mercoledì 21 gennaio 2009

NEL RICORDO DI COLA GERACI, COMUNISTA

Domani ricorre il 25° anniversario della morte del compagno COLA GERACI del quale, come comunisti, ci sentiamo anche eredi. Eredi di un'idea di libertà, del sentimento legittimo della ribellione nei confronti dei potenti, dei prepotenti, degli arroganti e soprattutto della mafia che Cola disprezzava rappresentando, i suoi uomini, il parassitismo, il profittarsi, il condizionamento dell'uomo sull'uomo.
Cola Geraci era un uomo del popolo e di questo ne interpretrava le esigenze, ne raccoglieva gli umori e ne canalizzava la protesta.
Fu per tanti anni Consigliere comunale del Partito Comunista Italiano dentro il quale Consiglio portò sempre le istanze dei più deboli, voce libera e priva di condizionamenti. E vi portò anche la sua ironia, la sua irriverenza, il suo sarcasmo nei confronti di quanti, in quel momento, amministravano la città e, dunque, rappresentavano il Potere locale.
Mai irregimentato all'interno di schemi precostituiti del Partito, spesso in contrasto con quanti lo guidavano in quel contesto storico e di cui non ne condivideva le indicazioni o, a volte, anche le imposizioni si legò, soprattutto, ai giovani compagni che subivano il fascino della sua oratoria capace di riempire le piazze attente e interessate ad ascoltare la voce di un siciliano ribelle, spesso dissacratore ma che riusciva a toccare le corde più intime ed i sentimenti più profondi.
Cola fu per tanti comunisti il compagno per antonomasia, il combattetente irriducibile che gli avversari rispettavano ma che pur temevano, un punto di riferimento per tanti che nel Partito comunista approdarono anche in ragione della presenza di un capopolo come lo fu Cola Geraci che ti infondeva forza, determinazione, orgoglio dell'appartenenza.
Quando ci lasciò quel 22 gennaio di 25 anni dopo una rapida quanto inaspettata malattia, lui che aveva sempre vissuto libero, a contatto con la terra e con il mare e, dunque, appariva incrollabile, eterno, lasciò un vuoto profondo in tanti di noi che con la sua scomparsa vedevano la fine di un'epoca politica che ci aveva visti avversari intransigenti ed irriducibili di tanti di coloro che, usando il potere, uccidevano non solo la speranza ma soprattutto umiliavano le coscienze, toglievano la dignità a quanti del potere avevano necessità per vivere o anche per sopravvivere.
Se lo ricordiamo oggi non é solo per il rispetto che si deve ai compagni che hanno fatto la storia dei comunisti partinicesi ma perché, ancora ad oggi, gli siamo riconoscenti come si é riconoscenti verso un padre che ci ha dato ed insegnato tanto.

I COMPAGNI E LE COMPAGNE DEL PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA DI PARTINICO

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