del nord , nipote di un avvocato abbastanza conosciuto in città (a chi deve essere fatto, con i soldi dei contribuenti, questo favore?) si ricorre al solito trucco sperimentato da Giordano. Si inventa un illegittimo “Avviso” per il reclutamento di un Comandante con il quale stipulare un contratto esterno di diritto privato. Vi potremmo anche dare nome e cognome di questo giovane Vigile ma per rispetto della persona non lo facciamo.
Ma Lo Biundo non si ferma qui. Mantiene i 13 Servizi (li avrebbe potuto già ridurre a 7/8 risparmiando almeno 90 mila euro l’anno così come avrebbe realizzato risparmi eliminando tanti inutili Uffici) e , piuttosto che affidare l’Ufficio Legale ad un Avvocato di cui il Comune dispone con un risparmio notevole di risorse, lo affida ad un dipendente che potrebbe guidare certamente altri Servizi ma non questo in quanto non in possesso della laurea in Giurisprudenza e della relativa abilitazione alla professione.
E qual’è la ragione per cui il Settore viene affidato a un dipendente che Avvocato non è?
Perché quasi TUTTI gli incarichi professionali, in tal modo, vengono assegnati ad ESTERNI. Cioè il Comune per difendersi, piuttosto che affidare le pratiche al suo Avvocato, è così ”costretto” a pagare professionisti esterni. E si tratta di parcelle per diverse migliaia e migliaia di euro racimolando ,in cambio, un pò di clientiela elettorale che certamente non guasta. D’altronde, a poco, non ci saranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo?
Ci fermiamo quì.
Caro Assessore Bartolo Parrino, per il rispetto che ti porto non ti voglio paragonare (almeno fino ad ora) all’amico Filippo Aiello che fu Assessore di Giordano e si dovette beccare, da parte nostra insieme ad una efficacissima rappresentazione che ne fece Giovanni Guerra, l’appellativo di “pigliaboffe” di Giordano. Perché, quando si dovesse presentare una nuova occasione piuttosto che andare in tivvù a pietire la comprensione delle mamme cui avete chiesto l’aumento di 48 centesimi per la fornitura di un modestissimo pasto con lo scopo di risparmiare qualche decine di migliaia di euro, devi dire al Sindaco che le “boffe”, seppur morali, se li vada a pigliare lui con l'aggiunta di manifestare un barlume di rispetto per le poche risorse del Comune frutto di notevoli sacrifici dei cittadini di Partinico.

Toti Costanzo

domenica 8 marzo 2009

FELLONI, A ME LA SCOPA

Le grida arrivarono fino a via Cappellini dove in zona dimora lo zio di Sal, Crispi, che avvertito si precipitò temendo per il nipote del cuore, dopo avere però sganciato il forcone ereditato dal nonno che l’ebbe in dono, come la maggior parte dei partinicesi, dai Cistercensi che distribuirono per primi la terra ai contadini e successivamente utilizzato nei momenti storici quali, ad esempio, l’arrivo di Garibaldi con i Borboni cacciati, appunto, a furcunati. Rocco arrivò per primo e con i suoi Vigili, ma non poté varcare l’accesso al Palazzo perché sprangato dall’interno. Giangrande presentatosi con i suoi “lanciò” le scale scorrevoli fin sopra il soffitto alla ricerca di un varco. Il passaggio casuale ma provvidenziale di un dipendente comunale andato in pensione negli anni ’70, segnalò la presenza sul tetto di un boccaporto che portava direttamente presso la Sala degli specchi dimora del Sindaco. Un boccaporto sconosciuto ai più ma di cui si servivano alcuni dipendenti comunali incalliti viziosi che da quel passaggio, ed utilizzando una scala secondaria, dopo aver lasciato giornale e cappello nell’ufficio per giustificare una presenza, erano soliti fare visita ad una gentile signora denonimata “la biondina“ che organizzava matiné e, come si suoleva dire, teneva sonu. Tenere sonu era un modo convenzionale utilizzato dai fedigrafi che avevano scarsa dimestichezza e con il lavoro ma soprattutto con i doveri coniugali. Un pò come quanto è successo di recente con l’Istituto dei sordomuti che faceva “da copertura” ad una confortevole garçonnier alla faccia nostra e dei contribuenti. Dall’interno le voci, intanto, arrivavano, fino al bar Montreal mentre un terribile trambusto provocato da spostamenti rapidi di sedie e tavoli creavano quell’atmosfera che si realizza all’interno di una nave quando si ha mare forza nove e cioè di suppellettili che si spostano con grande velocità da un lato all’altro provocando scricchiolii delle pareti e paure. Passi veloci si udivano come di inseguimenti o, ancor meglio, come di una caccia all’uomo. ”Felloni, felloni che non siete altro. Voi mi volete far fare la fine del sorcio ma vaviti a manciari l’uvita. Voi mi volete togliere l’onore, il segno del mio potere che è la scopa, ma io vi manciu ‘u cori. A me la scopa, a me lo straccio, a me il pulilampo”. Il riferimento era chiaro a quanto avvenuto ieri mattina presso la piazza IPSIA e che aveva visto protagonisti, al solito, Bart, Jhonny e Kate che, appunto con scopa, stracci e pulilampo, avevano ripulito tutto reiterando la sceneggiata della pulizia della vasca del burdillicchio che aveva consentito ad Antrea di potere sbeffeggiare l’Assessore del quale fu detto “cé e non c’é “ come quando da ragazzini giocavamo a tivitti. Rocco e Giangrande rompono gli indugi e irrompono scardinando la porta. La scena che si presenta ai loro occhi non si potrebbe raccontare ma per amore del diritto all’informazione, dobbiamo. Nardo, con fascia spugnosa asciuga sudore che circondava la sua nuca di attempato tennista, teneva stretto tra i denti un coltello da sub, nella mano destra un marruggio e nell’altra faceva roteare un pericoloso “martello” (attrezzo in uso nell’atletica leggera di cui è stato anche esperto un giovane consigliere comunale) inseguendo, di volta in volta, Bart, Jhonny e Kate. Bart, novello Yuri Chechi, con rincorsa e spinta volteggiò sopra tre sedie ed un tavolo atterrando sul lungo divano posto ai lati dell’ingresso nella Sala degli specchi. Da lì, rimbalzando, trovò prima rifugio dietro il busto di Vittorio Emanuele e poi con un semicarpiato arrivò fin sotto il tavolo da lavoro (si fa per dire) di Sal. Jhonny, che si faceva sempre più nicu nicu e chiamando sempre ad intermittenza “mammaaaa” si nascondeva dietro il Sindaco che tentava con ogni espediente di frenare l’irruenza da un fiume in piena di Nardo. Di Kate, che sicuramente era presente, non c’erano inspiegabilmente, tracce. Rocco alzò, casualmente, lo guardo verso il soffitto e si accorse che restava pericolosamente aggrappata al lampadario. Come ebbe a fare resta un mistero per tutti. Rocco e Giangrande si misero, come si suole dire, ‘nto menzu. Arrivò pure la materna Benina. Chiamarono Peppe che teneva Bart sotto controllo. Si addivenne, dopo lunga e difficile trattativa, ad un accordo: una manifestazione alla presenza di tutte le autorità civili, militari e religiose durante la quale a Nardo venivano consegnate ufficialmente scopa, straccio e pulilampo accompagnati da un simbolo in minitura oro 18, l’emissione di un francobollo e, quale risarcimento danni morali, consentirgli il 2 giugno in occasione della festa della Repubblica, di ripulire da solo tutti i monumenti cittadini, compresa la fontana degli otto cannoli in fase di restauro. In questo impegno si farebbe anche ricorso ai buoni uffici e alla collaborazione di Giacomino dell’ATO (A mmia Tutti l’Ossa) mentre si firmò un protocollo per cui si dava a Bart e Jhonny la possibilità, a loro scelta, di presidiare a turno villa Falcone e villa Margherita.

Per consolare Kate le fu promessa l'assunzione di una comandante della Polizia municipale con la quale avere almeno qualcosa di cui parlare.

Nelle matinate Rocco, non potendone fare a meno, aprì e chiuse però velocemente un verbale (come quando la buonanima di don Nitto apriva e chiudeva i concerti della fanfara dicendo con fare deciso: “Picciò, una larga, una stritta, tri e tri” ) ed emettendo una contravvenzione nei confronti di Nardo soltanto per “sciamazzi notturni”. Giangrande, suo malgrado, dovette relazionare al Comando provinciale, Crispi fu convinto a ritornare a casa e rimettere a posto il forcone mentre la piazza e il Palazzo restavano presidiati da una serie di papanzichi, che non vollero andare a dormire se prima il Presidente della protezione civile non li avesse ufficialmente inquadrati nell’Associazione di volontariato. In questo modo, anch’essi, davano senso e scopo alla loro presenza. Quando sorse il sole Partinico si presentò quale quella di sempre cioè: ieri più di oggi e meno di domani.

Sala Rossa

martedì 3 marzo 2009

MENTRE LINO STURIA, A' POLICENTRU PIGGHIA 'A VIA!

Cosa ne pensate di Leonardo da Vinci? Una domanda, la nostra, ai limiti della banalità considerato che di Leonardo tutti possiamo convenire ed essere d’accordo con la descrizione che ne fece tal Anonimo Gaddiano nel 1542 e che sostanzialmente dice così: ”Fu tanto raro ed universale…Assai colse in Matematica et in Prospettiva non meno, et operò di Scultura, et in Disegno passò di gran lunga tutti gli altri. Hebbe bellissime invenzioni…fu nel parlare eloquentissimo et raro Sonatore di lira.... e fu valentissimo in tirare et in Edilizia d’acqua e tanti altri ghiribizzi né mai co l’animo suo si quietava ma sempre con l’ingegno fabbricava cose nuove”.
Dunque, come è noto, Leonardo fu inventore, progettista, costruttore, ingegnere, suonatore, buon parlatore, scultore, pittore e tante altre cose ancora. In una parola: un genio.
Ma perché si cita Leonardo? E a che proposito?
Bisogna sapere che noi incalliti e un pò decrepiti comunisti ci commuoviamo sempre quando siamo in presenza di uno scritto che tesse le lodi dell’Uomo e ne magnifica gli intendimenti. Ad esempio, quante volte abbiamo pianto e gemito davanti le gesta di Federico II,Alessandro Magno, Carlo Magno.E quanto abbiamo sospirato e pianto soprattutto per le gesta di Magno Magno. Quest’ultimo, personaggio scoperto da Pinuzzu che lo presentò in un memorabile servizio giornalistico e ora molto conosciuto nelle nostre lande, nacque dall’innesto di un insieme di ex diccì che davanti al disastro della seconda Repubblica ora gridano a gran voce: ”Tu riciamu nuatri cà era megghiu ‘u tintu canasciutu ca ‘u bbonu a canusciri?” (traduzione: vi potevate tenere noi), è stato preso a modello dai tanti giovani concittadini che, in un modo e in un altro, dopo essersi intrufolati di riversu quagghiu nella “politica” e al grido di “giovani è bello!”, del Comune stanno per sucarisi puru ‘a micciusa.
Qualcuno con fare e dire plebeo sostiene che, alla fine, non lasceranno nemmeno i chiodi appesi alle pareti. Ovviamente a Partinico c’é sempre quello che deve eccedere nei giudizi esagerando, come sempre si esagera nella nostra città, anche se un filo di verità c’è sempre. Infatti non pensate che “Sal and seven company” stiano esagerando con le tasse sull’acqua, sui rifiuti, sull’addizionale, sui panini dei bambini, sui vecchietti ospiti nella casa di riposo ai quali a detta del popolo ci stannu sucannu puru ‘u sangu? Si esagera, ma intanto si apprende da Pino tiggei, e tanto per continuare una tradizione, che anche a Sal hanno pignorato ‘u tavulinu (“Quant’è bella, quant’è bella ‘a città ‘i pulicinella”). Pare, per non aver pagato i detersivi. Per cui l’avvenimento ci ricorda un precedente degli anni ’60 quando in un memorabile comizio ‘o tiatrinu l’onorevole Mimì Bacchi denunciò lo spreco di sapone che si consumava presso l’allora “vecchio” ospedale di Largo casa Santa le cui spese erano a carico del Comune di Partinico. L’onorevole, con la foga e la verve che lo contraddistingueva, ebbe ad esclamare: “Ma come è possibile davanti ‘a grascia ru paisi, ca’ sulu ‘o spitali si lavanu da’ matina ‘a sira?” Apparve a tutti evidente che qualcuno degli amministratori d’allora, sul sapone, ci facia ‘a fava! Il che non significa che a distanza di decenni, mutatis mutandis….
Dunque ritorniamo a Leonardo e scopriamo una cosa che ci ha fortemente emozionati costringendoci a rivedere i nostri pressappochitici giudizi, le nostre volgari illazioni, l’avere pensato per un sol attimo che tutti i “poteri economici” sono gli stessi, che tutti “i padroni” sono gli stessi. No, non è così e noi, come al solito, 'nni pigghiamu a’ solita cantunera di pettu! Ecco perché nessuno ci vota più perché, come si suole dire, unni nzirtamu una!!
Ma trascriviamo lo scritto che ci sorprese, ci commosse, piegò le nostre certezze.
Leggiamo ad alta voce: ”Ogni impresa dell’uomo si ispira nel suo realizzarsi ad un modello. La ricerca instancabile del miglioramento è il motore del progresso, la forza che spinge l’uomo verso traguardi sempre più grandi. Grazie alla volontà, ai suoi sforzi i desideri dell’uomo tutti i suoi desideri con il tempo si realizzano….E quando abbiamo pensato di dare personificazione all’ingegno, è venuto spontaneo ispirarci ad un maestro che ha rappresentato la genialità umana nel suo pieno dispiegarsi: LEONARDO DA VINCI. Di Leonardo vorremmo cercare di imitare, con umiltà e rispetto, lo spirito che ha animato ogni sua opera: la volontà di osservare ed interpretare la realtà, la ricerca di una dimensione razionale delle cose e dei sistemi, il pragmatismo ma nello stesso tempo l’immaginazione e la capacità creativa. Questo è il patrimonio che Leonardo ha lasciato al mondo, da questo anche GRUPPO POLICENTRO trae forza ed ispirazione ”.
Lo avreste mai creduto? Non è sublime questo scritto? Non esalta la capacità dell’homo novus che Leonardo incarnò e che ha ispirato il personaggio di cui immediatamente diremo?
Non ci crederete, siamo sicuri che ci darete dei visionari, che siamo i soliti comunisti mistificatori e violentatori della verità. Ebbene sì questo scritto porta la firma di
LINO IEMI Presidente del GRUPPO POLICENTRO.
Lino Iemi il mastino del Nord, il manager dal piglio decisivo, la forza della volontà realizzatrice, il dinamico manager che va e viene da Partinico come quando noi andiamo e veniamo da Ciammarita,che lascia la mafia fuori dalla sua porta. LINO IEMI ,l’uomo verso il quale si sono inchinati frotte di amministratori, pseudo tali, arrivisti, opportunisti, mistificatori, speculatori, truffaldini, scagnozzi, profittatori, acchiappa cosi ‘nta llariu e, perfino, qualche cane di bancata, havi 'ncurpuratu Leonardo Da Vinci e a lui si ispira.
Chi l’avrebbe mai pensato e detto? Lino il duro, dall’animo leonardiano!Lino il bulldog della nordica Brianza capace di modellare, cesellare e, chissà, forse di nascosto come Leonardo, suonare la lira (sì, la LIRA forse la suona bene!) oppure la chitarra e cantare “O mia bela Madunina..”
Tuttavia ci si consenta almeno una considerazione strettamente personale: ma voi pensate che Leonardo per progettare un’opera, seppur eccelsa, vi avrebbe impiegato come Lino ALMENO DIECI ANNI? Cu stu passu mentre ‘u mericu Lino sturia, 'a Policentru pigghia a via!
E dunque? Dunque mentre Lino va e viene da Partinico e incontra tutti compresi chiddi 'mmiscati cù nenti (la stragrande maggioranza) il Giornale di Sicilia di Sabato 28 febbraio pubblica un avviso di SICILIA OUTLET VILLAGE che ricercava una serie di figure professionali da utilizzare nella struttura che sta sorgendo nel Comune di AGIRA (Enna) in una posizione quasi al centro dalla Sicilia e che servirà una clientela potenziale di 3 milioni di acquirenti. Agira è a meno di un’ora da Palermo, Catania, Ragusa, Siracusa, Agrigento, Enna e Caltanissetta.Agira 25mila mq. di coperto ,2200 posti-macchina, 100 boutiques con punti di ristoro,2 alberghi.
E il nostro Outlet partinicese? E le nostre migliaia di posti di lavoro? E il nostro sviluppo, il nostro Eden, il sogno di mezza estate di Enzucciu Briganò e di una serie infinita di allocchi?
Una cosa,però, è certa: o i siciliani vanno ad Agira o a Partinico.
E i siciliani sceglieranno , intanto, Agira che comunque apre prima ed é sicuramente più vicina . E poi si viri!
Sala Rossa